Vardy e una carriera tra cadute e trionfi: "Se mi chiedeste di rifare tutto, non lo rifarei"

07 Maggio 2026 - 14:46
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L'attaccante della Cremonese, Janie Vardy, ricorda: "Non ho nessun rimpianto, ma è stata dura. Penso di essere stato un'eccezione".

Il suo nome sarà per sempre legato ad una delle più grandi imprese calcistiche dei tutti i tempi, ovvero la conquista del titolo di campione d'Inghilterra da parte del Leicester, ma la carriera e la vita calcistica di Jamie Vardy è stato anche molto altro.

Una favola fatta di exploit, cadute e di un'incredibile ascesa che lo ha portato in pochi anni dal calcio dilettantistico alla Nazionale inglese, che Netflix ha deciso di raccontare dedicandogli uno dei suoi documentari della famosa serie 'Untold'.

Vardy, dopo la prima proiezione che si è tenuta a Londra, ha parlato di quella che è stata una scalata quasi senza precinti.

"ADESSO VOGLIO SOLO DIMENTICARE IL CALCIO"

Vardy la scorsa estate si è legato alla Cremonese per vivere la sua prima esperienza lontano dall'Inghilterra ed oggi con la sua squadra è ancora impegnato nella lotta per non retrocedere.

"A dire il vero, non ho il tempo per riflettere. La stagione sta per finire e vorrei solo dimenticarmi del calcio. Ho bisogno di staccare la spina e di tornare alla normalità".

"IL CALCIO E' MICIDIALE"

"Il calcio è micidiale, sia dal punto di vista fisico che mentale. Una vera e propria tortura per il corpo e la mente, quindi vorrei solo dimenticarmene completamente. Ovviamente mi piace ancora, se non fosse così non giocherà più".

LA CADUTA E LA RISALITA

Quella di Vardy non è stata una carriera lineare. Mentre giocava per lo Stocksbridge PS, a causa di una rissa in un pub, venne condannato ad indossare per circa sei mesi una cavigliera elettronica e a tornare a casa non oltre le 18,00. Una cosa questa che lo costringeva spesso a lasciare prima allenamenti e partite.

Nel corso del documentario si parlerà anche dei problemi che l'attaccante ha avuto con l'alcol, e di come in più occasioni la sua carriera sia stata anche ad un passo dalla conclusione.

Questi sono stati solo alcuni degli ostacoli che però non lo hanno frenato nella cavalcata che lo ha portato a vincere da capocannoniere il titolo della Premier League con il Leicester e a diventare uno degli attaccanti della Nazionale inglese.

"Non so se avrei potuto ottenere di più con la Nazionale, non lo sapremo mai. Vuoi sempre giocare per il tuo Paese, ma dal punto di vista mentale è stato difficile. Le cose sono cambiate con l'arrivo di Southgate, prima di allora restavamo chiusi in camera tutto il giorno. Ricordo che dopo i Mondiali puntavo solo a proteggere il più possibile le mie gambe per prolungare al mia carriera e, visto che gioco ancora, è stata ovviamente la scelta giusta. Quando le mie gambe mi diranno che è abbastanza, allora sarà finita".

"SONO STATO UN'ECCEZIONE"

"Oggi mi sveglio, mi alleno e poi si ricomincia. Do il massimo che posso perché amo ancora il calcio, altrimenti non lo farei. Penso di essere stato per fortuna un'eccezione, un qualcosa che non accadrà di nuovo, ma è stata davvero dura".


"NON LO RIFAREI DA CAPO"

"Non sono normale, il mio modo di fare le cose non lo è. E' stata dura, ma ne è valsa la pena. Non ho alcun rimpianto, ma se mi chiedeste di rifare tutto da capo, non lo rifarei".

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