Vertice Nato al via ad Ankara, l’Italia risponde coi fatti: Meloni porta il piano italiano per la difesa comune. Ecco cosa c’è sul tavolo

Vertice Nato, al via oggi il “summit della verità” ad Ankara: l’Italia si siede al tavolo snobbando provocazioni e meme di Trump e rispondendo con i fatti. Un silenzio e un pragmatismo politico-diplomatico che pesa quanto una risposta. Da settimane la linea di Palazzo Chigi è chiara: non replicare colpo su colpo alle uscite estemporanee del presidente Usa. E anche stavolta il governo di Roma sceglie il più classico dei no comment davanti all’ultimo affondo del tycoon alla premier del meme pubblicato nelle scorse ore (alla vigilia dell’incontro) su Truth.
Vertice Nato al via, Meloni ad Ankara: ecco cosa c’è sul tavolo
L’exploit del capo della Casa Bianca arriva alla vigilia del summit Nato di Ankara, dove Trump si appresta a richiamare all’ordine i partner europei sulle spese per la difesa. Ma l’Italia non si fa intimidire dalle provocazioni social. E risponde con il pragmatismo dei numeri. Oggi Meloni porterà al tavolo l’impegno a un incremento delle spese militari dello 0,55% del Pil entro il 2028. Fonti italiane precisano che il dato complessivo sarà pari al 2,8% del Pil: il 2,09% derivante dalle spese core e lo 0,71% (circa 15 miliardi) destinato a sicurezza energetica, cybersicurezza e protezione delle frontiere. Una quota destinata a salire, senza subire diktat o accelerazioni immediate verso il nuovo schema Nato.
Un vertice delicato come non mai, quello di oggi e domani in Turchia, che si tiene in un contesto caratterizzato dalla guerra in Ucraina, dalle conseguenze del conflitto tra Stati Uniti e Iran, dalle crescenti richieste americane di una maggiore assunzione di responsabilità europea e dalle tensioni sulla futura presenza militare statunitense nel continente.
Un vertice complesso, dagli equilibri delicati
La premier Meloni parteciperà questa sera alla cena ufficiale offerta dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan ai leader presenti, mentre domani (mercoledì 8 luglio) prenderà parte alla sessione di lavoro dei 32 Paesi membri della Nato, insieme ai vertici dell’Unione europea e agli ospiti internazionali, tra cui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Sul tavolo, al centro del confronto internazionale, l’aumento degli investimenti nella difesa, il rafforzamento della produzione industriale militare, la prontezza operativa e il sostegno blindato e a lungo termine all’Ucraina. Con l’obiettivo del 5% del Pil destinato alla difesa entro il 2035, sostenuto con forza dagli Stati Uniti, che sarà uno dei principali parametri su cui verranno declinati i progressi dei singoli Paesi.
Tajani: «Siamo avanti nel raggiungimento degli obiettivi. E non perché lo chiede Trump»
A blindare la postura ferma e autorevole dell’Italia è il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: «Non si annullano storia e tradizioni per una dichiarazione estemporanea», taglia corto, rivendicando che Roma si presenta ad Ankara a testa alta. «Siamo avanti nel raggiungimento degli obiettivi. E non perché lo chiede Trump». Per Tajani, la difesa comune è l’unica via per un’Europa forte e autorevole, un pilastro europeo che irrobustisca la Nato da pari a pari con quello nordamericano: «Chi crede davvero nella libertà sa che va difesa. Mi stupisce chi, a sinistra, non capisce che la sicurezza è condizione della democrazia».
Vertice Nato, difesa, spese militari e Ucraina: i dossier al centro del summit
Ad Ankara, come detto nell’incipit, definito dai diplomatici il “summit della verità”, tensione e aspettative riposte nel vertice sono concrete. Mentre lo zar Vladimir Putin bombarda barbaramente Kiev con droni e missili cercando di ipnotizzare la Casa Bianca, gli europei tirano dritto sul sostegno all’Ucraina. Volodymyr Zelensky sarà presente per incassare la solidarietà alleata e blindare l’intensificazione degli attacchi strategici sul territorio russo.
I numeri della discussione, d’altronde, parlano chiaro: il Segretario Generale Mark Rutte stringe i freni sull’industria bellica transatlantica, e chiede piani credibili verso i nuovi target di investimento, indicando come priorità quella di trasformare gli impegni politici in capacità militari reali, accelerando sia la produzione di armamenti sia l’integrazione industriale tra gli Alleati. Europa e Canada spendono già in media il 4% tra difesa e sicurezza, ma Washington esige di più, minacciando sanzioni per i non allineati. L’Italia, con la forza della sua stabilità e dei suoi investimenti reali, dimostra ad Ankara che la sicurezza nazionale non è un gioco da social network.
L'articolo Vertice Nato al via ad Ankara, l’Italia risponde coi fatti: Meloni porta il piano italiano per la difesa comune. Ecco cosa c’è sul tavolo sembra essere il primo su Secolo d'Italia.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)