Vertice Usa sul “terrorismo rosso”, l’Italia manda Molteni. Le opposizioni: “Meloni subalterna a Trump”

13 Luglio 2026 - 11:20
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Sarà il sottosegretario all’Interno della Lega Nicola Molteni, salvo cambiamenti dell’ultima ora, a rappresentare l’Italia al vertice convocato a Washington dall’amministrazione americana sul tema della presunta “rinascita del terrorismo transnazionale di estrema sinistra”. La decisione di Palazzo Chigi arriva dopo un iniziale orientamento contrario filtrato dalla Farnesina e dopo l’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha scelto comunque di non lasciare vuota la delegazione italiana, affidandola però a un esponente di governo di secondo livello e non a un ministro.

Una soluzione di equilibrio che non ferma lo scontro politico. Per le opposizioni, infatti, il punto non è soltanto il rango della delegazione, ma la scelta stessa di partecipare a un’iniziativa considerata vicina alla linea dell’amministrazione di Donald Trump.

Al centro del vertice c’è uno dei temi più controversi della politica interna americana: la galassia degli “antifa”, termine con cui negli Stati Uniti vengono indicati gruppi e movimenti dell’area antifascista, spesso privi di una struttura organizzata e molto diversi tra loro, dalle proteste contro le politiche sull’immigrazione ai movimenti universitari fino alla sinistra radicale. Trump, già durante il primo mandato, aveva indicato gli Antifa come uno dei principali bersagli politici e lo scorso anno li aveva definiti, attraverso un ordine esecutivo, una “organizzazione terroristica interna”, una classificazione che non trova un equivalente nell’ordinamento europeo.

Le reazioni delle opposizioni

Secondo le ricostruzioni del Washington Post, gli inviti al summit sarebbero arrivati con poco preavviso a oltre sessanta Paesi, spingendo molti governi a mantenere un profilo prudente con una presenza diplomatica. La scelta italiana di inviare un rappresentante politico ha invece aperto un fronte di polemica.

“Dopo il berretto di Antonio Tajani al Board of Peace, ecco una nuova indecorosa missione fuori porta per raccogliere altri gadget elettorali made by Maga”, attacca il deputato del Partito Democratico Enzo Amendola.

Durissimo anche Riccardo Magi, segretario di +Europa: “Se il governo italiano fosse serio e con la schiena dritta direbbe con chiarezza a Rubio che oggi non esiste un pericolo rosso transnazionale e che per le democrazie liberali è ben più forte il pericolo eversivo rappresentato dall’involuzione illiberale degli Usa di Trump”.

Per Magi, il summit sarebbe “l’ennesima iniziativa di propaganda dell’amministrazione Trump che strumentalizza sicurezza e azione antiterrorismo ai fini dello scontro politico interno”. E aggiunge: “Il governo dovrebbe ripensarci e non partecipare all’ennesimo show propagandistico, asservendosi ancora a chi solo pochi giorni fa chiedeva per il presidente del governo italiano un ordine restrittivo”.

Dalla stessa linea arriva il Movimento 5 Stelle. La senatrice Alessandra Maiorino parla di una scelta “inquietante” e sostiene che “conferma l’affinità ideologica tra Meloni e Trump, un disperato tentativo della premier di rientrare nelle grazie del presidente americano anche a costo di sposare il modello fascistoide trumpiano”.

Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, affonda: “La decisione del governo Meloni di inviare un sottosegretario al vertice convocato dagli Stati Uniti contro il cosiddetto terrorismo rosso è molto grave”. E aggiunge: “Il terrorismo deve essere combattuto in tutte le sue forme, ma qui non siamo di fronte alla lotta al terrorismo: siamo di fronte a una guerra dichiarata contro il dissenso”.

Le opposizioni chiedono inoltre chiarimenti sulle presunte richieste arrivate dall’amministrazione americana, nei mesi scorsi, su gruppi e associazioni della sinistra italiana. Italia Viva, con il senatore Enrico Borghi, parla infine di una “costante subalternità” nei confronti di Washington: “Non è così che il governo italiano potrà sperare – o sognare? – di tornare agli antichi fasti del presunto ponte tra l’Europa e gli Stati Uniti”.

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