Villa Tellaro ed Eloro, la storia emerge dagli scavi. Figura:”Un immobile per i reperti”

28 Luglio 2026 - 21:40
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Villa Tellaro ed Eloro, la storia emerge dagli scavi. Figura:”Un immobile per i reperti”

Questa mattina, presso la sede della Soprintendenza Beni culturali di Siracusa, in Piazza Duomo 14, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione dei risultati delle campagne di scavo appena concluse presso il sito archeologico di Eloro e la Villa romana del Tellaro, a Noto. Le ricerche sono state promosse dal Parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai, nell’ambito di convenzioni di studio con l’Università del South Florida e l’Università di Messina.

Erano presenti il direttore ad interim del Parco, ing. Antonino Lutri, il sindaco di Noto, Corrado Figura, e i co-direttori scientifici delle ricerche: la dott.ssa Rosa Lanteri, già dirigente della U.O. 2 del Parco, il prof. Davide Tanasi (South Florida University) e la prof.ssa Caterina Ingoglia (Università di Messina).

Il Parco archeologico ha ricordato come tra i propri compiti istituzionali rientri la ricerca scientifica, portata avanti negli ultimi anni grazie al lavoro congiunto con la Soprintendenza e attraverso circa venti convenzioni con Università ed enti di ricerca italiani e stranieri. Le attività di scavo sono state precedute, negli anni scorsi, da ricerche d’archivio – rese possibili anche grazie all’accesso agli archivi fotografici e storici della Soprintendenza – indagini di remote sensing e revisione dei materiali custoditi nei depositi, molti dei quali ancora inediti.

La Villa romana del Tellaro

La campagna appena conclusa, nel giugno 2026, condotta dal Parco insieme alla University of South Florida sotto la direzione di Davide Tanasi e la co-direzione scientifica di Rosa Lanteri, rappresenta il coronamento di cinque campagne preliminari di ricerca multidisciplinare (2019, 2021, 2023-2025), durante le quali si sono svolte attività di telerilevamento, prospezioni geofisiche e revisione sistematica dei dati pregressi.

Lo scavo si è concentrato nei settori della villa mai indagati in precedenza, lungo il versante sud-orientale del sito, ed è stata completata l’indagine della zona residenziale, esplorando ambienti della parte nobile finora solo parzialmente conosciuti. L’analisi volumetrica e architettonica ha permesso di ricostruire la planimetria originaria del complesso, attraverso lo studio dei sistemi di accesso, della circolazione interna e dell’articolazione su più piani della struttura.

Tra le scoperte più rilevanti, un nuovo pavimento a mosaico con motivi geometrici, che amplia il programma decorativo noto della villa, e una scala di accesso a un piano superiore, che ha chiarito per la prima volta l’articolazione dell’edificio su più livelli. Di grande rilievo anche il ritrovamento di un’installazione produttiva per la preparazione della malta – comprendente una fornace in eccezionale stato di conservazione, una calcara e un silos per lo stoccaggio del calcare – e il recupero di un frammento di statua panneggiata, che arricchisce il repertorio scultoreo del sito, finora sconosciuto.

Le evidenze stratigrafiche hanno inoltre rivelato una precedente fase di occupazione greca, databile tra la fine del VII e gli inizi del V secolo a.C., e confermato l’importante frequentazione della villa in epoca tardo antica, tra il V e il VII secolo d.C., smentendo le ipotesi precedenti secondo cui la villa sarebbe stata distrutta e mai più ricostruita dopo la metà del V secolo. A ciò si aggiunge la documentazione, del tutto inedita, di una rioccupazione di spazi della pars rustica della villa tra il IX e l’XI secolo d.C.: un risultato di straordinario valore storico, che ridefinisce la vita del sito ben oltre l’epoca dei suoi celebri mosaici.

La campagna di scavi a Eloro

Anche in questo caso lo scavo è stato preceduto da attività di remote sensing, curate dal Parco in collaborazione con l’Università del South Florida: le indagini geofisiche hanno permesso di elaborare, senza scavare, una pianta dettagliata delle anomalie compatibili con i resti sepolti.

Con la campagna appena conclusa, dopo oltre quarant’anni, il Parco archeologico di Siracusa ha riavviato la ricerca sul campo a Eloro, affidandola, tramite convenzione, all’Università di Messina, che dal 3 giugno al 3 luglio ha condotto la sua prima campagna di scavi scientifico-didattici sotto la direzione della prof.ssa Caterina Ingoglia e, per il Parco, della dott.ssa Rosa Lanteri. Allo scavo hanno partecipato con entusiasmo studenti e dottorandi siciliani e non, molti già coinvolti negli ultimi tre anni in attività di ricerca su materiali degli scavi degli anni ’50 e ’60 mai studiati prima, oltre agli studenti della University of South Florida, impegnati nella documentazione grafica sotto la guida del prof. Davide Tanasi.

Lo scavo ha riportato alla luce, a pochi centimetri di profondità dal piano di calpestio attuale, un’area abitativa di età ellenistica/tardoellenistica mai indagata, di particolare interesse anche per la verifica del limite settentrionale dell’area sacra del cosiddetto Asklepieion, il santuario di Asclepio. Si tratta di un gruppo di otto ambienti – sei vani di forma rettangolare e trapezoidale e due corridoi, uno dei quali affacciato su un portichetto – la cui destinazione sarà chiarita dalle attività di post-scavo già avviate. Lo studio delle stratigrafie e delle tecniche murarie ha permesso di individuare tre fasi costruttive distinte. Un vano trapezoidale, in particolare, fu sigillato al momento del suo abbandono da una fitta discarica di tegole e frammenti di pavimentazione in cocciopesto, all’interno della quale è stato rinvenuto anche un equide, deposto al termine di un rito di dismissione di cui sono state individuate le tracce.

La ripresa degli scavi apre una nuova stagione di ricerca per l’area archeologica di Eloro, insediamento nato nell’VIII secolo a.C. e ancora poco conosciuto dalla comunità scientifica, nonostante l’attenzione ricevuta già a fine Ottocento da Paolo Orsi e il ritrovamento nel tempo di importanti evidenze monumentali, come il teatro. L’aggiornamento della ricerca archeologica si pone dunque come attività indispensabile per il Parco, in vista di una fruizione futura ragionata, razionale e sostenibile del sito.

La proposta del sindaco Corrado Figura

In conferenza stampa il sindaco di Noto ha dichiarato: “Questo nuovo attivismo di ricerca archeologica è importante per lo sviluppo culturale della nostra comunità e del nostro territorio. Ho lanciato l’idea di esporre i reperti archeologici e anche i mosaici del Tellaro a Noto, in un immobile messo a disposizione dal Comune, per dare maggiore sinergia a questi siti culturali, per creare una rete culturale e dare la possibilità, ancora di più, di far conoscere i nostri reperti archeologici, la cultura della nostra comunità e la storia del nostro territorio.

Mi auguro che questa idea possa essere accolta, e sono convinto che lo sarà, grazie alla sinergia con il Soprintendente, ingegner Lutri, e con il Parco archeologico, nella persona della dottoressa Lanteri.

Un ringraziamento va anche alla dottoressa Ingoglia, professoressa dell’Università di Messina, e al professor Tanasi dell’Università del South Florida, che con queste ricerche ci hanno dato l’opportunità di mettere ancora di più in evidenza e di far conoscere nuove notizie riguardanti la storia della nostra comunità.”

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