Weah: "Al Milan c'è una pressione enorme, servono lavoro e pazienza. In Italia dovete ammettere gli errori. Non tutti nascono Lamine Yamal"
L'ex attaccante liberiano, Pallone d'Oro nel 1995, dice la sua sul momento del Milan.
La ricetta di George Weah per il Milan: "C'è bisogno di tempo e pazienza".
L'ex attaccante liberiano, in occasione di una partita a New York tra leggende italiane e vecchie glorie della MLS, ha concesso un'intervista a La Gazzetta dello Sport.
Tema portate il momento delicato e complicato della sua ex squadra, il Milan, che ha fallito la qualificazione alla prossima Champions League e ora è nel pieno di una rivoluzione.
ITALIA FUORI DAI MONDIALI
Prima però uno sguardo all'Italia, fuori dai Mondiali per la terza edizione consecutiva: "L'Italia è il Paese del calcio - commenta Weah -. La vostra è una tradizione storica, la più grande. Ma il calcio, come tutti gli sport, funziona così. Ci sono cicli, non ho una spiegazione da dare sui motivi, ma so che ci sarà di nuovo una grande Italia".
Senza Liberia e senza Azzurri, per chi farà il tifo il Pallone d'Oro del 1995? Il cuore sarà diviso a metà: "Tiferò per il Brasile di Carlo Ancelotti, la squadra che amavo fin da quando ero bambino. E ovviamente per gli Stati Uniti di mio figlio Timothy".
"PRESSIONE ENORME AL MILAN: CALMA E PAZIENZA"
Dall'Italia al Milan, cosa sta succedendo ai rossoneri?
"Come dicevo per la Nazionale italiana, il calcio è strano", inizia così l'analisi di Weah. Che prosegue: "Tutte le squadre si modificano, si evolvono. In generale è cambiato sicuramente il livello del campionato. Al Milan però resta una pressione enorme e va dato tempo ai giocatori di ambientarsi. Oggi c'è una squadra giovane a cui servono lavoro e tanta pazienza. Ci vuole calma, ma tornerà grande".
"IN ITALIA DOVETE AMMETTERE I VOSTRI ERRORI"
Al Milan manca un grandissimo centravanti, ma per Weah il problema non si riduce a questo e serve una lettura più ampia:
"Quanto ho appena detto valeva in realtà anche per me. Sono arrivato al Milan a 28 anni, se fosse successo prima probabilmente non sarei stato pronto. Ho conosciuto San Siro dopo anni al Monaco e al Paris Saint-Germain. Ero maturo e ho saputo cogliere l'opportunità. Altrimenti non so se ce l'avrei fatta".
Poi un consiglio al nostro calcio: "Questo dico agli italiani e a chi fa parte del vostro campionato: serve pazienza, dovete ammettere l'errore. Troppe volte vedo ragazzi messi in panchina dopo uno sbaglio. Ma non è così che funziona, va lasciato il tempo per lavorare e crescere. Non tutti nascono Lamine Yamal, non tutti sono subito fenomeni".
L'ESEMPIO DI TIMOTHY
Un concetto valido per Milan e Juventus, Weah porta anche l'esempio del figlio Timothy (ex bianconero):
"Ripeto: serve un sistema che faccia crescere, certi successi non nascono in un giorno ma derivano da un lungo processo. La fiducia è alla base di tutto: incoraggiate i vostri ragazzi, accompagnateli. E' quello che ho cercato di fare con mio figlio Timothy: prima di entrare nel settore giovanile del PSG è stato per anni al Gottschee, qui a New York. Poi sono arrivati i grandi club. Per emergere occorre avere più di una chance, questa è una generazione di calciatori e ragazzi che può avere una mentalità diversa".
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