Zerocalcare risponde sul caso Due spicci: “Non assumo né pago, ma potevo essere un alleato”

2 Giugnoe 2026 - 14:17
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Zerocalcare risponde sul caso Due spicci: “Non assumo né pago, ma potevo essere un alleato”

Zerocalcare rompe il silenzio sulle polemiche legate ai compensi dei lavoratori di Due spicci, la nuova serie uscita su Netflix. Michele Rech chiarisce di non occuparsi di contratti e pagamenti, ma dice di essere dispiaciuto perché nessuno gli avrebbe chiesto aiuto prima dell’esplosione del caso.

L’autore attacca la strumentalizzazione politica e apre a un confronto sul settore animazione

Zerocalcare risponde alle polemiche sui compensi e sulle condizioni dei lavoratori coinvolti in Due spicci, la nuova serie uscita il 27 maggio su Netflix. Michele Rech lo fa come spesso accade, con un video pubblicato su Instagram in dialetto romano, dopo giorni di accuse e discussioni online.

“Mi pare abbastanza evidente che io sono l’autore della serie: vuol dire che io faccio la parte creativa, scrivo la storia, disegno i personaggi, doppio le voci. Non sono io che assumo, decido o pago chi lavora la produzione. Non ho proprio accesso a quelle informazioni, sul budget, sui contratti”.

Rech spiega di non aver ricevuto segnalazioni dirette durante la lavorazione. “Le due o tre volte che ho incontrato qualcuno allo studio loro, nessuno ha mai esposto una lamentela o detto che stava lavorando in una situazione critica – ha aggiunto -. È ovvio che nei settori dove ti fanno i contratti per un progetto alla volta è molto difficile far valere i propri diritti e organizzare vertenze o mobilitazioni, perché giustamente uno c’ha paura che se passa per quello che pianta le grane dopo non lo richiamano a lavorare al progetto dopo. Ma proprio per questo, scusate, a me pare assurdo, se è vera tutta la situazione descritta nelle stories, che nessuno ha mai pensato di scrivermi e di chiedermi una mano”.

Il fumettista dice di essere rimasto colpito dal fatto che nessuno lo abbia coinvolto prima. “Mi dispiace – ha ammesso – che non hanno pensato che io potevo essere un alleato, perché potevo essere proprio io che sollevavo la questione. Solo che io non è che sono telepatico, se nessuno mi dice che ci sta un problema ma io che c…o ne so. Peraltro non penso di essere una persona particolarmente inaccessibile” e “pure gli animatori stessi una volta mi hanno contattato quando il comune ha chiuso la loro sede di Pisa e, quindi, chi ci lavorava doveva andare a fare tutto da casa oppure andare a Firenze, che è lontana. Mi hanno scritto e io mi sono messo a disposizione: gli ho detto facciamo un incontro pubblico a Pisa che metta al centro quella vertenza così se ne parla in città, poi sono loro che non mi hanno più risposto”.

Rech rivendica il proprio percorso nelle battaglie sociali e respinge l’idea di essersi tirato indietro. E ha ricordato: “mi sono accollato qualsiasi causa in questi anni, quando c’è stato bisogno ho pure fatto saltare il banco litigando con tutti, sono diventato la caricatura delle cause perse di ‘sto Paese, ma mo’ figurati se non lo facevo per una cosa che ha addosso il nome mio. Dopodiché io forse sono del 900, ma per me funziona che facciamo una riunione, mi spieghi e poi decidiamo come agire. Se adesso io mi trovo una mattina a commentare una serie di accuse da un carosello di stories anonime su Instagram mai sentite prima” con “il tutto strumentalizzato dagli sciacalli che la accollano a me” e “così possono fare cento articoli che mi rompono il c…o e con Gasparri che fa il giustiziere in Parlamento e poi vota contro il salario minimo, ma come c…o si fa così?”

Zerocalcare riconosce che le questioni aperte non riguardano solo la sua serie. “Detto questo – ha concluso Rech – molte delle cose che ho letto sono questioni reali che riguardano tutto il settore dell’animazione, anzi in realtà tutto il mercato del lavoro, perché non è che le partite IVA le hanno soltanto gli animatori. Penso sia giusto che queste istanze vengano discusse e portate intorno a un tavolo, ma io francamente non ho proprio idea di qual è la soluzione, se provare a strutturare un osservatorio sulle condizioni del lavoro nel settore oppure creare una forma di rating sui salari in modo che ci sia una specie di albo delle produzioni virtuose e di quelle di m…a. Non so manco se sta roba che dico è fattibile perché il dato surreale di tutta ‘sta discussione è che io non sono né un animatore né un produttore, però c’è una cosa effettivamente vera in tutto ‘sto delirio: io sono parte di questa filiera produttiva come qualsiasi autore, quindi penso che sia giusto che pure noi ci mettiamo a disposizione. Lo dico sperando che si accolli pure qualcun altro perché mi pare che agli altri nessuno gli chiede mai un c…o. Magari per una volta, ‘sto uso strumentale del nome mio sparato dappertutto porta pure a una cosa buona”.

Il caso resta così aperto su due piani. Da una parte la posizione dell’autore, che dice di non avere accesso a contratti, compensi e budget della produzione. Dall’altra le condizioni di chi lavora nell’animazione, settore fatto spesso di contratti a progetto, partite Iva e rapporti frammentati. Zerocalcare si mette a disposizione, ma chiede che il confronto passi da una discussione diretta e non solo dalle polemiche sui social.

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