22 giugno 1633 – Il giorno in cui Galileo Galilei (forse) pronunciò una frase divenuta famosa
Ci sono giorni in cui la storia sembra fermarsi. E poi ce ne sono altri in cui, pur tra sconfitte apparenti, prende slancio verso il futuro. Il 22 giugno del lontano 1633 appartiene a questa seconda categoria. In una sala del convento di Santa Maria sopra Minerva, nel cuore di Roma, il grande scienziato Galileo Galilei fu costretto dall’Inquisizione ad abiurare le proprie convinzioni astronomiche.
La celeberrima abiura
Davanti ai giudici ecclesiastici, l’uomo che aveva rivoluzionato il modo di osservare il cielo dovette rinnegare pubblicamente la teoria copernicana secondo cui la Terra non occupa il centro dell’universo, ma ruota attorno al Sole. Era la conclusione di un processo destinato a diventare uno dei simboli più potenti del confronto tra autorità e conoscenza. Eppure, a quasi quattro secoli di distanza, quella giornata non viene ricordata come la vittoria dell’oscurantismo, ma come il trionfo della ragione. Le idee di Galileo sopravvissero infatti alla condanna, trovando conferma nelle scoperte scientifiche successive e contribuendo a costruire il mondo moderno.
La pronunciò davvero?
La celebre frase “Eppur si muove”, che secondo la leggenda avrebbe pronunciato dopo l’abiura, probabilmente non fu mai detta. Ma poco importa. Quelle parole rappresentano ancora oggi la forza di un principio universale: la verità non cambia perché qualcuno la nega.
Da Roma, il 22 giugno 1633, arrivò una lezione che attraversa i secoli. Le idee possono essere ostacolate, censurate o combattute. Ma quando sono sostenute dall’osservazione, dalla ricerca e dall’intelligenza umana, trovano sempre il modo di tornare alla luce. Galileo ne fu la prova più luminosa.
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