26 luglio 1943, Roma crede di essersi liberata dal fascismo: la città in festa dopo la caduta di Mussolini

26 Luglio 2026 - 09:00
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26 luglio 1943, Roma crede di essersi liberata dal fascismo: la città in festa dopo la caduta di Mussolini

La notizia diffusa dalla radio trasforma la Capitale. Migliaia di persone invadono le strade, abbattono i simboli del regime e assaltano le sedi fasciste. Ma tra l’entusiasmo e l’illusione della pace si spara ancora.

La notte in cui la città cambiò faccia

Nella notte tra il 25 e il 26 luglio 1943 Roma non dorme. Alle 22.45 la radio comunica che Benito Mussolini ha lasciato il governo e che il re ha affidato l’incarico al maresciallo Pietro Badoglio. Non viene detto che il Duce è stato arrestato all’uscita da Villa Savoia, ma ai romani basta sapere che il regime, dopo vent’anni, è caduto. La gente si riversa immediatamente nelle strade. Si grida, si canta, ci si abbraccia sotto il Quirinale. Per qualche ora sembra che insieme con Mussolini sia finita anche la guerra, nonostante il proclama di Badoglio avverta che il conflitto continua.

La mattina del 26 luglio la festa diventa rivolta. Gli operai lasciano le fabbriche e raggiungono il centro. Al Poligrafico dello Stato vengono gettati dalle finestre i ritratti del dittatore; tessere del Partito nazionale fascista, distintivi e gagliardetti finiscono nei falò improvvisati. Dopo anni di saluti romani obbligatori, camicie nere e parole d’ordine, la città comincia a cancellare i segni del regime.

Palazzo Braschi e le sedi del regime

La folla invade Palazzo Braschi, sede della Federazione fascista dell’Urbe. Vengono assaltati anche l’Istituto nazionale di Cultura fascista di piazza Cairoli e numerosi gruppi rionali alla Garbatella, a San Lorenzo, al Nomentano, a Montesacro, al Salario e lungo l’Appia. Scrivanie, fotografie e busti del Duce vengono trascinati all’esterno e distrutti. Non è soltanto vandalismo: è la reazione di una popolazione che tenta di liberarsi materialmente da una presenza entrata nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei quartieri e perfino nelle abitudini quotidiane.

La festa, però, si macchia di sangue. In via Agostino Depretis, nei pressi del Viminale, alcuni militi sparano sulla folla dalla sede della difesa contraerea. Due manifestanti vengono uccisi e quattro restano feriti, prima che polizia ed esercito intervengano disarmando gli uomini della Milizia.

Le porte di Regina Coeli

Uno degli episodi più clamorosi avviene a Regina Coeli. Un gruppo di avvocati antifascisti, partito dal Palazzo di Giustizia, raggiunge il carcere insieme ai familiari dei detenuti, agli abitanti di Trastevere e ad altri manifestanti. La pressione sulla prigione travolge il debole servizio d’ordine. Circa mille uomini e cinquecento donne riescono a uscire dal carcere. Per le vie del rione, la caduta del fascismo assume così il volto concreto di porte spalancate e persone che ritrovano improvvisamente la libertà.

Roma pensa che l’incubo sia terminato… ma in realtà stanno per arrivare l’occupazione tedesca, la deportazione degli ebrei, la Resistenza, le Fosse Ardeatine e altri mesi terribili. Il 26 luglio 1943 resta il giorno in cui la Capitale, almeno per poche ore, credette di essersi svegliata libera.

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