Dal referendum alla piazza di Bologna: la doppia faccia della sinistra sulla magistratura

26 Luglio 2026 - 12:40
0
Dal referendum alla piazza di Bologna: la doppia faccia della sinistra sulla magistratura

Dal referendum alla piazza di Bologna: la doppia faccia della sinistra sulla magistratura

Sembra passato un secolo dalla sanguinosa campagna referendaria sulla separazione delle carriere. Quella in cui, da sinistra, tra manifesti, appelli, dibattiti ed editoriali, abbiamo assistito a una vera e propria canonizzazione della magistratura: giusta per definizione, indipendente per vocazione, impermeabile a qualsiasi pressione, custode inflessibile dello Stato di diritto. Talmente autonoma da rendere quasi sacrilego anche solo ipotizzare una riforma. Talmente imparziale da far apparire ogni critica un attentato alla democrazia. Giusta per definizione. Infallibile per dogma.

Dai proclami della campagna referendaria alla piazza di Bologna

Tra allarmismi e mistificazioni, gli autoproclamati difensori della Costituzione ci hanno raccontato di una magistratura che non conosce interferenze, scevra da condizionamenti, che non ha bisogno di suggerimenti. Né della politica. Né delle piazze. Né, tantomeno, dei social. Poi, però, è arrivata Bologna.

La morte di Abderrahim Fakir durante un intervento delle forze dell’ordine è un fatto drammatico sul quale la Procura di Bologna ha immediatamente aperto un’indagine, chiarendo che sarebbero stati svolti tutti gli accertamenti necessari «allo scopo di pervenire in tempi rapidi alla completa ed esaustiva ricostruzione dei fatti». In altre parole: esattamente ciò che una Procura è chiamata a fare.

Perché il Pd ha sentito il bisogno di indire una manifestazione?

Eppure, a poche ore dal fatto, il sindaco Matteo Lepore ha chiamato la piazza per chiedere «verità e giustizia», e Ilaria Cucchi ha immediatamente convocato la stampa in Senato, annunciando la vicinanza propria – e del compagno, l’avvocato Fabio Anselmo, altro strenuo difensore della costituzione e della magistratura – alla famiglia di Fakir. Presente all’evento anche Amnesty International.

Dal canto suo, Elly Schlein, al termine di una filippica sul clima di odio – fomentato, ovviamente, dai “fascisti” al governo – ha sentenziato «ci fidiamo della magistratura». Allora la domanda sorge spontanea: se davvero la segretaria crede che la magistratura sia quell’istituzione autonoma, indipendente e impermeabile alle pressioni che la sinistra difeso fino a ieri, perché lei, il sindaco Lepore e il presidente della regione De Pascale hanno sentito il bisogno di chiedere «immediatamente di accertare fino in fondo e fare piena luce su quello che è accaduto»?

Il messaggio nascosto dietro quella mobilitazione

Non si tratta di una frase di circostanza: una piazza convocata da un sindaco non è mai un gesto neutro. Se la politica chiama i cittadini a mobilitarsi mentre un’indagine è appena iniziata, il messaggio che inevitabilmente passa è che lo Stato non sia in grado – o non voglia – accertare le responsabilità. Che il colpevole sia già lì, servito su un piatto d’argento. E che alla magistratura resti una sola possibilità: ratificare il verdetto pronunciato dalla piazza. Altrimenti non sarà giustizia, ma insabbiamento.

Il sottotesto quando, a poche ore da un fatto tragico, un sindaco, un senatore, un segretario di partito, sentono di dover mobilitare le piazze, è inequivocabile: se non ci mobilitiamo, forse la magistratura non farà fino in fondo il proprio dovere. E su questa non troppo velata insinuazione a Bologna, infatti, il clima si è rapidamente surriscaldato. Era prevedibile ed è difficile credere che Lepore non sapesse come sarebbe andata a finire: in momento tanto delicato, soffiare sul fuoco era davvero il modo migliore per difendere quella stessa giustizia che, fino al giorno prima, veniva descritta come perfettamente capace di fare il proprio corso da sola?

Il “promemoria” della sinistra per le toghe

Perché delle due l’una. O la magistratura è davvero quell’istituzione indipendente, autonoma e impermeabile alle pressioni che l’opposizione ha santificato durante la campagna referendaria – e allora la si lascia lavorare, nel silenzio che ogni indagine merita – oppure quella tanto sbandierata fiducia nella magistratura è sempre stata selettiva: incrollabile solo finché le sue conclusioni coincidono con la narrazione già confezionata. Perché, stranamente, quando il rischio è che la realtà imbocchi un’altra strada, ecco comparire piazze, conferenze stampa e mobilitazioni. Non per sostituirsi alla magistratura, naturalmente. Solo per ricordarle, con garbo, qual è il finale della storia gradito alla sinistra.

L'articolo Dal referendum alla piazza di Bologna: la doppia faccia della sinistra sulla magistratura sembra essere il primo su Secolo d'Italia.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione

Redazione Eventi e News

Commenti (0)

User