29 giugno 1936: si spegne l’uomo che insegnò ai romani a ridere del potere
Il 29 giugno 1936 Roma perde una delle sue voci più originali e irriverenti. A soli 52 anni si spegne Ettore Petrolini, attore, autore e mattatore capace di rivoluzionare il teatro comico italiano con personaggi entrati nell’immaginario collettivo, da Gastone a Fortunello. La sua satira, elegante e tagliente, non risparmiava nessuno, nemmeno il potere. Celebre rimase l’episodio della decorazione ricevuta da Benito Mussolini. Alla consegna dell’onorificenza, Petrolini trasformò il ringraziamento in una battuta destinata a entrare nella storia: “E io me ne fregio!”, ribaltando con ironia il celebre slogan fascista e dimostrando come una risata potesse diventare un gesto di libertà.
“Tanto pe’ cantà”, un inno eterno alla romanità
Oltre al palcoscenico, Petrolini lasciò un segno profondo anche nella musica. La sua interpretazione di “Tanto pe’ cantà”, incisa nel 1932, è diventata il simbolo della romanità autentica, poi ripresa da artisti come Gigi Proietti, Gabriella Ferri e Nino Manfredi. Già nel 1935 la malattia lo aveva costretto ad abbandonare le scene. Poco prima di morire, fedele al suo spirito, rispose al medico che gli diceva di sentirlo meglio con un’ultima, indimenticabile battuta: “Meno male, così moro guarito”.
Fu sepolto al Verano con il frac del suo celebre Gastone. Nemmeno il bombardamento del 1943, che colpì la sua tomba, riuscì però a cancellarne l’eredità. Per Roma, Petrolini continua a vivere ogni volta che una battuta intelligente riesce a strappare un sorriso anche nei momenti più difficili.
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