A Cassano Valcuvia, il festival LAIVin Plus si chiude tra inclusione, teatro e storie dei giovani

28 Maggio 2026 - 16:24
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A Cassano Valcuvia, il festival LAIVin Plus si chiude tra inclusione, teatro e storie dei giovani
Progetto LaivIn Plus a Cassano Valcuvia, le foto di Domenico Semeraro

Ultimo giorno per il festival LAIVin Plus a Cassano Valcuvia, dove per tre giorni il paese si è trasformato in un laboratorio diffuso di teatro, musica e inclusione sociale dedicato ai giovani. Dopo spettacoli, laboratori artistici e percorsi immersivi che hanno coinvolto circa 300 studenti provenienti da undici scuole della Lombardia e del Piemonte, la mattinata conclusiva ha riportato al centro il valore del teatro come spazio di crescita personale, relazione e libertà espressiva.

Il festival, sostenuto da Fondazione Cariplo e coordinato da Alchemilla insieme a Teatro Magro e Teatro Periferico, ha animato il Teatro Comunale e altri luoghi simbolici del paese con spettacoli, laboratori e momenti di confronto tra studenti, insegnanti e operatori culturali.

Anche nell’ultima giornata sono proseguiti i laboratori diffusi nel paese e le visite guidate alle trincee della Linea Cadorna, trasformate durante il festival in un percorso immersivo dedicato ai temi della guerra, della memoria e della pace. Tra le scuole coinvolte nella giornata di giovedì 28 maggio il Liceo Sereni di Luino, il Liceo Antonelli di Novara e il Liceo Majorana di Desio.

Sul palco si sono alternati studenti, laboratori teatrali e progetti sociali molto diversi tra loro, ma accomunati dal desiderio di raccontarsi attraverso il teatro. Un tema che in questa edizione del festival è emerso con forza: il palcoscenico come luogo dove i ragazzi possono esprimersi senza giudizio, condividere paure, sogni e relazioni.

Progetto LaivIn Plus a Cassano Valcuvia, le foto di Domenico Semeraro

Il progetto “Superabili”

Tra le esperienze più significative della mattinata il progetto “Superabili”, laboratorio teatrale nato quattro anni fa insieme ai ragazzi di Anffas Luino e aperto anche a persone con disabilità provenienti da altre realtà del territorio. Un percorso costruito negli anni da Teatro Periferico che ha trasformato il palcoscenico in uno spazio di espressione personale e relazione.

«Il progetto è nato quattro anni fa e ha raccolto un gruppo di ragazzi di Anffas Luino, ma nel tempo si è aperto anche a persone provenienti da altre realtà – racconta Cristina Roggia, sorella di uno dei partecipanti –. È stata un’esperienza estremamente positiva. Ognuno, nel laboratorio, ha avuto modo di scoprire o riscoprire il personaggio che voleva portare in scena».

Negli anni il gruppo è cresciuto costruendo spettacoli sempre diversi e creando relazioni molto forti tra i partecipanti. «Andrea è felicissimo di partecipare – continua Roggia parlando del fratello –. Quando si parla di teatro arriva correndo. In questi anni si è creato un gruppo molto unito tra ragazzi con disabilità diverse che hanno legato tantissimo». A seguire il laboratorio insieme a Dario Villa, è anche Davide Bolini Davis, attore di Teatro Periferico e collaboratore del progetto: «La cosa più importante è che per loro questo corso è un modo per esprimere i propri pensieri e il proprio modo di essere in un contesto dove non vengono giudicati e sono liberi di essere se stessi».

Parole che raccontano bene il significato più profondo del lavoro teatrale portato avanti durante il festival: utilizzare l’arte come strumento per creare relazioni, abbattere distanze e dare spazio alle persone.

Progetto LaivIn Plus a Cassano Valcuvia, le foto di Domenico Semeraro

I sogni degli adolescenti sul palcoscenico

A osservare da vicino il lavoro dei ragazzi è anche Dario Villa di Teatro Periferico, che conduce laboratori nelle scuole, con persone migranti e gruppi di giovani e adulti con disabilità. «Nei laboratori emergono spesso temi come la guerra, la pace e la crisi climatica – racconta –. Sono argomenti che i ragazzi sentono molto vicini».

Con i minori stranieri non accompagnati, spiega Villa, il lavoro si è concentrato sui sogni e sulle aspettative per il futuro: «Abbiamo affrontato il tema del sogno, parlando delle aspettative che questi ragazzi hanno arrivando in Italia». Con i ragazzi disabili invece il laboratorio sta affrontando il tema dell’amore: «È un argomento di cui si parla ancora troppo poco. Le persone con disabilità vivono pienamente anche i sentimenti e le relazioni affettive. In laboratorio lavoriamo su scene di innamoramento, corteggiamento, musica ed emozioni».

Tra i protagonisti della giornata anche gli studenti del Liceo Sereni di Luino, che hanno portato sul palco una breve anteprima de “La febbre del sabato sera”, musical che andrà in scena la prossima settimana al Teatro Sociale di Luino. Una presentazione di circa trenta minuti nata all’interno del corso teatro-musica pomeridiano del liceo. «Siamo molto felici di essere qui e di poter portare una piccola parte dello spettacolo che presenteremo la prossima settimana – racconta Aila Saracino –. Oggi proponiamo soltanto alcune scene, ma per noi è importante poter condividere questo lavoro con le altre scuole presenti al festival».

Per molti studenti il laboratorio teatrale è diventato molto più di un’attività extrascolastica. «Per noi il teatro significa davvero tanto – racconta Ludovico Riva, rappresentante d’istituto e tra i direttori del corso musical –. Io e Aila partecipiamo a questo progetto da cinque anni ed è diventato una sorta di famiglia. È il posto che ritroviamo ogni martedì e venerdì».

Riva sottolinea soprattutto il valore umano e collettivo dell’esperienza: «Abbiamo scoperto cosa significa lavorare in squadra, impegnarci tutti per uno stesso obiettivo e costruire qualcosa insieme. È molto importante avere a scuola ambienti di amicizia e collaborazione, non soltanto studio continuo ma anche momenti di condivisione e creatività».

Un’esperienza che si intreccia perfettamente con lo spirito di LAIVin Plus, progetto nato vent’anni fa proprio per promuovere il teatro e la musica nelle scuole superiori come strumenti capaci di sviluppare creatività, ascolto e capacità relazionali.

Ed è proprio questa una delle eredità più forti lasciate dal festival a Cassano Valcuvia: aver trasformato per tre giorni un piccolo paese in un luogo di incontro dove giovani, scuole, teatro e territorio hanno costruito nuove relazioni e nuove forme di comunità attraverso il linguaggio dell’arte.

 

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