A livello globale la transizione energetica rallenta, Italia 31esima nell’Energy transition index 2026

19 Giugno 2026 - 16:33
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A livello globale la transizione energetica rallenta, Italia 31esima nell’Energy transition index 2026

Chissà se c'entra il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, le sue sparate contro quelli che definisce sprezzantemente i «mulini a vento» e le sue politiche a sostegno dell'industria petrolifera (e del gas e del carbone). Tanti segnali sembrano andare in questa direzione. Ma sia come sia, il fatto è che nonostante gli investimenti energetici globali abbiano raggiunto il livello record di 3,3 trilioni di dollari, i progressi della transizione energetica si stanno frammentando, poiché le tensioni geopolitiche, le strozzature infrastrutturali e l’aumento della domanda energetica mettono a nudo le vulnerabilità emerse negli ultimi tempi della transizione globale. È quanto viene sottolineato dall’Energy transition index 2026, il report redatto dal World economic forum (Wef, Forum economico mondiale) in collaborazione con Accenture. L’analisi monitora i progressi della transizione energetica in 120 paesi, valutando sia le prestazioni attuali dei sistemi energetici sia la presenza delle condizioni necessarie per i progressi futuri, con l’indebolimento della certezza politica e delle condizioni di finanziamento che emergono come i vincoli più significativi allo slancio.

Casi di studio provenienti da diversi paesi dimostrano come investimenti mirati, la modernizzazione della rete elettrica e politiche a favore dell’energia pulita possano rafforzare la resilienza e accelerare i risultati. Il rapporto sostiene che la sola diffusione non è più sufficiente: le condizioni politiche, finanziarie e infrastrutturali che la sostengono si stanno indebolendo, e colmare tale divario rappresenta la sfida determinante della prossima fase della transizione.

Tra i dati principali segnalati dal documento, c’è il fatto che i punteggi complessivi dell’indicatore Eti (Expected trend indicator) nel 2026 sono rimasti sostanzialmente invariati (+0,03%), con i miglioramenti nelle prestazioni del sistema controbilanciati dal primo calo della preparazione alla transizione (transition readiness) registrato in oltre un decennio, a indicare che le basi necessarie per i progressi futuri si stanno indebolendo.

Le economie avanzate hanno continuato a guidare la classifica, occupando 14 dei primi 20 posti. L’Africa subsahariana ha registrato i maggiori progressi a livello regionale rispetto all’anno precedente, mentre i Paesi emergenti dell’Asia, l’America Latina e i Caraibi, nonché la regione mediorientale, la parte nord dell’Afria e il Pakistan, hanno tutti registrato un calo.

Il dato principale è però quello che si diceva in precedenza: nonostante un totale record di investimenti energetici globali pari a 3,3 trilioni di dollari – di cui 2,3 trilioni nell’energia pulita – la sicurezza energetica si è deteriorata e la preparazione alla transizione si è indebolita, mettendo in luce un divario crescente tra l’impiego di capitali e le condizioni necessarie per sostenerlo.

Il report del Forum economico mondiale offre anche un’analisi della situazione in Italia. Per quanto riguarda il nostro Paese, c’è da dire che siamo al 31° posto dell’Energy transition index 2026, giusto dietro Australia, Grecia, Slovenia, Croazia e Bulgaria (sul podio ci sono Svezia, Finlandia e Danimarca). Nel documento si legge che abbiamo registrato un miglioramento grazie ai progressi in ambito normativo, infrastrutturale e formativo, si sottolinea che nonostante la dipendenza dalle importazioni di energia, il risultato italiano dimostra come la sicurezza energetica sia sempre più determinata non solo dalle risorse interne, ma anche dalla capacità di gestire, bilanciare e integrare efficacemente i sistemi energetici. Tuttavia, evidenziano gli esperti del Wef, le scarse performance in termini di innovazione e il divario di equità continuano a limitare i progressi a lungo termine. E se in generale si sottolinea un crescente divario crescente tra ciò che i sistemi energetici offrono al momento e le condizioni necessarie per sostenere ulteriori progressi futuri, su un nodo in particolare si fa riferimento all’Italia come caso esemplare. Scrivono gli esperti del Forum economico mondiale: «Lo stress sul sistema elettrico sta aumentando con la crescita della domanda di elettricità del 3–4% all’anno, trainata dall’accelerazione dell’elettrificazione dei trasporti, del riscaldamento industriale, del raffreddamento e dei data center. Il calo delle prestazioni della rete, evidenziato dall’aumento delle perdite di trasmissione e distribuzione (T&D) – ad esempio Italia (-3,5%), Australia (-3,3%) e in Francia (-2,2%) – segnala una crescente inefficienza e tensione nei sistemi energetici, anche nelle infrastrutture avanzate».

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