A Michele De Lucchi la targa d’Onore degli architetti varesini

Sala piena e 320 collegati in webinar: i numeri spiegano già molto dell’attesa che circondava la lectio magistralis di Michele De Lucchi, ospitata il 27 maggio nella cornice di Villa e Collezione Panza a Varese, organizzata dall’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Varese.
A dare il benvenuto alla serata è stata la presidente dell’Ordine Paola Bassani, che ha letto anche il messaggio di saluto del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana — impossibilitato a partecipare — in cui si sottolineava come celebrare la carriera di De Lucchi significhi ricordare che «La qualità dell’architettura si misura anche nella capacità di generare relazioni, consapevolezza e futuro». In collegamento da Roma anche i consiglieri lombardi del Consiglio Nazionale degli Architetti, con Angela Panza a portare i saluti dell’istituzione. Panza ha voluto sottolineare come l’architettura sia «Un patrimonio culturale condiviso», non solo di un territorio ma da esportare — come il percorso di De Lucchi insegna — in tutto il mondo: un percorso che dimostra come il progetto sia anche «Una grande responsabilità professionale» verso le generazioni future, con una particolare sensibilità verso il tema della sostenibilità. Presenti in sala il sindaco di Varese Davide Galimberti, che ha voluto sottolineare l’orgoglio della città — la visione di De Lucchi, ha detto, «Può aiutare tutti noi a guardare con più fiducia» il futuro, locale e globale, con la consapevolezza di avere tra gli iscritti all’Ordine varesino «Un illustre architetto a livello mondiale» — e gli assessori alla cultura Enzo Laforgia e all’Urbanistica Andrea Civati.
A introdurre De Lucchi è stato il giornalista Giorgio Tartaro: «Parlare di Michele De Lucchi è come parlare dei Beatles – ha raccontato – ogni suo progetto è da classifica». Tartaro ha poi tracciato una mappa della carriera dell’architetto attraverso il concetto dei “piani quinquennali”: un percorso fatto di capitoli distinti e coerenti, dall’architettura radicale a Firenze, all’incontro con Ettore Sottsass e la stagione Memphis, fino alla fondazione di AMDL CIRCLE e alla ricerca più recente sul rapporto tra architettura e spazio interiore.
Il cuore della serata è stata la lectio The Equation, in cui De Lucchi ha presentato la sua formula — nata per alcune lezioni tenute ad Harvard — secondo cui l’architettura è un’installazione ambientale moltiplicata per il bisogno degli uomini. Una visione che parte da una riflessione scomoda: l’uomo è l’animale più insostenibile della Terra, perché consuma, distrugge e vuole dominare la natura. Ma proprio da questa consapevolezza nasce la responsabilità del progettista: pensare a un futuro migliore, partendo dai bisogni reali delle persone.
La serata si è conclusa con la cerimonia di consegna della Targa d’Onore dell’Ordine, un riconoscimento che De Lucchi ha ricevuto con evidente emozione. Non è un dettaglio secondario che il premio arrivi dall’Ordine della Provincia di Varese — non da Milano, come la grandezza della sua carriera internazionale avrebbe potuto far immaginare. De Lucchi è iscritto all’Ordine di Varese e abita ad Angera da 36 anni, una scelta precisa: cercare per i suoi figli un ambiente più naturale, felice e solare. E il lago, ha raccontato, lo ha influenzato in modo profondo, anche se difficile da razionalizzare: “È un’acqua speciale, calma e riflessiva, che crea un paesaggio articolato e mosso”.
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