2 agosto 1924: nasce Corrado, un vero “signore” del piccolo schermo
Ironico, elegante e mai sopra le righe, Corrado mantoni trasformò la conduzione in un’arte fatta di misura, tempi perfetti e rispetto per il pubblico. Per tutti era più semplicemente Corrado, un nome senza bisogno di cognome, come accade soltanto ai personaggi capaci di entrare stabilmente nelle case, nel linguaggio e nella memoria collettiva degli italiani. Figlio di un tipografo e fratello del regista Riccardo Mantoni, Corrado iniziò giovanissimo a lavorare in radio. La sua voce accompagnò l’Italia negli anni difficili della guerra e della ricostruzione, quando la radio rappresentava il principale legame tra il Paese e ciò che accadeva nel mondo.
Da via Asiago alla nascita della televisione
Corrado fu tra i protagonisti della grande stagione della radio italiana. Presentò spettacoli, varietà e programmi popolari, costruendo uno stile riconoscibile: garbato, ironico, apparentemente semplice, ma fondato su una straordinaria padronanza dei tempi.
Con l’arrivo della televisione portò davanti alle telecamere la stessa naturalezza. Non aveva bisogno di alzare la voce, umiliare i concorrenti o cercare lo scandalo. Gli bastavano una battuta, uno sguardo o una pausa per dominare la scena.Condusse trasmissioni entrate nella storia come Domenica In, Il pranzo è servito, Canzonissima e soprattutto La Corrida, il programma che trasformava i cosiddetti “dilettanti allo sbaraglio” in protagonisti assoluti.
L’ironia romana scevra da macchiettistici manierismi
Corrado era profondamente romano, ma senza esibire una romanità caricaturale. La sua ironia era asciutta, affettuosa, mai crudele. Sapeva prendere in giro senza ferire e governare anche le situazioni più imprevedibili con una calma diventata proverbiale. Dietro l’apparente leggerezza c’era un professionista rigoroso, capace di improvvisare e di mettere chiunque a proprio agio. Il pubblico lo percepiva come una presenza familiare: autorevole, ma mai distante.
Morì a Roma l’8 giugno 1999. La Capitale gli ha dedicato una strada, ma il suo nome resta soprattutto legato a un modo di fare televisione ormai raro: elegante, popolare e – soprattutto – rispettoso dell’intelligenza di chi guardava.
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