Fontana di Trevi non è una piscina: il tuffo può costare 450 euro di multa e può diventare un reato
L’episodio di due turiste straniere multate e allontanate dopo il bagno proibito nel monumento simbolo di Roma, ripropone una vecchia, brutta abitudine. Il semplice tuffo comporta una sanzione amministrativa, ma se la fontana viene danneggiata possono scattare anche reclusione e multe penali.
L’estate romana ha i suoi riti immancabili: il caldo che scioglie l’asfalto, i condizionatori in sciopero e qualche turista convinto che le fontane monumentali siano piscine pubbliche con ingresso gratuito. Le ultime a cadere nella tentazione sono state due giovani australiane, sorprese a fare il bagno nella Fontana di Trevi. Ad attenderle, però, non c’era Marcello Mastroianni, bensì la Polizia locale: 450 euro di multa e ordine di allontanamento.
Fellini non costituisce un precedente
L’equivoco nasce spesso da “La Dolce Vita”. Anita Ekberg poteva immergersi nella fontana perché, naturalmente, si trovava sul set di un film autorizzato. Nella vita reale il Regolamento di Polizia urbana di Roma Capitale vieta di entrare nelle fontane storiche, anche soltanto immergendo piedi e gambe, oltre che introdurvi oggetti o utilizzarle in maniera incompatibile con la loro funzione.
Le sanzioni amministrative previste vanno da 160 a 450 euro, secondo il comportamento contestato. Per chi si immerge in una fontana monumentale l’importo applicato può arrivare a 450 euro. Nelle zone sottoposte a particolare tutela si aggiunge l’ordine di allontanamento, comunemente definito daspo urbano. Un bagno di pochi minuti può quindi costare più di un fine settimana nella Capitale.
Quando il tuffo diventa un reato
Il semplice ingresso in acqua, se non produce danni, resta normalmente una violazione amministrativa. La faccenda cambia se il gesto deteriora marmi, sculture, superfici o impianti.
L’articolo 518-duodecies del Codice penale punisce la distruzione o il deterioramento di un bene culturale con la reclusione da due a cinque anni e una multa da 2.500 a 15mila euro. Per il deturpamento, l’imbrattamento o l’uso incompatibile con il carattere storico e artistico del bene sono previsti da sei mesi a tre anni di reclusione e una multa da 1.500 a 10mila euro.
Meglio dunque limitarsi alla tradizionale monetina. Il desiderio di tornare a Roma potrebbe avverarsi; quello di uscirne con un video virale, un daspo e un procedimento penale – purtroppo – anche.
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