A Prato si apre una nuova pagina nella storia dell’economia circolare degli stracci, col Textile Hub

22 Luglio 2026 - 17:10
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A Prato si apre una nuova pagina nella storia dell’economia circolare degli stracci, col Textile Hub

Il distretto manifatturiero pratese da sempre ha saputo fare leva sull’economia circolare degli stracci, utilizzando scarti tessili – ma anche capi di abbigliamento usati provenienti da tutti i paesi del mondo – per portarli a nuova vita. Un’attività resa possibile dall’innovazione: l’industria meccanica del distretto ha elaborato macchinari sempre più all’avanguardia per il riciclo di tali prodotti, fornendo coperte di lana per l’esercito fin dai tempi della prima guerra mondiale, ma anche particolari produzioni di tessuti di lana per giacche e cappotti dall’effetto “caldo”, grazie anche alle colorazioni di questi manufatti (cardati).

Oggi è sempre l’innovazione tecnologica che apre un nuovo capitolo per il distretto pratese, e per l’economia circolare dei rifiuti tessili più in generale. Sono infatti terminati i lavori iniziati nella primavera 2024, con l’inaugurazione del nuovo Textile Hub firmato Plures, la multiutility toscana a capitale interamente pubblico che ha in carico (tra le altre cose) la gestione dell’igiene urbana nell’area centrale della regione.

«Il Textile Hub – spiega l’ad di Plures, Alberto Irace – nasce per rispondere a un'esigenza destinata a crescere rapidamente nei prossimi anni: recuperare il massimo valore possibile dai materiali tessili e restituirli al ciclo produttivo. Abbiamo realizzato un impianto che integra tecnologie avanzate, intelligenza artificiale e automazione industriale per affrontare una sfida che non riguarda soltanto la gestione dei rifiuti, ma il futuro di un'intera filiera produttiva».

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Sbocciato grazie a un investimento di 31,3 milioni di euro, il Textile Hub è stato sostenuto da un contributo di 900 mila euro del Pnrr e ha beneficiato delle agevolazioni previste dal piano Industria 4.0, con un credito d'imposta di 850 mila euro. Il progetto nasce per affrontare una delle principali sfide che attendono il comparto tessile nei prossimi anni: recuperare il valore delle fibre, trasformando ciò che oggi è considerato un rifiuto in una nuova risorsa per il sistema produttivo.

Il progetto, primo caso in Italia, arriva nel cuore di un Paese che resta tra i principali produttori mondiali di tessuti, con oltre 13.000 aziende e un fatturato annuo di 1,6 miliardi di euro, concentrato prevalentemente nel segmento medio-alto. Al tempo stesso l’Italia è una grande consumatrice di prodotti tessili, in buona parte realizzati all’estero, soprattutto quelli destinati al largo consumo. Nonostante l’obbligo di raccolta differenziata introdotto col decreto legislativo 116/2020, ancora circa l’80% dei rifiuti tessili continua a finire in discarica o negli inceneritori, cui si aggiungono flussi esportati in modo opaco verso Africa e Asia. Il Textile Hub permetterà adesso nuove prospettive, anche in vista dell’introduzione nei prossimi mesi della normativa europea sulla Responsabilità estesa del produttore (Epr) nel settore tessile. «L'Europa sta indicando una direzione sempre più chiara per il futuro del settore tessile; noi abbiamo scelto di anticipare questa trasformazione, realizzando un'infrastruttura capace di dare risposte concrete a una sfida che riguarda l'ambiente, ma anche la competitività del nostro sistema produttivo», argomenta nel merito Lorenzo Perra, presidente di Plures.

Il nuovo impianto è progettato per trattare fino a 33.000 tonnellate di rifiuti tessili all'anno: 20.000 tonnellate di materiali post consumo, pari sostanzialmente all'intero fabbisogno della raccolta differenziata della Toscana, e 13.000 tonnellate di scarti pre-consumo provenienti in larga parte dal distretto tessile pratese. Un'infrastruttura pensata per intercettare e valorizzare entrambe le principali fonti di materiali tessili a fine vita, creando una filiera integrata dedicata al loro recupero: utilizza un sistema di selezione automatizzata basato su intelligenza artificiale e tecnologia a infrarossi (Nir), in grado di identificare automaticamente la composizione e il colore dei materiali tessili con livelli di rapidità e precisione non raggiungibili attraverso la sola selezione manuale. L'obiettivo? Recuperare il massimo valore possibile dalle fibre. I capi ancora idonei saranno avviati al riuso, mentre quelli non più riutilizzabili verranno selezionati e destinati al riciclo, così da reimmettere nuova materia nel ciclo produttivo come ‘end of waste’. A regime, circa il 60% dei materiali post consumo potrà essere destinato al riuso dopo le necessarie operazioni di sanificazione; il restante 40% sarà avviato alla selezione per fibra e alla pre-sfilacciatura, primo passaggio del successivo processo di riciclo meccanico. Il tutto dando lavoro a 50 persone all’interno dell’impianto.

«Per Prato questo progetto ha un valore che va oltre la realizzazione di un nuovo impianto. Significa mettere a sistema una vocazione che il nostro distretto coltiva da generazioni: recuperare, rigenerare e dare nuova vita alle fibre tessili. Oggi quella tradizione incontra le tecnologie più avanzate e diventa un'opportunità di sviluppo per tutto il territorio», chiosa il vicepresidente di Plures, Nicola Ciolini.

Accanto a Plures e al Comune di Prato, il progetto ha infatti coinvolto le principali associazioni di categoria del territorio e partner scientifici e tecnologici. Particolare attenzione è stata dedicata anche all'inserimento dell'impianto nel contesto urbano e produttivo circostante. Il progetto prevede aree verdi, una terrazza sul tetto e sistemi di verde rampicante pensati per ridurne l'impatto paesaggistico e migliorare l'integrazione con l'ambiente.

«Oggi non abbiamo inaugurato soltanto un impianto – conclude l’assessore regionale all’Ambiente, David Barontini – abbiamo inaugurato una visione del futuro, nella quale sostenibilità, innovazione ed economia circolare camminano insieme. Una Toscana capace di anticipare le sfide, investire nelle tecnologie più avanzate e trasformare la tutela dell'ambiente in opportunità di sviluppo».

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