A Varese Edoardo Leo conquista il Teatro Intred con un viaggio tra parole, risate e poesia

Inizia con le spettatrici indisciplinate che invocano “nudo” e termina con il pubblico che canta «La cura» di Franco Battiato. In mezzo, Edoardo Leo si appella alla cultura e ai tanti libri che lo circondano in scena, riuscendo a sedurre anche con le parole, la poesia, i testi dei cantautori, i ricordi, gli aneddoti e le barzellette.
Il suo è un “racconto sul racconto” che procede con coerenza, alternando contenuti profondi e battute anche un po’ piacione, con la certezza di avere un dialogo immediato con il pubblico, coinvolto a più riprese. E così Edoardo Leo, al Teatro Intred di Varese il 6 maggio con «Ti racconto una storia», ha convinto la città per la seconda volta: sala piena, stesso spettacolo già visto nel dicembre 2023, ma con qualche variazione. Il punto di partenza dell’attore e regista romano, classe 1972, è che si trascorre metà della vita a vivere e l’altra metà a raccontare. E per raccontare bene bisogna partire dalla verità ma con licenza di ingigantire, fare appello ai ricordi e tuffarsi nei contenuti dei grandi autori.
Leo cita Gabriel García Márquez, Italo Calvino, Umberto Eco e Alessandro Baricco. Molto divertenti gli aneddoti sui suoi esordi teatrali, sul curriculum vitae e sui film «Smetto quando voglio» e «Noi e la Giulia». Ma il centro del monologo resta sempre la narrazione: dopo i ricordi personali, Leo analizza anche un’altra forma di oralità, quella della barzelletta. Cita Achille Campanile e Freud e soprattutto Gigi Proietti, soffermandosi sulla figura di Pierino e sull’italiano alle prese con la triade comica per eccellenza: un inglese, un francese e un tedesco.
In scena con Edoardo Leo c’è «l’orchestra più piccola del mondo»: il musicista Jonis Bascir, che accompagna la recitazione e nel finale canta «Nebraska» di Bruce Springsteen, artista di riferimento dell’attore fin da quando aveva 15 anni. Le risate sono continue, segnale di convivialità e di «cessato allarme», perché si può piangere da soli ma, per ridere rumorosamente, bisogna essere insieme a qualcuno. Ed è proprio su questa idea di comunità che lo spettacolo costruisce il suo finale.
L’ultima parte è un climax poetico che passa da Neruda a Vasco Rossi, da Lucio Battisti a Gino Paoli, con il pubblico invitato a sfregare le mani e schioccare le dita per emulare il rumore della pioggia. Si chiude con una dichiarazione d’amore per il teatro, che Edoardo Leo pratica da 32 anni e che considera un luogo dove stare insieme e dove i commedianti, che rispetto a tanti altri mestieri potrebbero apparire inutili, assolvono la loro funzione speciale: dare vita e voce alle parole dei libri, delle poesie e dei testi che sono capaci di curare non i corpi ma l’anima, arrivando come raggi di «luce prima del buio».
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