Addio a Don Mazzi, l’ultimo saluto nella basilica di Sant’Ambrogio a Milano
Una lunga fila di persone si è formata nel caldo del primo pomeriggio davanti alla basilica di Sant’Ambrogio a Milano, in attesa di entrare per l’ultimo saluto a Don Antonio Mazzi, fondatore di Exodus, morto venerdì a 96 anni. Sul sagrato sono state deposte le corone della Curva Sud Milano e dei Pooh. Molti ragazzi hanno indossato magliette con le frasi del sacerdote: “C’è un tempo per nascere e un tempo per rinascere” e “Riservato a chi ha una tremenda voglia di vivere”.
“Ogni volta che recito la preghiera del Padre nostro, Don Antonio Mazzi mi ha insegnato che nel Padre nostro ci sono quattro “P“. Perdono, pace, pane e padre”. A dirlo è Don Felice Riva, per quarant’anni amico e confratello di Mazzi, a margine delle esequie. “Ogni volta che noi mastichiamo la parola di Dio – ha proseguito Riva – Mastichiamo le parole che Don Antonio Mazzi ci ha lasciato”.
Il funerale è iniziato intorno alle 15 e il Comune ha proclamato il lutto cittadino per la giornata. A rappresentare la diocesi ambrosiana è il vicario generale monsignor Franco Agnesi, che fa le veci dell’arcivescovo Mario Delpini, in Brasile per una visita ai missionari ambrosiani. Al termine della cerimonia la salma è partita per Maguzzano, sulla sponda bresciana del Garda, dove è stata tumulata in forma privata nel cimitero dell’Opera Don Calabria, all’interno dell’abbazia in cui Mazzi aveva studiato da giovane. “Ciao Don Antonio, ti voglio bene. Grazie”, ha concluso Riva.
Don Ciotti: “Cerchiamolo dove la gente lotta per sopravvivere”
“Abbiamo imparato, nell’arco di questi anni, che Dio non abita solo nei tabernacoli d’oro, ma che dobbiamo cercarlo nelle strade dove la gente lotta per sopravvivere“. A dirlo è stato Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, al suo arrivo alla basilica di Sant’Ambrogio. “Abbiamo cominciato tanti anni fa andando incontro ai giovani che fanno più fatica – ha proseguito Ciotti – Gli anni dell’esplosione delle dipendenze, problema ancora più grave oggi, ma se ne parla un pochettino di meno”. Il fondatore di Libera ha insistito sul lavoro educativo del sacerdote. “Il suo è stato veramente un vero percorso educativo. L’ultimo articolo che ha scritto per Vita Pastorale parla proprio ancora una volta dell’importanza dell’educare e dell’educarci, del metterci profondamente in gioco. Tutti”, ha aggiunto.

“È stata la testimonianza cristiana che lui ha portato, quella evangelica, ma anche la responsabilità civile – ha detto ancora Ciotti – Perché tre parole sono fondamentali nell’Evangelo, speranza, giustizia e accoglienza. E lui ha testimoniato questo con Exodus”. “La nostra amicizia è stata proprio saldare insieme un po’ di terra con il cielo. Questo bisogno di giustizia, di accoglienza, di pace, di dignità, di diritti quaggiù, e quella dimensione più spirituale. Perché pregare Dio vuol dire anche una mano tesa verso chi fa più fatica“, ha concluso Ciotti.

Lele Mora: “Per me come un secondo papà”
“Per me è come se fosse stato un secondo papà“, ha dichiarato al suo arrivo Lele Mora. “È una grande persona”, ha aggiunto.
Sala: “Appoggerò la richiesta per il Famedio”
“C’è già una richiesta da alcuni consiglieri che io appoggerò senz’altro per il Famedio“. Lo ha affermato il sindaco di Milano Beppe Sala, a margine dei funerali di Don Mazzi. “Vorrei un attimo sentire anche le persone che gli sono state vicine per capire cosa suggeriscono – ha proseguito Sala – E poi anche per capire come andrà avanti la sua missione di Exodus, che ormai svolge un ruolo importantissimo”.
Il sindaco ha indicato nella continuità della fondazione la priorità. “Penso che, al di là di una memoria simbolica tipo il Famedio, per onorare Don Mazzi bisogna aiutare a far sì che Exodus vada avanti”, ha aggiunto. Poi il ricordo del sacerdote: “Era un vero educatore e sapeva fare questo mestiere. A volte era sopra le righe, a volte sembrava che pensasse un po’ alle cose sue, quasi assente, ma in realtà era sempre uno che andava all’obiettivo – ha detto ancora Sala – Non conosceva, e in questo lo invidiavo, il politically correct. Era molto diretto e sapeva cosa fare per ottenere le cose. Un grande educatore che voleva un gran bene a tutti i suoi ragazzi e che con tanta fantasia trovava i modi giusti”.

Sala ha ricordato anche i rapporti di Don Mazzi con gli uffici pubblici. “Nei rapporti con la pubblica amministrazione era un osso duro, quello che voleva alla fine otteneva, però tutti noi lo onoravamo perché era una persona in buona fede e soprattutto che non mollava mai. Quarant’anni di Exodus sono un traguardo importantissimo”, ha detto il sindaco. “Come tutti noi sappiamo, a Milano, in Italia, nel mondo, la droga sta diventando sempre più diffusa, ormai è piena di droghe sintetiche che costano pochi soldi, quindi è chiaro che il fenomeno della tossicodipendenza non è in diminuzione, è in aumento. Assolutamente ci sarà un grande bisogno“, ha concluso.
Marotta: “Persona umile, gli dobbiamo tanta riconoscenza”
“Don Mazzi è il ricordo di una persona molto umile, che ha interpretato il vero valore cristiano del perdono ed è sempre riuscito ad accompagnare coloro i quali sono caduti e a metterli sulla retta via”, ha dichiarato Beppe Marotta, presidente dell’Inter. “Credo che questo sia il ricordo più bello, quello del perdono, di una persona assolutamente a cui dobbiamo tanta riconoscenza e che ci dobbiamo sempre portare nel cuore”, ha concluso Marotta.

Gori: “Tutti i giorni ci dava delle lezioni”
“Ho apprezzato tantissimo quello che ha fatto nella sua vita, con coraggio, dicendo sempre quello che pensava, andando ogni giorno incontro a chi era più fragile e aveva più bisogno”, ha ricordato invece Giorgio Gori, europarlamentare del Pd. “Ero molto amico di Don Antonio e gli volevo bene – ha proseguito Gori – Penso che l’abbia fatto fino all’ultimo giorno della sua vita e mi sono stupito davvero che abbia potuto farlo così anziano come era. Eppure tutti i giorni ci dava delle lezioni“, ha concluso.

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