Riforma circoscrizione Estero, Borghese (Vicepresidente MAIE): “Noi siamo per mantenere le 4 ripartizioni elettorali all’estero”
La riforma della Circoscrizione Estero continua ad alimentare il dibattito politico.
A intervenire è il senatore Mario Borghese, vicepresidente del MAIE, che ripercorre le conseguenze del taglio dei parlamentari.
Per Borghese, infatti, non è possibile discutere della riforma della Circoscrizione estero senza ricordare quanto accaduto nella scorsa legislatura con la riduzione del numero dei parlamentari, che ha comportato una significativa diminuzione degli eletti nella Circoscrizione Estero: i senatori sono passati da sei a quattro, mentre i deputati sono scesi da otto a sei.
“Quella riforma – sottolinea il vicepresidente del MAIE – fu sostenuta e accolta trionfalmente dalla quasi totalità delle principali forze politiche, affascinate dalla presunta lotta alla cosiddetta Casta. Noi del MAIE, invece, ci opponemmo perché avevamo ben compreso che sarebbe stata compromessa la rappresentatività dei territori”.
Secondo Borghese, il tempo ha confermato quei timori. “Il taglio dei parlamentari è stato un errore clamoroso non solo per la rappresentanza degli italiani all’estero, ma anche per il funzionamento delle Camere. Oggi ogni parlamentare vive sulla propria pelle le difficoltà create da quella scelta”.
Il senatore ricorda come il MAIE abbia sempre difeso il mantenimento delle quattro ripartizioni della Circoscrizione Estero, ritenendole fondamentali per garantire una rappresentanza equilibrata delle diverse comunità italiane nel mondo. Una posizione che, evidenzia, avrebbe consentito anche al Movimento Associativo Italiani all’Estero di aumentare le possibilità di conquistare un secondo seggio al Senato.
“È evidente – afferma – che il MAIE esce penalizzato dalla riforma approvata dalla Camera. Vedremo cosa accadrà nel passaggio al Senato a settembre. Noi eravamo già pronti ad avviare una campagna elettorale capillare, in tutto il mondo, per conquistare quel secondo seggio. Lo faremo comunque, pur sapendo che con questo sistema sarà molto più difficile raggiungere l’obiettivo”.
Borghese riconosce tuttavia la finalità perseguita dall’attuale maggioranza, cioè quella di correggere alcune distorsioni della precedente legge elettorale, che in passato aveva consentito a una forza politica con circa il 37% dei voti di ottenere tre seggi al Senato, mentre un’altra, con il 27% delle preferenze, era rimasta senza rappresentanza.
“Si trattava certamente di una stortura – osserva – ma probabilmente sarebbe stato possibile correggerla anche senza modificare l’impianto della legge, attraverso candidature più equilibrate e meglio distribuite sui territori”.
Infine, il vicepresidente del MAIE interviene su uno dei temi più discussi del confronto parlamentare, quello relativo alla rappresentanza delle diverse aree geografiche.
“Non è vero – precisa Borghese in conclusione – che territori come l’Australia o il Nord America siano automaticamente esclusi dalla riforma. Con il sistema delle preferenze nulla impedisce che un candidato australiano o nordamericano possa essere eletto. In politica contano ancora le alleanze, il radicamento territoriale e la capacità di costruire e mantenere un rapporto solido con gli elettori”.
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