Affittacamere – Campidoglio: inizia la partita del turismo sostenibile

21 Giugno 2026 - 11:01
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Affittacamere – Campidoglio: inizia la partita del turismo sostenibile

Airbnb contro Campidoglio. Primo round. La partita è iniziata e la sensazione è che sarà lunga e senza esclusioni di colpi. Al centro della querelle, il dibattito fra gli affitti brevi e la volontà di Roma Capitale di porre un giro di vite alle attività del B&B perimetrando, seppur nel rispetto dell’asset fondamentale dell’economia romana, in un alveo capace di contenere ed equilibrare i rapporti fra il libero mercato, l’overtourism e la quotidianità di chi vive al centro di Roma.

La tesi di Airbnb: il declino residenziale del centro non dipende dalle case vacanza

Airbnb rivendica i propri numeri e il ruolo di volano economico: la piattaforma versa un contributo di circa 50 milioni di euro di tasse di soggiorno al Campidoglio e non si ritiene responsabile della desertificazione abitativa del centro di Roma. Attualmente nella Capitale si contano all’incirca 20mila host che sono attivi sulla piattaforma. L’82% affitta un solo appartamento e per il 59% di questa fetta di proprietari il profilo di “affittacamere” non rappresenta l’attività principale. Al netto delle spese, secondo i numeri forniti dalla piattaforma, il guadagno annuo è di circa 9500 euro. Insomma un’integrazione al reddito più che un sostentamento. Gli appartamenti Airbnb fra l’altro rappresentano il 2% degli immobili residenziali.

La necessità di trovare un equilibrio fra mercato e residenti

I numeri parlano chiaro: dei 20mila alloggi Airbnb, 13mila sono all’interno del centro storico o nei quartieri limitrofi. Ciò significa che, oltre ad allagarsi la forbice economica rispetto alla periferia, c’è effettivamente un concentramento che pesa sul mercato abitativo e i residenti. Altrettanto innegabile, tuttavia, che le formule attuali di affitto ovvero il 3+2 o il 4+4 comportano dei rischi per i proprietari in caso di morosità dell’inquilino, dunque la scelta di convertire la proprietà in affittacamere ha un senso. L’ipotesi, a questo punto vicina alla tesi, è di ricalcare le scelte di capitali del turismo europeo come Atene o Barcellona che hanno introdotto restrizioni sugli affitti brevi ma non eliminato né minato l’attività del settore.

Il nodo da sciogliere: la scelta del modello di sviluppo

Il vero nodo da sciogliere non è vietare l’attività, quanto la concentrazione degli host. È su questo punto che Roma, come molte grandi città europee, dovrà decidere quale modello di sviluppo vuole perseguire nei prossimi anni. In questo senso, appare indispensabile avviare una interlocuzione efficace fra l’amministrazione e le piattaforme. L’obiettivo è limitare il blocco totale e aprire un tavolo di concertazione che metta al centro lo studio di fattibilità di intervento su determinate aree e a quali condizioni. Trovare la quadra è un esercizio complicato, ma necessario per non perdere i benefici legati all’attrattività turistica ed evitare, nel contempo, che le restrizioni portino ad un aumento di immobili inutilizzati con conseguente perdita di risorse per l’economia locale.

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