Alemanno propone l'indulto per i carcerati. Ma i vannacciani frenano: "Noi contrari"
E insomma, non è passata neanche una settimana ed ecco che quel sodalizio quasi idilliaco, suggellato a cena in un ristorante sardo nel remoto nord di Roma, tra Gianni Alemanno e Roberto Vannacci sembra già mostrare le prime crepe. Questa mattina a Radio24 l'ex sindaco della capitale, da pochi giorni fuori da Rebibbia, è tornato sul tema che più gli sta a cuore: il carcere. È stato netto: "Per garantire sicurezza occorre un carcere che funzioni, che non solo punisca ma riesca a riabilitare e a combattere la recidiva. Logica vorrebbe che ci fosse l'indulto". Ma la proposta infatti non è piaciuta per niente ai suoi nuovi compagni di partito. Al Foglio, la "sporca dozzina" è categorica: "Non è la soluzione e non è in agenda. Restiamo fermi a quanto detto dal nostro presidente".
I primi segnali di discordia su questo tema sono arrivati proprio la sera della cena. Dopo il saluto da gladiatori davanti ai cronisti, a Vannacci è scappato un "chi commette reati gravi deve marcire in galera". Il tatto, generale. Alemanno ha storto un po' il naso e nella concitazione è stata messa una pezza. Ma non è una novità la posizione di Futuro Nazionale sulla certezza della pena e le loro soluzioni per contrastare il sovraffollamento carcerario. Per loro basta "costruire più carceri". Ed è quello che ci dice anche un colonello di Fn, Rossano Sasso: "L'indulto non è la posizione del nostro partito. Con Alemanno condividiamo la battaglia per la rieducazione. E su quello, in fondo, le sue posizioni sono simili a quelle del nostro presidente". Rimarca lo stesso concetto un altro colonnello, Domenico Furgiuele: "Con l'ex sindaco di Roma ci sono più convergenze che divergenze. Diciamo che in merito a questa proposta... È chiaro che per stupri, pedofilia o altri reati molto gravi non si può chiedere l'amnistia o l'indulto".
Per Furgiuele il carcere "deve punire e rieducare". Serve "intransigenza per le mafie e reati gravi". Anche Emanuele Pozzolo ripete, in coro, la questione: "In un partito è normale discutere". Basta che non si diventi il Pd, ecco. Siete appena nati. "Ma no, lui lancia una discussione, ma la posizione di Vannacci è chiara".
Ed è riassunta in un virgolettato del 26 dicembre 2024: "La mia solidarietà va soprattutto alle vittime, non ai detenuti che stanno scontando la giusta pena per le loro malefatte. Le carceri diventino luoghi in cui ogni carcerato, lavorando duramente e devolvendo i propri emolumenti per l'opera prestata, risarcisca le vittime per i danni subiti dalle loro azioni criminali".
Niente indulto, insomma, ma nuove carceri e un'altra cosa che, apparentemente c'entra ben poco, ma che, da massima battaglia identitaria di Fn, sembra poter funzionare un po' per tutto: la remigrazione. "Può essere una soluzione dal momento visto che il 35 per cento dei detenuti non dovrebbe essere mai entrato in Italia", dice il vannacciano Sasso che ripete che il problema "non si risolve con l'aministia o con l'indulto". Ma è Furgiuele a darci una chiave che potrebbe fare sintesi tra Alemanno e i futuristi: la meritocrazia. "Noi di Futuro nazionale siamo per il ritorno della meritocrazia, in tutti gli ambiti, quindi anche per le carceri. Se ci sono detenuti che nei fatti dimostrano di poter uscire prima con una riduzione della pena è giusto che escano".
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