Alice’s Adventures in Wonderland, le avventure di Wheeldon incantano al Teatro alla Scala
Per la prima volta arriva in Italia e al Teatro alla Scala, la meraviglia e lo stupore narrativo di Alice nel Paese delle Meraviglie del coreografo e regista inglese Wheeldon, che incanta e rapisce in primis il Corpo di Ballo ed i suoi Primi ballerini del Piermarini, interpreti calati nei personaggi con estrema naturalezza, così come copione intende. Alice’s Adventures in Wonderland è un balletto in tre atti del coreografo Christopher Wheeldon con un libretto di Nicholas Wright, basato su Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll.
E’ stato commissionato dal Royal Ballet, Covent Garden e dal National Ballet of Canada, ed ha avuto la sua prima mondiale nel febbraio del 2011. La musica di Joby Talbot è la prima partitura completa di un’ ora e quaranta minuti per il Royal ed il primo balletto narrativo completo commissionato dal 1995. La Prima assoluta nel 2017 vide Lauren Cuthberston nel ruolo di Alice, mentre nella parte di Jack/Fante di cuori, intercambiabili, Sergej Polunin e Federico Bonelli.

Linda Giubelli-Timofej Andrijashenko, credit ph Brescia e Amisano © Teatro alla Scala
‘E’ un’esperienza da vivere più che da spiegare’, così racconta l’autore … ’una porta d’accesso e una forma d’arte molto bella e molto complessa che ha tante sfaccettature diverse astratte, ma anche rimandi ed omaggi ai classici del ‘900 ed ai nuovi classici contemporanei del balletto, quindi è stata una opportunità per creare qualcosa che dia la sensazione di spalancare le porte per fare entrare il pubblico’. E’ un gioco di grandi incastri questo balletto, come rivela l’étoile Nicoletta Manni, interprete come Agnese Di Clemente, Camilla Cerulli e Linda Giubelli nel personaggio di Alice della terza replica …’ e tutto deve funzionare alla perfezione, pieno di cambi di scena ed una magìa che tratteggia un film’.
L’autore Wheeldon si nutre della matrice molto british di formazione per caricaturare e rendere veritieri i personaggi in scena, dell’ironia en travesti del balletto di Ashton, con una trama ritmica da musical, ma con rimandi della composizione nella scrittura coreografica al balletto di repertorio, diviso in tre atti, ove un valzer delle rose sulla melodia da colonna sonora hollywoodiana evoca immediatamente il valzer dei fiori dello Schiaccianoci nel secondo atto. Petali di carta lanciati dalle stesse ballerine nel passaggio in platea in mezzo al pubblico per tessere un dialogo tra finzione e realtà con i convenuti.
E’ l’eterno racconto tra sogno e verità di una giovane adolescente nell’età della pubertà, come accade in tante fiabe narrate, strutturate e danzate, che si addormentano bambine e si risvegliano giovani donne mature ed innamorate, qui ridestandosi in un’epoca moderna, nel giardino della dimora bucolica anglosassone. Là dove non rimane traccia della festa con i convenuti ospiti ad inizio spettacolo, ove il tempo si era fermato e trasformato in un viaggio mentale onirico ed analitico, in cui la protagonista Alice, si muove guidata da personaggi fantastici, in abito dal colore lilla indaco, non a caso nel tono cromatico di un essere indice in evoluzione.

Il corpo di ballo – credit ph Brescia e Amisano © Teatro alla Scala
E se la mente metaforicamente è il Paese delle meraviglie, con i suoi cassetti da aprire e svelare analiticamente, allora il personaggio del Bianconiglio/Lewis Carroll interpretato da Marco Agostino, rappresenta l’ansia che ti fa’ correre senza sosta…’sei in ritardo, non ho tempo, devi fare di più muoviti’…i pensieri si accavallano. Mentre la Regina di cuori/Madre interpretata da Virna Toppi, austera ed ambivalente, è il giudice interiore che ti condanna ogni errore…’hai sbagliato tutto, dovevi immaginarlo, tagliatele la testa’, non transige come una mamma, ma si intenerisce all’evidenza dei fatti. Marco Messina nei panni del Cappellaio Matto/illusionista, in alternanza nelle repliche con Christian Fagetti qui nel ruolo della Duchessa, ha in se’ il significato di uno schema che ti intrappola nello stesso copione, sempre lì, nello stesso posto, alla stessa ora, per sempre, all’afternoon tea delle ore cinque post meridian.
E se il tip tap è musica suonata con i piedi, il coreografo ha voluto che il personaggio del Cappellaio Matto suonasse le note con la tap dance. Così il Ragià Brucaliffo incarnato da Mattia Semperboni, elegante con il suo entourage di odalische, sembra voler ricordare a noi stessi …’chi sei veramente, o stai vivendo la vita di qualcun altro’… con quel fare suadente e conturbante. Come il personaggio dello Stregatto, qui in scena come un enorme pupazzo che si scompone davanti agli occhi incantati di Alice come un grande dragone cinese, che è l’incarnazione del concetto di yang, spirito fecondo maschile creatore.
Questi personaggi per Alice non sono pensieri negativi da combattere ma da ascoltare e trasformare. Nel ruolo della giovane Alice, costantemente in scena una brava Linda Giubelli, nella terza rappresentazione, alle prese con i sentimenti riposti per Jack/Fante di Cuori , il Primo ballerino Timofej Andrijashenko. Così come Gabriele Corrado nelle vesti di Padre/Re di Cuori, dal carattere succube accomodante, o Christian Fagetti en travesti nei panni della Duchessa inquietante, dagli atteggiamenti ambigui in cucina di una ‘killer’ culinaria alle prese con salsicce e carni da fare rabbrividire il palato vegano, insieme alla cuoca complice Francesca Podini e il Maggiordomo boia Massimo Garon.
Nel costrutto narrativo del balletto il rimando poi a Cenerentola con le due sorellastre qui è rimpiazzato dalla presenza delle due Sorelle di Alice, cioè Benedetta Montefiore e Sabrina Solcia. Così tutti i ballerini tecnicamente ineccepibili e capaci di dare credibilità ai personaggi, quali anche Domenico Di Cristo – Prete Lepre Marzolina, Benedetta Giuliano-Sagrestano Ghiro, Said Ramos Ponce- Valletto Pesce, Edward Cooper-Valletto Rana, e i Tre Giardinieri – Gabriele Fornaciari, Alessandro Francesconi, Alessandro Paoloni. Le guardie delle carte della Regina di Cuori, indossano un elmetto rosso che evoca vagamente nella forma la Maschera Nera in Guerre Stellari, una modernità ed un tuffo spazio temporale che appassiona lo spettatore a conoscenza della trama narrativa, ma che si lascia condurre dagli effetti speciali non convenzionali a sorpresa dell’autore con effetti visivi.
Del resto era la fiaba d’infanzia che lo stesso coreografo ha richiesto ed udito di essere raccontata più volte dalla madre, ancora e ancora all’infinito.
Teatro alla Scala terza rappresentazione
Prima assoluta italiana
Coreografia Christopher Wheeldon
Musica Joby Talbot Orchestra del Teatro alla Scala
Direttore Koen Kessels
interpreti Corpo di Ballo del Teatro alla Scala diretto da Frédéric Olivieri
in scena fino al 30 maggio c.m.
di Emanuela Cassola Soldati
credit ph Brescia e Amisano © Teatro alla Scala
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