Alpini, centrodestra all’attacco sulle grafiche di Liguria Pride contro l’adunata

Maggio 11, 2026 - 10:32
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Alpini, centrodestra all’attacco sulle grafiche di Liguria Pride contro l’adunata
Generico maggio 2026

Genova. “Al machismo e al militarismo, alle penne in erezione che occupano la nostra città, preferiremo sempre delle favolose piume, not all alpini“. È il testo di alcune grafiche pubblicate sui social di Liguria Pride, la rete che organizza la parata che quest’anno, a Genova, si terrà il 13 giugno, nonché altre iniziative come la “Colorata Cena” di sabato prossimo.

Questi contenuti – un escamotage utilizzato da Liguria Pride per presentare ai follower la grafica ufficiale del Pride 2026 – non sono passati inosservati tra i banchi del centrodestra in consiglio comunale che già, in questi giorni, aveva espresso indignazione per altre forme di dissenso nei confronti degli alpini, dagli stencil di Non Una Di Meno nel centro sorico in cui si parlava di “remigrare gli alpini” ad altre campagne, come quella del “fischietto” contro le molestie.

E così nelle ore in cui la sindaca di Genova Silvia Salis sfilava insieme agli alpini sotto il gonfalone di Genova e passava “la stecca” dell’adunata alla città di Brescia, Alessandra Bianchi, capogruppo di Fratelli d’Italia a Tursi, diramava una nota per chiederle – ancora una volta – una presa di distanze. Così come Pietro Piciocchi, capogruppo di Vince Genova, e i consiglieri della Lega, Bordilli e Bevilacqua.

“Mi piacerebbe sapere cosa pensa delle grafiche pubblicate dagli organizzatori del Liguria Pride 2026 – scrive Bianchi – grafiche che, di fatto, continuano a promuovere la campagna d’odio che ha accompagnato l’avvicinamento, e non solo, alla 97esima adunata degli alpini tra violenze verbali, lancio di accuse e aggressioni. E mentre ci dirà che non può continuare a prender le distanze da ogni cosa e che è pronta a condannare ogni forma di violenza mi auguro che, almeno in questa occasione, faccia seguire alle parole fatti concreti“.

Bianchi ritorna poi sul caso della story pubblicata da Ilaria Gibelli, avvocata genovese tra le fondatrici di Liguria Rainbow e da qualche settimana a capo dell’ufficio comunale delle politiche Lgbtqia+. Gibelli, che aveva commentato i risultati di un sondaggio sui credo religiosi legati agli elettori di diversi partiti, aveva più o meno indirettamente accusato quelli di centrodestra di omofobia e intolleranza. Poi aveva chiesto scusa.

Secondo Bianchi quello di Salis sull’episodio è stato “un silenzio inaccettabile, mi auguro non prosegua anche in questa circostanza, non farebbe altro che avvallare una narrazione squallida e distante da quanto abbiamo assistito in questi giorni di festa in città”.

Il post di Liguria Pride viene definito da Pietro Piciocchi “disgustoso”. E avverte la sindaca: “Di ambiguità sull’adunata degli alpini ne abbiamo viste fin troppe, la nostra prima cittadina non può continuare a tenere il piede in due scarpe. Da che parte sta il Comune di Genova che patrocina il Liguria Pride? Deve esigere che si scusino immediatamente e pubblicamente”.

“Genova ha vissuto giorni di straordinaria partecipazione, commozione e unità grazie alla presenza degli alpini, esempio di sacrificio, solidarietà e amore per la patria – dichiarano Paola Bordilli e Alessio Bevilacqua, consiglieri del gruppo Lega – vedere una manifestazione così sentita sporcata da slogan di cattivo gusto è un insulto non solo alle penne nere, ma a tutta la cittadinanza che le ha accolte con affetto e rispetto».

“I manifesti in questione utilizzano giochi di parole volgari e una retorica del sospetto che nulla hanno a che vedere con il confronto civile. La volgarità gratuita svilisce qualsiasi tentativo di dialogo sui diritti, trasformando la rivendicazione in bassa provocazione – proseguono – chiediamo che gli organizzatori del Pride si scusino e chiediamo pubblicamente al sindaco Salis cosa ne pensi. Intende condannare queste provocazioni volgari o avallerà con il suo silenzio chi offende le penne nere e la sensibilità dei genovesi? Sia chiaro: il silenzio legittima sempre. Non tolleriamo più ambiguità”.

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