Anche il Pd sulle barricate: “Il termovalorizzatore non serve, Bucci non scarichi responsabilità sui Comuni”

Genova. Anche il Pd in Regione Liguria si aggiunge al coro di no al termovalorizzatore, argomento spinoso per la giunta Salis che ha messo in stand-by la partecipazione di Amiu al bando di Arlir in attesa che si individui un sito fuori dal territorio genovese.
“La nostra posizione, che sosteniamo da mesi, è sempre la stessa: il termovalorizzatore in Liguria non serve – scrivono in una nota il segretario regionale Davide Natale e il consigliere Roberto Arboscello – Non lo diciamo noi ma i numeri della pianificazione voluta dalla destra. Con quei numeri (260.000 tonnellate di indifferenziato prima del trattamento negli impianti Tmb) la realizzazione dell’impianto e lo smaltimento del rifiuto avrebbero costi non sostenibili. La questione quindi non è decidere se l’impianto debba essere realizzato a Savona, a Genova o chissà dove: il tema è che non è necessario. Bucci la smetta di scaricare sui Comuni e sui sindaci responsabilità che spettano esclusivamente a chi governa la Regione e abbia il coraggio di assumersi le proprie responsabilità”.
“Il piano regionale di raccolta dei rifiuti è fallito: dove sono i Tmb e i biodigestori previsti in ogni provincia? Non ci sono. E sull’utilità del termovalorizzatore nella nostra regione? Ad oggi non esiste nessuno studio che ne compari costi e benefici. Bucci e la destra che lo sostiene, invece di perdere tempo in inutili scaricabarili, apra un dialogo con le regioni limitrofe per verificare concretamente la possibilità di aprire il confronto e capire quali sinergie si possono mettere in campo. Una possibilità che sosteniamo da tempo e che è arrivato il momento di percorrere e vagliare in modo concreto. Tutto ciò si rende maggiormente necessario visto che tutti i sindaci della Val Bormida si sono espressi negativamente e anche Genova, già ai tempi di Piciocchi, si era espressa in eguale modo. E Bucci che diceva che avrebbe espropriato le aree se non avesse avuto pareri favorevoli, cosa sta combinando?“, chiedono i dem.
Lo studio che afferma la necessità del termovalorizzatore, stando a quanto aveva riportato la sindaca Silvia Salis, è quello che Amiu aveva commissionato a Ramboll. Sulla base di queste evidenze l’amministrazione aveva annunciato che l’azienda avrebbe partecipato al bando (nel frattempo prorogato da Bucci fino al 20 luglio) salvo poi rinviare l’eventuale adesione alla fase pubblica. Una strada che, secondo il governatore ligure, non consentirebbe ad Amiu di avere benefici economici, mentre non è dello stesso avviso la giunta di Palazzo Tursi.
Nel frattempo Avs ribadisce la sua posizione e accusa Bucci: “Di fronte all’incapacità di gestire il problema, che ha contribuito a creare quando era sindaco di Genova, il presidente scarica il peso di questo tema sui Comuni, cercando di metterli l’uno contro l’altro. L’unico responsabile di questa crisi è proprio Bucci, che prima ha ridotto Genova a un tasso ridicolo di raccolta differenziata e che adesso sta cercando di imporre una soluzione sbagliata come l’inceneritore: una scelta anacronistica, inquinante, lenta da realizzare e che porterà benefici solo ai privati, ai quali è stata affidata la scelta del sito dove costruirlo”, attaccano Selena Candia, capogruppo regionale, e Francesca Ghio, capogruppo comunale.
“Durante il suo mandato da sindaco, Bucci ha posato la prima pietra di un impianto di Tmb, senza peraltro riuscire a realizzarlo e obbligando la città ad utilizzare impianti fuori regione, con un aggravio di costi. Bucci ha lasciato in eredità ai Genovesi una delle TARI più care d’Italia, una percentuale di raccolta differenziata così bassa da incorrere in una costosa procedura d’infrazione”, ricordano Simona Simonetti e Simon Moeller, co-portavoce regionali di Europa Verde, e Carla Nattero, segretaria regionale di Sinistra Italiana, che sottolineano: “È una visione troppo ristretta dare per scontata la costruzione del termovalorizzatore, e limitarsi a rifiutare la localizzazione dell’impianto nel proprio territorio. Bisogna discutere sulle scelte di fondo, che devono andare nella direzione di un’economia circolare, con un elevato tasso di raccolta differenziata”.
Come evidenziano Candia e Ghio, “la Regione è l’ente preposto alla pianificazione dei rifiuti, ma ha incassato solo ‘no’ dai comuni ipotizzati per ospitare l’inceneritore. Per questo motivo, Bucci ha lasciato alle aziende la scelta del sito dove costruire l’impianto, rinunciando al suo ruolo pubblico. Adesso che si è trovato contro il muro contrario delle amministrazioni locali, il presidente scarica tutta la sua incapacità addosso al Comune di Genova, invece che ammettere i propri errori e fare marcia indietro su un progetto sbagliato e dannoso. La Regione non è neppure riuscita a realizzare gli impianti intermedi, su cui siamo tutti d’accordo, che avrebbero aiutato ad aumentare la differenziata e a ridurre notevolmente i nostri rifiuti, come i biodigestori e gli impianti di Tmb, il trattamento meccanico-biologico. In questo quadro di cattiva gestione si inserisce il costo inutile per l’Arlir, l’agenzia regionale per i rifiuti, che dovrebbe affrontare il tema della sua interezza, invece sembra aggravare il problema”, denunciano le capogruppo regionale e comunale di Avs
“La decisione del governatore Bucci di realizzare un inceneritore, demandando alle aziende la scelta del luogo e attribuendo alla città di Genova la responsabilità della scelta, è la prova del suo fallimento come presidente di Regione e come sindaco della città di Genova. Affidare questa scelta alle aziende è sbagliato, perché i privati decidono in base alla massimizzazione del profitto, senza alcuna attenzione per l’interesse collettivo”, rincarano Simonetti, Moeller e Nattero.
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