Anche la politica soffre il caldo: il paradosso Renzi e le bordate delle sorelle Meloni

30 Giugno 2026 - 17:23
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Ultime dal Palazzo. In soldoni: anche la Politica soffre il caldo. Piovono uscite da bollino rosso. Ce n’è per tutti. Cominciamo dal cosiddetto “paradosso Renzi”: l’ex premier fa il portavoce ombra della opposizione, promuove il campo largo, ma mezza sinistra gli rema contro. Eppure la strada dell’ex rottamatore è lastricata di buone intenzioni.

Ha detto: “Io devo portare al centrosinistra i voti di chi detesta Conte, Bonelli e Fratoianni”. Campa cavallo.
Sotto il solleone irrompono le sorelle Meloni e vanno giù duro.Arianna tuona contro le sparate di Vannacci (“No, non è di destra. Sta con l’opposizione contro il governo”) e resta sul pezzo graffiando Schlein e compagnia bella (“Non si può dare l’Italia ad una sinistra che vota in cinque modi diversi”). E già che ha il libro aperto, rimarcando il suo ruolo di responsabile della segreteria di Fratelli d’Italia, ne dice due sulla gestione del Covid (“Emerge un quadro raccapricciante. Mentre il Paese lottava c’era chi si arricchiva; mi auguro sviluppi giudiziari”). Giorgia non è da meno. Va nel salotto di Nicola Porro “(Dieci minuti”, Rete4) e consegna ai media il titolo di giornata: Repubblica e La Stampa ne hanno fatto l’apertura (“Meloni: “Basta tabù, destra al Quirinale”). Esplicito il quotidiano di Torino (“Meloni prenota il Colle”).

Lo scontro sulla legge elettorale

Non c’è solo il Covid o la corsa al Colle a tener banco nello scontro politico. C’è, addirittura da mesi, il nodo della legge elettorale. Ognuno dice la sua. Siamo comunque in dirittura d’arrivo: entro il 10 luglio la maggioranza punta al sì alla Camera e in Senato ad agosto. Frenano i deputati leghisti, si studiano alternative. Pier Ferdinando Casini, 70 anni, parlamentare dal 1983 (“quando i cittadini conoscevano i loro parlamentari, oggi non è più così perché i partiti non esistono più, sono diventati comitato elettorale dei leader e i leader scelgono dal primo all’ultimo parlamentare”), Casini, si diceva, ha rotto il silenzio per denunciare che “si è perso il rapporto con gli elettori”. Allora che fare? L’ex presidente della Camera (2001-2006) indica la strada: “Torniamo alle preferenze, antidoto all’anti-Politica”.

Caso Italo Balbo

A complicare lo scenario politico del momento e’ spuntato il caso Italo Balbo (1896-1940), ferrarese doc, generale e leggendario aviatore, uno dei quadrumviri della marcia su Roma (colpo di Stato del 28 ottobre 1922). Il “Festival delle Città identitarie”, la famosa manifestazione itinerante sbarcata quest’anno a Ferrara (2-5 luglio) per esaltare le figure e le opere che hanno segnato l’identità ferrarese, sta suscitando vibranti polemiche. Dopo l’opposizione è arrivato il NO della curia perché “Balbo era un gerarca fascista che limito’ la libertà personale”. La frattura Diocesi-sindaco leghista ripropone una suggestione alla Giovannino Guareschi, il geniale creatore di Peppone e don Camillo. Gira e rigira la musica non cambia.

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