Andrea Maldera: "In Ucraina senza paura, qui sento un popolo di veri eroi"

27 Maggio 2026 - 11:13
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Il nuovo ct italiano ha risposto con entusiasmo alla chiamata di Shevchenko.

Andrea Maldera è il nuovo commissario tecnico dell'Ucraina, il primo allenatore straniero nella storia della nazionale nata nel 1992.


L'ex collaboratore di Leonardo, Allegri e Inzaghi al Milan ha dichiarato in un'intervista al Corriere della Sera: "Ho percepito l'orgoglio della gente e la loro gratitudine per aver accettato l'incarico e anche per aver scelto di vivere qui".


"Ho deciso di comune accordo con De Zerbi di non seguirlo al Tottenham perché volevo mettermi alla prova in prima persona. E quando è arrivata la chiamata di Shevchenko non ho avuto dubbi: è una cosa troppo affascinante, comunque vada sarà un'esperienza pazzesca, perché sento un popolo alle spalle. E di conseguenza anche una grande responsabilità".


"Sheva è una persona molto equilibrata che ha una leadership dominante, ancora di più qui in Ucraina perché si sente investito di un ruolo molto forte. Non mi ha messo pressione su nulla e mi sta vicino su tutto: è protettivo e percepisco la sua fiducia. Non c'è dubbio che abbia avuto molto coraggio a scegliermi. E il progetto è più ampio, vogliamo creare anche una scuola di allenatori per far crescere tutto il calcio ucraino".


COPRIFUOCO E SIRENE

"Qui la vita scorre normalmente, se non fosse per il coprifuoco notturno e per le sirene degli ultimi giorni, a causa dei missili balistici difficili da localizzare. Ho una applicazione nel telefono che mi avvisa del tipo di rischio, come è accaduto l'altra notte. All'inizio ti senti un po' agitato, ma poi ti comporti come loro, senza vittimismo. La mattina dopo l'attacco ho partecipato a un evento nelle scuole e vedere questi bambini che giocavano come se nulla fosse, con allegria, mi ha fatto riflettere".


"Ho già lavorato con l'Ucraina nello staff di Shevchenko e conosco tante persone, mi sono sempre informato della situazione. Leopoli è più sicura, ma io sarei andato a vivere anche a Kiev, che mi piace molto. Ma il problema sono gli spostamenti: per andare in federazione ho dovuto fare un viaggio di 16 ore in treno con la cuccetta. Quando sono arrivato si sono scusati per il disagio, ma la verità è che non mi fanno mancare nulla".


"Qui per me ci sono i veri eroi sportivi, per come portano avanti il calcio tra mille difficoltà. La capacità di adattamento è enorme, come la passione: una partita può durare anche tre ore, per gli allarmi aerei. Anche per questo la recente semifinale di Europa League raggiunta dallo Shakhtar Donetsk non è stata esaltata a sufficienza. E poi c'è tanta voglia di normalità: il calcio serve anche a non pensare sempre ai problemi".


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