Arabia Saudita: il fondo sovrano Pif annuncia a Roma 140 opportunità con l’Europa per 10,4 miliardi di euro
Nel giorno in cui l’intesa tra Stati Uniti e Iran dovrebbe consentire la riapertura dello Stretto di Hormuz, il Fondo per gli investimenti pubblici dell’Arabia Saudita (Pif) sceglie Roma per annunciare 140 opportunità di collaborazione con l’industria europea, per un valore complessivo di 10,4 miliardi di euro entro il 2030. L’annuncio arriva a Fii Priority Europe 2026, dove il fondo saudita ha anche tracciato il bilancio dei 98 miliardi di euro già investiti in Europa e nel Regno Unito tra il 2017 e il 2025. La conferenza internazionale sugli investimenti organizzata dal Future Investment Initiative Institute riunisce nella capitale italiana rappresentanti delle istituzioni, fondi sovrani, banche e grandi gruppi industriali, mettendo al centro il rafforzamento dei rapporti economici tra l’Arabia Saudita e l’Europa. L’Italia punta a svolgere un ruolo di raccordo tra le due aree, facendo leva sulla propria posizione nel Mediterraneo e sulle competenze nazionali nei settori dell’energia, delle infrastrutture, della difesa e della manifattura.
Il governatore del Pif e presidente di Saudi Aramco, Yasir al Rumayyan, ha spiegato che le 140 opportunità saranno presentate nel corso della conferenza e richiederanno la partecipazione dell’industria europea. “Riteniamo che possano produrre grandi benefici per entrambe le parti”, ha affermato Al Rumayyan. Il valore complessivo delle iniziative previste fino alla fine del 2030 ammonta a circa 10,4 miliardi di euro. Il governatore ha inoltre tracciato un bilancio degli investimenti già realizzati dal fondo sovrano saudita in Europa e nel Regno Unito. Tra il 2017 e il 2025, il Pif ha investito circa 98 miliardi di euro, contribuendo per circa 70 miliardi al prodotto interno lordo europeo e sostenendo, secondo i dati presentati, circa 160 mila posti di lavoro. “Le sfide esistono, ma ritengo che le opportunità siano enormi”, ha dichiarato Al Rumayyan, assicurando che il fondo continuerà a investire sui mercati internazionali attraverso una strategia diversificata e orientata al lungo periodo. “Pensiamo in termini di anni e decenni, anziché di trimestri”, ha aggiunto.
Saudi Aramco ha effettuato acquisti per circa otto miliardi di euro presso fornitori europei. L’Italia rappresenta circa il 25 per cento del totale, con commesse per un valore stimato intorno ai due miliardi di euro. La crisi dello Stretto di Hormuz ha rappresentato uno dei principali temi della mattinata. Al Rumayyan ha sottolineato che le conseguenze del conflitto non hanno riguardato soltanto petrolio e gas, ma anche petrolchimica, fertilizzanti e manifattura avanzata. “La crisi non ha colpito soltanto l’Arabia Saudita o i Paesi del Golfo, ma ha avuto un impatto sulla regione e sul mondo intero”, ha affermato. Il presidente di Aramco ha ricordato che l’oleodotto saudita est-ovest ha consentito al Regno di mantenere una capacità alternativa di esportazione durante le difficoltà nello Stretto. L’infrastruttura, inizialmente capace di trasportare 5,5 milioni di barili al giorno, è stata potenziata fino a sette milioni. Aramco valuta inoltre un ampliamento delle proprie strutture di stoccaggio petrolifero nel mondo, soprattutto in Asia.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha aperto i lavori con un videomessaggio nel quale ha auspicato che Roma possa diventare la sede europea permanente delle attività del Fii Institute. “Essere una grande piattaforma commerciale e regolatoria non è più sufficiente”, ha affermato Meloni, indicando tra le priorità dell’Europa l’autonomia strategica, la capacità industriale, la sovranità tecnologica e la forza finanziaria. La presidente del Consiglio ha attribuito un ruolo centrale alla cooperazione tra Europa e Golfo, definendola un rapporto con “un enorme potenziale ancora inesplorato”. “L’Italia intende svolgere un ruolo di primo piano, come porta d’accesso all’Europa e naturale polo energetico, logistico e commerciale del Mediterraneo”, ha dichiarato.
Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, era presente all’apertura della conferenza, ma non ha pronunciato l’intervento previsto dal programma. Secondo quanto appreso da “Agenzia Nova”, il ministro ha lasciato la sede dell’evento per sopraggiunti impegni di agenda. L’amministratore delegato di UniCredit, Andrea Orcel, ha concentrato il proprio intervento sulla frammentazione del mercato europeo e sugli ostacoli nazionali alle aggregazioni bancarie. Rispondendo a una domanda sul dossier Commerzbank, Orcel ha criticato la tendenza dei singoli Paesi a voler mantenere il controllo nazionale su banche e infrastrutture strategiche. “È meglio controllare qualcosa che non funziona piuttosto che condividere qualcosa di più grande”, ha osservato. Secondo Orcel, la frammentazione del mercato tedesco limita gli investimenti e le dimensioni degli operatori europei, favorendo al contempo l’avanzata delle banche statunitensi. “Nel tentativo di proteggere ciò che consideriamo nostro, stiamo lasciando spazio ai concorrenti globali”, ha affermato.
Il ministro saudita del Turismo, Ahmed al Khateeb, ha evidenziato l’impatto della guerra con l’Iran sui collegamenti aerei, sui costi del carburante e sui flussi turistici regionali. “Le compagnie aeree hanno interrotto le operazioni, l’inflazione è aumentata e l’accesso al carburante per l’aviazione è diventato una grande sfida”, ha dichiarato. Al Khateeb ha tuttavia sottolineato la tenuta del mercato interno saudita, che rappresenta tra il 60 e il 65 per cento dell’attività turistica del Regno. Il ministro saudita dei Trasporti e dei Servizi logistici, Saleh bin Nasser al Jasser, ha riferito che Riad ha attivato 41 piani di continuità operativa e di emergenza durante la crisi dello Stretto di Hormuz. “Dall’inizio dell’attuale crisi sono stati attivati più di 23 nuovi collegamenti marittimi, in coordinamento con il settore privato”, ha affermato Al Jasser. Le autorità saudite hanno inoltre deviato verso i porti occidentali parte delle navi inizialmente dirette verso la costa orientale.
Sul fronte industriale, l’amministratore delegato e direttore generale di Leonardo, Lorenzo Mariani, ha indicato nella collaborazione l’unica risposta efficace alla crescente complessità delle minacce ibride. “Il problema più serio è che all’Europa manca, nella difesa e nella sicurezza, una vera politica industriale”, ha affermato. Mariani ha indicato nello strumento Safe “un impegno concreto” dell’Unione europea per sostenere l’aumento della spesa, favorire gli acquisti comuni e promuovere l’armonizzazione dei requisiti militari tra gli Stati membri. L’amministratore delegato e direttore generale di Fincantieri, Pierroberto Folgiero, ha invece annunciato l’obiettivo di ridurre da oltre 50 a circa 34 mesi i tempi di costruzione di una fregata. Folgiero ha definito Safe uno strumento capace di incentivare la cooperazione tra Paesi, accelerare gli approvvigionamenti e indirizzare gli acquisti verso l’industria europea. “Come industria siamo pienamente attrezzati: basta darci un segnale e noi consegneremo”, ha dichiarato. I lavori proseguiranno nel pomeriggio con sessioni dedicate all’energia, alle infrastrutture, agli investimenti e all’innovazione.
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