Brexit, dieci anni dopo: il 66% degli inglesi è pentito. Procaccini: “L’Europa si cambia da dentro”

21 Giugno 2026 - 20:56
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Brexit, dieci anni dopo: il 66% degli inglesi è pentito. Procaccini: “L’Europa si cambia da dentro”

Brexit, dieci anni dopo: il 66% degli inglesi è pentito. Procaccini: “L’Europa si cambia da dentro”

A dieci anni dal referendum che sancì l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, il bilancio della Brexit appare sempre più controverso. La ricorrenza del voto del 23 giugno 2016 arriva mentre l’economia britannica continua a fare i conti con una crescita debole e con una diffusa insoddisfazione dell’opinione pubblica.

Secondo uno studio del National Bureau of Economic Research, basato sui dati disponibili fino alla fine del 2025, la Brexit avrebbe ridotto il Pil britannico tra il 6 e l’8%, gli investimenti del 12-13%, l’occupazione del 3-4% e la produttività di una quota analoga. A pesare sul quadro complessivo sono stati anche eventi straordinari come la pandemia, la guerra in Ucraina e le crisi in Medio Oriente.

Due britannici su tre giudicano negativa la Brexit

A certificare il cambio di clima nel Paese è un nuovo sondaggio dell’European Council on Foreign Relations. Il 66% degli intervistati ritiene che la Brexit abbia avuto effetti negativi sul Regno Unito, peggiorando il costo della vita, la crescita economica, le opportunità per i giovani e persino la gestione dell’immigrazione clandestina.

Tre quarti degli elettori britannici chiedono oggi relazioni più strette con Bruxelles. Il 46% si dice favorevole a un rafforzamento dei legami economici con l’Ue, contro appena il 13% dei contrari. Un dato significativo riguarda anche gli elettori di Reform UK, tradizionalmente euroscettici, tra i quali prevale la richiesta di una maggiore cooperazione commerciale con l’Europa. Il 63% dei britannici, inoltre, accetterebbe il ritorno della libera circolazione delle persone in cambio di un accordo economico più vantaggioso con l’Unione Europea.

Procaccini al Guardian: “Nessuna lezione dalla Brexit, l’Europa va cambiata dall’interno”

Nel dibattito sul futuro dell’Europa interviene Nicola Procaccini, europarlamentare di Fratelli d’Italia e co-presidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (Ecr), intervistato dal Guardian nell’ambito di un reportage dedicato alle conseguenze della Brexit. “A dieci anni dalla Brexit le forze conservatrici hanno acquisito slancio nell’Unione Europea, anche grazie alla cosiddetta maggioranza Giorgia che ha approvato il nuovo regolamento sui rimpatri”, ha osservato Procaccini.

L’esponente di FdI ha inoltre respinto l’idea che l’esperienza britannica possa rappresentare un modello per l’Italia: “Non abbiamo nessuna lezione da imparare dalla Brexit. L’Italia è stata fondatrice del progetto europeo e non possiamo immaginare il nostro Paese fuori dall’Europa”. Procaccini ha quindi ribadito la linea dei Conservatori europei: “Il nostro obiettivo è cambiare l’Europa da dentro, pezzo per pezzo, dopo decenni in cui l’Unione è stata condizionata dalle politiche ideologiche della sinistra e da un modello federale accentratore. Noi vogliamo una Ue che si occupi di pochi grandi temi e lasci spazio alle nazioni, secondo lo spirito originario dei Trattati”.

Brexit e italiani a Londra: aumentano richieste di cittadinanza e passaporti

Se il quadro economico resta problematico, la comunità italiana nel Regno Unito ha reagito con pragmatismo ai cambiamenti imposti dalla Brexit. “Dopo l’uscita dall’Unione Europea abbiamo registrato un aumento delle richieste di cittadinanza italiana da parte di cittadini britannici che ne hanno diritto attraverso il matrimonio, oltre a un incremento dei passaporti per i figli delle coppie miste italo-britanniche”, spiega ad Adnkronos il Console generale d’Italia a Londra, Domenico Bellantone.

Valigia di cartone addio, gli italiani che arrivano a Londra sono professionisti qualificati

Secondo il diplomatico, il passaporto italiano viene sempre più percepito come una garanzia per mantenere un accesso privilegiato all’Europa. Negli ultimi quattro anni il Consolato di Londra è diventato il primo al mondo per numero di documenti rilasciati, con oltre 40.500 passaporti emessi nel solo 2024.

Anche l’immigrazione italiana oltremanica è cambiata. Oggi arrivano soprattutto lavoratori altamente qualificati, già in possesso di un visto sponsorizzato e di requisiti salariali adeguati al sistema a punti introdotto da Londra dopo la Brexit. Una trasformazione che mostra come il Regno Unito continui ad attrarre talenti, ma con criteri molto più selettivi rispetto al passato. E mentre molti britannici guardano con nostalgia ai vantaggi della libera circolazione europea, cresce il numero di famiglie che sceglie il doppio passaporto per garantire ai propri figli un futuro senza barriere tra Regno Unito e continente.

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