CUBA, È MORTO RAMIRO VALDÉS: L’ULTIMO COMANDANTE DELLA RIVOLUZIONE AVEVA 94 ANNI
Storico collaboratore di Fidel Castro, partecipò all’assalto alla caserma Moncada e alla spedizione del Granma. Fu ministro, vicepresidente e membro del vertice del Partito comunista cubano
L’Avana perde uno degli ultimi protagonisti della rivoluzione cubana. Ramiro Valdés, storico collaboratore di Fidel Castro e figura centrale del potere politico dell’isola per oltre sessant’anni, è morto all’età di 94 anni.
Ad annunciarlo è stato il presidente cubano Miguel Díaz-Canel attraverso un messaggio pubblicato sui social network. Non sono state rese note le cause della morte.
«La sua scomparsa fa profondamente male, come quella di un padre», ha scritto Díaz-Canel, salutando Valdés con una delle espressioni simbolo della rivoluzione: «Hasta la victoria siempre, Comandante».
Nato il 28 aprile 1932, Valdés aveva appena 21 anni quando, nel 1953, partecipò insieme a Fidel Castro all’assalto alla caserma Moncada, l’azione che segnò l’inizio dell’insurrezione contro il regime del presidente Fulgencio Batista.
Dopo l’esilio in Messico, nel 1956 fu uno degli 82 uomini che salparono a bordo dello yacht Granma per raggiungere Cuba e rilanciare la lotta rivoluzionaria. Fu anche uno dei pochi sopravvissuti alla repressione che seguì lo sbarco.
Tra i dodici uomini rimasti in vita figuravano Fidel Castro, il fratello Raúl e il rivoluzionario argentino Ernesto “Che” Guevara.
Valdés raggiunse poi i fratelli Castro sulle montagne della Sierra Maestra, nella parte orientale dell’isola, diventando vicecomandante di Guevara. Combatté al suo fianco nella decisiva battaglia di Santa Clara, negli ultimi giorni del 1958, poco prima della fuga di Batista da Cuba, avvenuta il primo gennaio 1959.
Dopo la vittoria della rivoluzione, Valdés assunse la guida dell’apparato di sicurezza creato dal nuovo governo e diventò uno degli uomini più potenti e influenti del sistema cubano.
Nel corso della sua lunga carriera ricoprì numerosi incarichi istituzionali: fu ministro dell’Interno, viceministro della Difesa, ministro dell’Informatica e delle Comunicazioni, vicepresidente del Consiglio di Stato e vice primo ministro.
Ricevette inoltre i titoli onorifici di “Eroe della Repubblica di Cuba” e “Comandante della Rivoluzione”. Fino al 2019 fece parte dell’Ufficio politico del Partito comunista cubano, il principale organismo decisionale del partito unico dell’isola.
Valdés rappresentava una delle ultime figure della cosiddetta “generazione storica”, il gruppo di rivoluzionari che aveva accompagnato Fidel Castro nella conquista del potere e che aveva successivamente guidato il Paese.
Nonostante il progressivo passaggio delle responsabilità politiche a una nuova generazione di dirigenti, voluto da Raúl Castro e culminato nel 2018 con l’elezione di Díaz-Canel alla presidenza, Valdés continuò a ricoprire incarichi di rilievo.
Negli ultimi anni si era occupato in particolare della grave crisi energetica cubana e dei frequenti blackout che colpiscono l’isola. Appariva regolarmente in uniforme militare accanto al presidente, invitando la popolazione a ridurre i consumi e a conservare lo spirito rivoluzionario durante le difficoltà.
Conosciuto per l’abbigliamento verde oliva e per il caratteristico pizzetto portato fin dai primi anni dell’insurrezione, Valdés mantenne fino alla vecchiaia una forte presenza pubblica. Appassionato di attività fisica, continuò ad allenarsi anche dopo gli ottant’anni.
Rimase sempre fedele alla rivoluzione, ai suoi leader e al sistema politico a partito unico, anche durante le fasi più difficili attraversate da Cuba.
«Non possiamo dimenticare che siamo arrivati fin qui grazie all’unità del popolo e alla sua fiducia nella rivoluzione», aveva dichiarato nel 2014, durante le celebrazioni per il 61° anniversario dell’assalto alla caserma Moncada.
Con la morte di Ramiro Valdés scompare uno degli ultimi testimoni diretti della lotta armata che rovesciò Batista e trasformò Cuba in uno dei principali simboli politici del Novecento.
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