Arbitri, il dossier De Meo: l’archiviazione, il “muro” sugli atti e il parallelo con Rocca. Le carte – Parte 4

Maggio 04, 2026 - 19:05
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Arbitri, il dossier De Meo: l’archiviazione, il “muro” sugli atti e il parallelo con Rocca. Le carte – Parte 4

Affaritaliani ripercorre le tappe della vicenda di Pasquale De Meo, ex assistente arbitrale CAN: cosa è successo?

Il caos nel mondo arbitrale resta sospeso tra inchiesta, ricostruzioni ancora parziali e atti da chiarire. Il caso Rocchi-Gervasoni continua a tenere alta l’attenzione sulla gestione arbitrale degli ultimi anni, sulle designazioni, sui rapporti interni alla CAN e sul ruolo dei vertici tecnici.

Se tutto questo abbia inciso o meno sui campionati, e in che misura, spetterà eventualmente alla giustizia sportiva e ordinaria stabilirlo. Il caso di cronaca odierna, però, ha riaperto un tema già emerso in diverse ricostruzioni degli ultimi anni: tensioni interne al mondo arbitrale, gestione delle carriere, rapporti con i vertici tecnici, segnalazioni su presunte preferenze e vicende finite prima davanti agli organi federali e poi nel dibattito pubblico.

Affaritaliani chiude il racconto della vicenda di Pasquale De Meo, ex assistente arbitrale CAN. Nei primi tre capitoli è stata ricostruita la vicenda dello spogliatoio di Milan-Empoli, le prime reazioni interne, il precedente del servizio NCC, la cena di Verona, il confronto di Coverciano e il percorso che portò la segnalazione dentro il procedimento federale.

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Va ribadito ancora una volta che la vicenda fu esaminata dalla Procura Federale e archiviata, non essendo emerse, allo stato, fattispecie di rilievo disciplinare. Gli atti non ribaltano quell’archiviazione. Consentono però di ricostruire cosa De Meo segnalò, come il fascicolo venne trattato e perché oggi l’ex assistente rilegge quella storia alla luce del caso Rocca e della situazione odierna.

Il 6 settembre 2023 arriva l’archiviazione

Il procedimento federale n. 901pf22-23 si chiude il 6 settembre 2023. La Procura Federale, dopo aver acquisito documenti, relazioni, screenshot, cronologie telefoniche e audizioni, archivia.

Secondo la Procura, allo stato degli atti, non emergono fattispecie di rilievo disciplinare. Gli episodi segnalati da De Meo vengono esaminati, ma non ritenuti sufficienti per procedere.

La decisione riguarda un fascicolo ormai molto più ampio della sola segnalazione iniziale sullo spogliatoio di Milan-Empoli. Dentro erano entrati lo spogliatoio di San Siro, il confronto di Coverciano, il caso del servizio NCC, la cena di Verona, i messaggi, le telefonate e le versioni raccolte da altri colleghi e figure tecniche.

La lettura della Procura è diversa da quella di De Meo. Dove l’ex assistente vede un clima di pressione, isolamento e disparità di trattamento, altri soggetti ascoltati ridimensionano in più punti i toni degli episodi. Si parla di frasi dette in un contesto conviviale, di sfoghi personali, di confronti duri ma non tali, secondo la valutazione federale, da superare la soglia disciplinare.

De Meo e la richiesta di accesso agli atti

Per De Meo, però, la storia non si chiude con l’archiviazione.

Dopo la comunicazione della Procura Federale, l’ex assistente chiede di accedere agli atti del procedimento. Vuole vedere il fascicolo, capire quali documenti siano stati acquisiti, quali dichiarazioni siano state raccolte e su quali basi sia stata presa la decisione finale.

La prima richiesta ufficiale parte il 29 settembre 2023. De Meo scrive alla Procura Federale e alla Presidenza FIGC chiedendo accesso agli atti del procedimento 901pf22-23.

La risposta arriva il 12 ottobre 2023: la Procura trasmette le motivazioni dell’archiviazione, “opportunamente omissate”. Non l’intero fascicolo, quindi, ma il provvedimento con cui viene spiegata la chiusura del procedimento:

“In riscontro alla Sua richiesta del 29 settembre u.s., con la presente si trasmettono le motivazioni dell’archiviazione disposta da questo Ufficio nell’ambito del procedimento disciplinare n. 901pf22-23 e condivisa dalla Procura Generale dello Sport del CONI in data 04/09/2023, opportunamente omissata. Cordiali saluti”

De Meo insiste. Dopo la reiterazione e una successiva istanza, il 5 febbraio 2024 arriva un nuovo riscontro della Procura Federale. Nella comunicazione si legge:

In riscontro alla Sua ultima del 19 gennaio u.s., si evidenzia che tale istanza è meramente ripetitiva della precedente Sua richiesta formulata il 29 settembre 2023, come da lei stesso precisato, nel punto in cui afferma che “la reitera della richiesta è in precisazione poiché s’intende questa come la precedente quale RICHIESTA DI ACCESSO A TUTTO IL FASCICOLO”. Ciò posto e considerato che questo Ufficio con nota del 12 ottobre 2023, in parziale accoglimento delle sue domande di ostensione (formulate per la prima volta il 29 settembre 2023), Le ha trasmesso le motivazioni dell’archiviazione disposta nell’ambito del procedimento disciplinare n. 901pf22- 23, opportunamente omissate e che il Tribunale Federale Nazionale, con decisione n. 134 dell’11 gennaio 2024 (le cui motivazioni sono state pubblicate il 19 gennaio u.s.) nel dichiarare l’inammissibilità del ricorso da Lei presentato, ha evidenziato “Tutto ciò in disparte l’ultronea valutazione – allo stato non rilevante e quindi non oggetto di specifico esame – in ordine all’ammissibilità tout court di un ricorso formulato avverso un ipotetico diniego su un’istanza che sia una mera reiterazione di una precedente già oggetto di parziale diniego e nei confronti della quale siano scaduti i termini per ricorrere (ex multis Cons. Stato, Sez. V, 29 settembre 2023, n. 8589).”, l’istanza in oggetto non può trovare accoglimento.

Entrambre le risposte vengono firmate dalla Segreteria della Procura Federale.

La richiesta viene considerata quindi “meramente ripetitiva” rispetto a quella del 29 settembre 2023, perché finalizzata all’accesso a tutto il fascicolo. La Procura richiama il precedente “parziale accoglimento” del 12 ottobre, quando erano state trasmesse le motivazioni dell’archiviazione, e conclude che l’istanza “non può trovare accoglimento”.

È qui che nasce uno dei passaggi che De Meo racconta ancora oggi come un “muro”. Secondo la sua ricostruzione, non arriva l’accesso pieno al fascicolo. Per lui, quel passaggio diventa parte della stessa vicenda: non solo la segnalazione e l’archiviazione, ma anche la difficoltà di ricostruire dall’interno il percorso seguito dagli organi federali.

Il “muro” e il parallelo con Rocca

È proprio su questo punto che De Meo, oggi, vede una delle somiglianze con il caso Domenico Rocca. Non sul contenuto identico delle segnalazioni, che restano vicende simili seppur diverse. Un assistente che mette per iscritto fatti ritenuti gravi, il passaggio davanti agli organi federali, l’archiviazione o comunque la chiusura interna, poi la sensazione di non riuscire ad andare oltre un sistema percepito come chiuso.

Nell’intervista ad Affaritaliani, De Meo lo ha detto senza girarci attorno: “Mi sono scontrato contro un muro”. Una frase che, nel suo racconto, non riguarda l’esito disciplinare, ma anche il rapporto con gli enti, con le risposte ricevute e con la possibilità di vedere riconosciuta la propria versione.

Il parallelo con Rocca va maneggiato con cautela. Le due vicende non sono sovrapponibili. Il caso Rocca è oggi dentro un quadro investigativo diverso e ancora in evoluzione. Ma il punto giornalistico è chiaro: prima dell’attuale terremoto arbitrale, molti abribtri, ex arbitri, ex assistenti avevano già denunciato un clima interno fatto di tensioni, presunte preferenze, rapporti deteriorati e difficoltà nel segnalare comportamenti ritenuti scorretti.

La lettera sul video quiz

Nei mesi successivi arriva anche un altro episodio che De Meo inserisce nel clima seguito alla sua segnalazione. Il 13 novembre 2023 Gianluca Rocchi gli invia una comunicazione riservata per la “Mancata effettuazione Video Quiz”.

Il video quiz era programmato dalle ore 13 dell’8 novembre alle ore 13 del 9 novembre 2023. Nella lettera, Rocchi scrive a De Meo di trovare “alquanto imbarazzante” che non fosse arrivata alcuna risposta al quiz, sottolineando che un associato dovrebbe dedicare tempo alla parte tecnica.

La comunicazione, di per sé, riguarda un aspetto tecnico-formativo. Non è una sanzione disciplinare. Ma De Meo la rilegge dentro il clima dei mesi precedenti: dopo Milan-Empoli, dopo Coverciano soprattutto.

La risposta dell’ex assistente è lunga e contesta innanzitutto il linguaggio usato da Rocchi, parlando di parole e frasi che, nella sua lettura, avrebbero avuto l’effetto di “punire, condannare, denigrare” una sua presunta mancanza. In particolare, si sofferma sul termine “imbarazzante”, che definisce non accettabile: “la mia dignità non lo accetta, la mia persona non lo accetta”.

Poi entra nel merito. De Meo spiega la mancata effettuazione del video quiz con tre ragioni: problemi tecnici di connessione, impegni personali, familiari e lavorativi, e il preavviso ritenuto troppo stretto. La mail della Segreteria CAN, scrive, gli era arrivata alle 10:43 dell’8 novembre, mentre il quiz doveva essere completato tra le 13 dello stesso giorno e le 13 del giorno successivo.

Pur contestando il tono della comunicazione, De Meo si assume la responsabilità dell’accaduto e si scusa per l’inconveniente. Ma aggiunge di non essersi aspettato “tanta veemenza” e “tanta foga” nel rimprovero, rivendicando di aver sempre dedicato attenzione, professionalità e impegno alle attività legate al suo ruolo di assistente CAN e di associato AIA.

La chiusura della mail è il passaggio più personale: De Meo scrive di non pretendere comprensione, ma di non poter accettare quel giudizio sulla propria persona. “Sarò anche un tuo umile e semplice sottoposto”, scrive rivolgendosi a Rocchi, “ma sono prima di tutto un uomo, un professionista, un padre di famiglia, una persona”.

Da una parte c’è il contenuto formale della lettera di Rocchi, legato al mancato svolgimento del quiz. Dall’altra c’è la lettura di De Meo, che inserisce quell’episodio nella sequenza di rapporti deteriorati con la gestione tecnica e nel clima successivo alla sua segnalazione.

Una vicenda archiviata che oggi torna a pesare

La vicenda De Meo resta, formalmente, una vicenda archiviata dalla Procura Federale.

Ma le carte raccontano anche altro: un assistente arbitrale che, già nel 2023, segnalò episodi interni al mondo AIA; una serie di mail e comunicazioni formali; un fascicolo federale; diverse audizioni; versioni contrapposte; una richiesta di accesso agli atti; la sensazione, raccontata da De Meo, di essersi trovato davanti a un sistema impermeabile.

Non è una prova di condizionamento dei campionati. Non è una riapertura giudiziaria del caso. È una ricostruzione documentale di un precedente che oggi torna leggibile in modo diverso, perché il caso Rocca e l’inchiesta sul mondo degli arbitri con al centro Rocchi e Gervasoni hanno riportato al centro gli stessi temi: gestione tecnica, rapporti interni, designazioni, fiducia negli organi arbitrali, possibilità di segnalare senza finire isolati.

Il dossier De Meo, letto oggi, non chiude il discorso sull’AIA e non pretende di riscrivere l’esito dell’archiviazione federale. Serve però a rimettere in fila un dato: prima dell’ultima inchiesta c’erano già state segnalazioni, denunce, racconti e documenti che indicavano un clima difficile dentro diversi livelli del mondo arbitrale. Rapporti interni deteriorati, gestione delle carriere, rapporti con i vertici tecnici, presunte disparità di trattamento: temi che allora rimasero dentro fascicoli federali, articoli di giornale e vicende personali, e che oggi tornano di moda. Non tutto è sovrapponibile, non tutto ha lo stesso peso.

Ma quelle crepe erano già emerse. E il caso De Meo, archiviato sul piano disciplinare, aiuta a capire in parte il clima che si respira dentro i palazzi degli arbitri.

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