Arrivano i Googlebook: addio ai Chromebook (ma senza fretta)
Per anni i Chromebook sono stati i computer portatili senza troppe pretese delle scrivanie scolastiche e delle famiglie con il budget limitato. Funzionali, leggeri, vagamente ascetici nel loro essere poco più di un browser su un paio di gambe. Adesso Google ha deciso che è il momento di promuoverli a qualcosa di più ambizioso, e ha tirato fuori il nome Googlebook.
Un brand nuovo di zecca, una linea di laptop in arrivo per l’autunno, un sistema operativo che non si chiama ancora ufficialmente in alcun modo e che sembra una specie di matrimonio combinato tra Android e ChromeOS. Il tutto annunciato, va detto, senza mostrare un solo prodotto vero, perché a Mountain View hanno scelto la strategia del lento svelamento.
Google annuncia i Googlebook con Gemini e widget AI
Il debutto è arrivato durante l’Android Show, l’evento annuale che Google dedica al proprio sistema mobile, dentro un calderone di novità più ampio. Ma i Googlebook hanno catturato l’attenzione più di tutto il resto.
Le informazioni concrete, però, scarseggiano in modo quasi sospetto. Google si è limitata a confermare l’esistenza della piattaforma, a mostrare qualche render artistico di un laptop misterioso, ad annunciare i partner coinvolti. Acer, Asus, Dell, HP e Lenovo lavoreranno alla produzione dei primi modelli. Niente nomi commerciali, niente schede tecniche, niente prezzi, niente date precise. Un teaser raffinato che ricorda più la dichiarazione d’intenti di una start-up che il keynote del colosso che dovrebbe aver finalizzato il prodotto.
Il sistema operativo che non si chiama Aluminium
Sul fronte software la confusione è totale. Per mesi i leak avevano parlato di Aluminium OS, e la sigla è circolata talmente tanto da sembrare ormai il nome definitivo. Smentita formale. Peter Du, dal team comunicazione globale di Google, ha confermato a The Verge che Aluminium è il nome in codice di sviluppo, non quello che leggeremo sulle scatole. Il branding ufficiale arriverà più avanti nell’anno. Quel che è certo, sotto al cofano, è che si tratta di un sistema operativo costruito su sistema operativo di Android.
In pratica, i Googlebook faranno girare Chrome per la navigazione web e potranno eseguire le app Android, attingendo direttamente all’ecosistema del Play Store. Una scelta che ha un peso strategico enorme, perché mette sul tavolo da subito milioni di applicazioni mobili che altrimenti avrebbero faticato a trovare casa su un sistema desktop nuovo di pacca.
Un’altra trovata interessante riguarda l’integrazione con il telefono Android. I Googlebook potranno accedere direttamente ai file dello smartphone e perfino eseguire le app installate sul telefono senza bisogno di passare al dispositivo. Una continuità che ricorda quella che Apple ha costruito con cura maniacale tra iPhone, iPad e Mac, e che Google prova ora a portare nel proprio universo con un colpo solo.
Il puntatore magico e i widget creati dall’AI
La parte spettacolare dell’annuncio riguarda l’integrazione di Gemini Intelligence, infilata praticamente dappertutto, fino al cursore del mouse. Si chiama Magic Pointer. si agita il cursore puntandolo su qualcosa visualizzato sullo schermo, e il sistema offre suggerimenti contestuali. Puntare una data in una mail per impostare una riunione, selezionare immagini di mobili e ambienti per visualizzare come starebbero insieme.
A questo si aggiungono i widget personalizzati generati dall’intelligenza artificiale, novità presentata oggi anche per Android e Wear OS. Si può chiedere al sistema di costruire un widget per organizzare voli, hotel e ristoranti di una vacanza, oppure un conto alla rovescia per un raduno di famiglia. Sempre voli, hotel e ristoranti, naturalmente. Si direbbe che a Mountain View qualcuno ami davvero molto viaggiare.
Sul fronte hardware è stato mostrato un solo elemento distintivo, e ha quel sapore di marchio di fabbrica che le grandi aziende amano coltivare. Tutti i Googlebook avranno una barra di luce colorata con i colori di Google, una specie di firma luminosa che li renderà riconoscibili a colpo d’occhio.
Sul resto, silenzio totale. Nessuna parola sul processore, e qui la curiosità è massima. Saranno chip basati su architettura ARM, in continuità con il mondo mobile da cui il sistema operativo proviene? Oppure ci sarà spazio anche per l’x86 di Intel e AMD, per non tagliare fuori la compatibilità con software professionali storici? Per ora è top secret.
I Chromebook sono morti?
Se Googlebook è una piattaforma che fonde Android e ChromeOS, cosa succede ai milioni di Chromebook già esistenti e ai loro proprietari? Google si è premurata di rispondere. Peter Du ha dichiarato che ci saranno ancora Chromebook in uscita dopo il lancio dei Googlebook, e che tutti i Chromebook continueranno a ricevere supporto fino alla data prevista al momento dell’acquisto. Per i modelli usciti dal 2021 in poi, parliamo di dieci anni di aggiornamenti automatici di sicurezza.
Promessa generosa, ma chiunque abbia un minimo di memoria storica sa come finiscono di solito queste storie. La piattaforma vecchia viene mantenuta in vita per inerzia, con aggiornamenti che si fanno via via più sporadici, mentre tutta l’attenzione e gli investimenti si spostano sul nuovo cavallo di battaglia.
Non è detto che vada così con ChromeOS, ma scommetterci contro sarebbe imprudente. La sensazione è che i Chromebook, pur sopravvivendo formalmente, siano destinati a un lento ridimensionamento mentre Googlebook prende la scena.
Detto questo, la curiosità per i Googlebook resta alta. La promessa è quella di un dispositivo capace di unire la semplicità di Android, la maturità di Chrome, l’ecosistema di app del Play Store e una dose massiccia di AI generativa, in una forma laptop che possa competere finalmente da pari con Windows e macOS in qualche fascia di mercato.
Se Google riuscirà davvero a centrare il bersaglio, lo capiremo solo quando i primi modelli arriveranno nei negozi. Nel frattempo, restano i render e le promesse.
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