Hantavirus e contagi: come il contact tracing sta evitando il peggio
Le recenti cronache internazionali hanno riportato sotto i riflettori la gestione delle emergenze sanitarie globali a seguito del focolaio di Hantavirus verificatosi a bordo della nave da crociera MV Hondius. Sebbene l'OMS abbia gettato acqua sul fuoco escludendo l’inizio di una nuova pandemia, l'attenzione resta in ogni caso massima.
Non ci troviamo di fronte a una nuova pandemia come quella da COVID-19 e il rischio di una diffusione su larga scala è attualmente considerato basso, ma attualmente la comparsa di nuovi contagi è un’eventualità concreta, data la natura subdola di questo patogeno. A differenza del ceppo di hantavirus che si trova solitamente nelle nostre campagne, l'Andes Virus è più subdolo perché può trasmettersi direttamente da persona a persona.
Non solo, il problema principale risiede nel tempo di incubazione di questa forma di Hantavirus, che presenta un lasso temporale che può variare tra una e otto settimane dal contatto. Questa finestra temporale così ampia rende il contact tracing, un’operazione di estrema complessità e precisione.
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