Assalto transfemminista alla sede di Pro Vita, la Procura chiede l’archiviazione. L’associazione si oppone e si appella a Piantedosi

Sono passati quasi tre anni da quando un gruppo di transfemministe radunatesi per un corteo, assaltò la sede dell’Associazione Pro Vita & Famiglia a Roma causando non pochi danni alla struttura. Dopo mesi di indagini, è arrivata la notizia della richiesta di archiviazione del procedimento da parte della Procura di Roma. Una decisione che ha lasciato l’associazione senza parole e che nell’opinione pubblica ha aperto molte domande, soprattutto ha accentuato quell’impressione di “benevolenza” che talvolta secondo gli osservatori sembra essere riservata a certe frange estreme di sinistra quando si tratta di risponderne a livello legale. La sensazione è quella di una disparità di trattamento, della serie “sono compagni che sbagliano”.
L’Assalto dei collettivi transfemministi: spranghe contro le vetrine e il lancio di un ordigno
Eppure la dinamica di quanto accaduto la sera del 25 novembre 2023 a Roma sembrava abbastanza chiara: durante un corteo organizzato da alcune sigle del mondo tranfemminista, ci fu un vero e proprio assalto alla sede dell’Associazione Pro Vita & Famiglia, tanto osteggiata dalle aderenti a quella manifestazione per le loro campagne contro aborto e fine vita e in sostegno della famiglia naturale.
Sassi e spranghe lanciate contro le vetrine, saracinesche divelte, telecamere di sorveglianza abbattute e un ordigno, fortunatamente inesploso, gettato all’interno della sede del movimento.
“La stessa Digos” ha ribadito l’Associazione Pro Vita & Famiglia in una nota “aveva parlato di azioni delittuose premeditate, messe in atto per costringere gli agenti ad abbandonare la protezione della sede, e le forze dell’ordine misero a disposizione degli inquirenti varie immagini e video per riconoscere i responsabili. Nonostante questo, nessuno è stato mai identificato né interrogato, neanche i membri dei collettivi transfemministi tra cui «Non una di meno» che aveva rivendicato pubblicamente l’assalto sui social poche ore dopo averlo compiuto”.
Opposizione e l’appello dei Pro Vita a Piantedosi
A quanto sembra però la Procura di Roma ha valutato la faccenda in altro modo, chiedendo l’archiviazione del fascicolo. Una decisione destinata a far discutere e non poco, se non altro perché, in diverse occasioni, le posizioni tenute dalla magistratura – come ricorda la stessa Associazione Pro Vita & Famiglia – sono state molto diverse, rievocando ad esempio quanto avvenne dopo l’assalto alla sede della Cgil nell’ottobre 2021: “Nel caso della Cgil, i responsabili furono individuati e arrestati nel giro di pochi giorni e la giustizia fece il suo corso”. In questa occasione invece “a quasi tre anni di distanza, non c’è un solo responsabile e il rischio concreto è che tutto si chiuda con un nulla di fatto”.
Per smentire tale ipotesi, l’Associazione ha depositato l’atto di opposizione all’archiviazione, rivolgendo un appello anche al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi affinché “affronti seriamente il clima di intimidazione che grava su chi esprime pubblicamente posizioni pro life”.
I rischi del doppiopesismo
Ma più che un accanimento contro le Associazioni Pro Vita, questa vicenda sembra rievocare nella mente di chi porta avanti battaglie identitarie e conservatrici la sensazione di trovarsi di fronte ad un ennesimo caso di “doppiopesismo” nel sistema italiano, nel quale si ha la sensazione che la provenienza dal mondo progressista possa fare la differenza in sede di giudizio. E questa idea potrebbe diventare problmatica se qualcuno pensasse sul serio di essere immune alla legge, perché l’obiettivo potrebbe non essere quello di ‘far male’ a una saracinesca.
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