Bilancio UE, eurodeputati PPE contro Merz e il partito: “Non sarà colpa di Bruxelles se mancheranno i soldi”
Bruxelles – Il progetto di bilancio pluriennale dell’Unione europea (MFF 2028-2034) produce malumori tutti interni ai popolari europei (PPE), che vedono fratture e scollamenti tra il gruppo parlamentare, il partito e i leader che ne fanno parte. Il dibattito d’Aula che precede i lavori del vertice dei capi di Stato e di governo della prossima settimana, consacrato anche al budget, fa emergere le spaccature.
Danuse Nerudova, europarlamentare ceca dei popolari, è colei che probabilmente meglio di altri esterna i malesseri del PPE: “Il Parlamento vuole un bilancio forte. Sul tavolo ci sono tre nuove fonti di risorse proprie: se i leader non le approveranno dovranno spiegare perché i programmi finaziari UE saranno vuoti, e dire che la responsabilità per questo non sarà di Bruxelles“.
È questo un attacco diretto ai capi di Stato e di governo dell’UE, che vogliono tagli a cominciare dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, protagonista di questa politica di riduzione di bilancio, come ribadito anche dal suo ministro per gli Affari europei e collega di partito (CDU, affiliata al PPE), Gunther Krichbaum. Un intervento che offre l’opportunità per sancire pubblicamente un nuova alleanza politica con i socialisti in nome di più risorse. “Possiamo contare sul PPE per difendere il bilancio?“, chiede lo spagnolo Marco Ros Sempere (S&D). “Certamente”, assicura Nerudova.
Ma le voci critiche all’interno del gruppo PPE non si limitano all’intervento dell’eurodeputata ceca. Anche Monika Hohlmeier, vicepresidente della commissione Bilanci, tedesca della CUD del cancelliere Merz, denuncia “egoismi nazionali” che incidono nel dibattito sul prossimo bilancio pluriennale. “I programmi europei creano sinergie”, insiste, in quello che è un esplicito invito ad abbandonare la logica dei tagli. Analoghe le richieste del bulgaro Andrey Nokanov, anch’egli un esponente del PPE: “Non abbiamo le risorse per essere più forti e più competitivi“.
Dall’europarlamentare polacco del PPE, Michal Szczerba, una richiesta precisa: “Si eviti di tagliare la mobilità militare“. Richiesta che produce la replica sibillina, dal sapore di critica, del conservatore Roberts Zile (ECR): “Anche per quello servono soldi e investimenti…”.
Il vicepresidente del gruppo PPE, Sigfried Muresan, va contro i leader, seppur con toni meno netti: “Ogni dibattito sui tagli vuol dire indebolire l’Europa, e ogni taglio che indebolisce l’Europa non è una base negoziale” per questo Parlamento, avverte, e non a caso. Perché nel mai semplice confronto politico sul bilancio si delineano convergenze di diversa natura, dettata da interessi diversi, ma comunque volte a respingere la posizione del Consiglio e degli Stati.
C’è una parte del mondo sovranista, come dimostra l’europarlamentare ungherese Eniko Gyori (PfE) pronta a votare insieme a popolari, socialisti, verdi e liberali per un bilancio più ricco: “Il Parlamento dovrebbe restare fedele alla sua proposta di aumentare del 10 per cento l’ammontare di bilancio, e respingere i tagli alla politica agricola e i tagli alla coesione”, scandisce.
La stessa Gyori però dice “no” all’idea di nuove risorse proprie, i soldi che finiscono direttamente nelle casse della Commissione europea senza dover chiederli ai governi nazionali. Si tratta di “tasse”, denuncia, e “i cittadini europei non hanno bisogno di nuove tasse”. Peccato che la richiesta di approvare le nuove risorse proprie arrivi dai banchi di popolari (PPE), socialisti (S&D), liberali (RE), e anche verdi. Convergenze e alleanze che prendono forma anche e soprattutto a causa dei malumori interni ai popolari europei, in rotta con il partito e i leader UE che ne fanno parte.
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