Assi di forza, il salvataggio di Amt passa anche da qui: “Se salta il progetto futuro a rischio”

Genova. “Se saltano gli assi di forza viene compromesso pesantemente anche il futuro di Amt“. Mentre si avvicina la data fatidica del 30 giugno 2026, il monito dell’assessore alle Infrastrutture Massimo Ferrante è inequivocabile ed è confermato indirettamente dal piano di risanamento approvato la settimana scorsa da Comune, Città metropolitana e assemblea dei soci: alla voce “razionalizzazione ed efficientamento del servizio offerto” si stimano nella prima fase oltre 2 milioni di chilometri all’anno da potenziare grazie all’aumento della velocità commerciale. Tradotto: nuove corsie gialle, soprattutto in Valbisagno, dove non mancano le tensioni politiche sul territorio per un progetto destinato a stravolgere la viabilità dopo i disagi provocati dai cantieri.
“Noi abbiamo dovuto partire da zero – ribadisce ancora una volta Ferrante -. Abbiamo provocato disagi enormi, di cui chiedo scusa alla città, ma se non avessimo fatto così non credo che avremmo avuto aiuti dal Governo. Rischiavamo di avere un’intera flotta di mezzi senza infrastruttura per farli funzionare: per Amt sarebbe stato un danno economico pazzesco. Siamo stati accusati di essere una sinistra lagnosa, invece ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo avuto il coraggio di fare ciò che non ha mai fatto chi ci ha preceduto”.
Cosa succederà davvero il 30 giugno
Com’è ormai noto, gli accordi presi col ministero dei Trasporti prevedono la realizzazione di 25 chilometri di linea sui 47 totali entro e non oltre il 30 giugno di quest’anno. Questa la condizione necessaria per non dire addio ai 399 milioni di fondi Pnrr (su un quadro economico complessivo di quasi 499 milioni) che altrimenti dovrebbe pagare il Comune. Ma non basta che l’infrastruttura sia costruita: dovrà essere anche “funzionante“. Sarà escluso il tratto in Valbisagno occupato dal cantiere dello scolmatore, mentre dovrebbe essere compreso un segmento del futuro asse Levante.
Questo non significa però che dal 1° luglio saranno già in esercizio le nuove linee della Valbisagno e del centro, che comunque saranno le prime. “L’attivazione sarà probabilmente graduale, la decisione spetterà ad Amt”, chiarisce Ferrante. Anche l’assessore alla Mobilità Emilio Robotti conferma che la rivoluzione non avverrà immediatamente, ma al momento non fornisce date: “Ma cercheremo di andare il più velocemente possibile per dare il nuovo servizio, creando meno disagi possibili”.
Sulla carta si dovrebbe partire da un lato con le relazioni Prato-Kennedy e Molassana-Brignole (sostituiranno gli attuali 13 e 14), dall’altro con l’asse Centro light (in pratica l’attuale linea 20 rinforzata fino a Brignole). Da lì dovrebbe discendere poi la prima revisione della rete per evitare sovrapposizioni, ancora più importante nell’ottica di tagliare i costi di Amt.
Tra gli obblighi imposti dal Mit a Tursi ci sono anche l’immatricolazione della flotta di filobus elettrici, che dovranno entrare a tutti gli effetti nel parco mezzi di Amt, e la realizzazione di tutte le pensiline per fermate e capolinea, tra cui quelle che stanno nascendo a Brignole: “Abbiamo chiesto alle ditte Cosme e Sirce di aumentare il ritmo, sono stati richiamati lavoratori da Savona per accelerare”, riferisce l’assessore alle Infrastrutture.
I nuovi mezzi elettrici cruciali per il risanamento di Amt
Anche il rinnovo della flotta, infatti, è un obiettivo cruciale fissato dal piano di risanamento di Amt. In tutto si tratta di 138 tra filobus e bus flash charging (quelli che andranno in Valbisagno, totalmente senza bifilare) che consentiranno di eliminare le vetture più vecchie e abbassare drasticamente l’età media da 10,2 anni nel 2025 a 7 anni nel 2026, arrivando a 6,7 anni nel 2027 grazie anche all’alienazione di 480 bus a gasolio. Nel frattempo si prevede anche l’immissione in servizio di 6 treni di quarta generazione per la metropolitana e altri 62 bus elettrici di medie e grandi dimensioni.
Da quasi due anni i filobus Solaris sono accantonati nella rimessa all’aperto di Campi. Per ora sono 42, ma in totale saranno 112. E coi lavori ancora in corso nei poli Gavette e Guglielmetti servono spazi per accoglierli. Per questo il Comune ha individuato un sito in area ex Ilva: pronti 400mila euro per lavori di sistemazione che riguarderanno soprattutto la strada di accesso. “Ma l’area sarà pronta da fine maggio – puntualizza Ferrante – quindi nel frattempo troveremo un’altra soluzione temporanea. Ci stiamo lavorando”. A questi si aggiungeranno i bus elettrici Hess, di cui è già comparso un prototipo.
L’aumento della velocità commerciale e il nodo Valbisagno
Amt prevede di raggiungere una velocità commerciale di 15,2 km/h sull’asse Prato-Foce, che insieme alla variante corta (Molassana-Brignole) è anche quello più pesante in termini di chilometri, circa 1,2 milioni di percorrenza annua. Come ci si riuscirà? Secondo il progetto dei quattro assi, con nuove corsie riservate (ad esempio in via Moresco) e con un contestatissimo tratto di Ztl in via Piacenza a San Gottardo, pensato principalmente per deviare il traffico di attraversamento in sponda sinistra. “Il progetto è quello depositato al ministero – rimarca Ferrante -. La scorsa giunta non ha mai chiesto ufficialmente di cambiarlo. Adesso non abbiamo tempo per apportare varianti“.
Nelle scorse settimane il Municipio Media Valbisagno, guidato dal centrosinistra, ha votato a maggioranza una mozione per chiedere la sospensione del provvedimento almeno finché non finiranno i lavori dello scolmatore, o almeno una riduzione della validità della Ztl alla fascia oraria mattutina 6-8 anziché tutto il giorno.
“Si discuterà e si valuterà tutto sulla base dei margini consentiti dal progetto approvato e delle modifiche possibili e approvabili dal ministero, per quanto di competenza – risponde l’assessore Robotti -. È chiaro che il Brt ha senso se ha una percentuale adeguata di corsie riservate, altrimenti il risultato sarebbe solo l’elettrificazione del vecchio 13 e 14 senza alcun miglioramento della velocità e dell’efficienza del traporto pubblico. Ma i margini per un confronto e una valutazione ci sono sempre e su questo non ci tireremo indietro, lavorando di concerto con il Municipio e il presidente Passadore”.
Sul futuro l’incognita dei costi: a rischio le linee Levante e Ponente
E le altre linee? Il piano di risanamento tiene conto dell’attivazione totale dell’asse Centro (Campi-Rimassa e Degola-Brignole) nella primavera 2028, mentre nel 2029 sarà il turno prima del Ponente (Caricamento-Voltri e Caricamento-Sestri) e poi del Levante (Nervi-Principe e Quarto-Principe).
Ma sul futuro pesa l’incognita dei costi: “Dopo il 30 giugno mancheranno ancora 22 chilometri: dovremo valutare come precedere in base alle riserve ancora disponibili, a meno che il ministero non decida di integrare il budget – spiega Ferrante -. I costi sono aumentati anche perché spesso i dati relativi alle interferenze nel sottosuolo non corrispondevano alla realtà. Molto spesso in passato non sono state aggiornate le mappature, ora lo stiamo facendo grazie ai quattro assi”.
Il rischio concreto è che la sforbiciata possa riguardare una delle direttrici Ponente e Levante, o magari una parte di entrambe seguendo un principio di “equità” geografica. D’altro canto, se si puntasse all’obiettivo della maggiore integrazione con Trenitalia dichiarato dal vicesindaco Terrile, è possibile che una rimodulazione possa riguardare soprattutto il Ponente, dove la maggior parte dei flussi dovrebbe essere assorbita dalla ferrovia anziché dal trasporto su gomma.
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