The Mandalorian and Grogu è il nuovo Star Wars che gioca sul sicuro

Maggio 21, 2026 - 13:06
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The Mandalorian and Grogu è il nuovo Star Wars che gioca sul sicuro

La verità è che ormai non abbiamo più scampo. Dopo trilogie, sequel, prequel, spin-off, serie animate, live action e personaggi trasformati in fenomeni mondiali da merchandising, è praticamente impossibile decidere di ignorare The Mandalorian and Grogu, al cinema. Anche se sappiamo perfettamente che, molto probabilmente, non cambierà il destino di Star Wars. Anche se abbiamo già capito che Disney continuerà a spremere la galassia lontana lontana fino all’ultima goccia di latte blu.

E quindi eccoci di nuovo qui. Tutti pronti per il ritorno di Star Wars al cinema dopo quasi sette anni di assenza dal grande schermo. Tanto più che dietro il progetto c’è Jon Favreau, uno che questa nuova fase della saga praticamente l’ha costruita da zero insieme a Dave Filoni, riportando l’universo di George Lucas verso il western spaziale e lontano dai melodrammi infiniti degli Skywalker.

The Mandalorian funzionava proprio quando sembrava fregarsene della grande saga. Un cacciatore di taglie solitario, un bambino misterioso, pianeti dimenticati, taglie da riscuotere e missioni suicide. Pochissimo Jedi, pochissimo Senato galattico e quasi nessuna profezia cosmica. Finalmente Star Wars tornava sporco, piccolo, semplice.

Poi però, inevitabilmente, sono tornati gli stormtrooper. I resti dell’Impero. La Nuova Repubblica. I moff. Le flotte spaziali. Le connessioni infinite con Clone Wars, Rebels e tutto il gigantesco ecosistema creato negli anni. E The Mandalorian and Grogu si porta dietro esattamente questo problema: vuole essere contemporaneamente un’avventura autonoma e un altro tassello del gigantesco puzzle Star Wars.

La storia riparte con Din Djarin, sempre interpretato da Pedro Pascal, ormai al servizio della Nuova Repubblica insieme al piccolo Grogu, ufficialmente diventato il suo apprendista. La missione questa volta è recuperare Rotta the Hutt, doppiato da Jeremy Allen White, in cambio di informazioni fondamentali sui resti imperiali ancora nascosti nella galassia.

Photo courtesy of Lucasfilm. © 2025 Lucasfilm Ltd™. All Rights Reserved.

Ed è qui che il film mostra subito la sua vera natura. Più che un grande blockbuster cinematografico sembra una stagione di The Mandalorian compressa in poco più di due ore. Una missione porta a un’altra missione, poi a un’altra ancora, poi a un’altra sparatoria. Il ritmo è quello di un videogioco d’avventura che non ti lascia mai fermo abbastanza da chiederti davvero dove stia andando tutta la storia.

Perché Favreau ormai ha capito perfettamente come funziona questa macchina. Sa quando deve arrivare il mostro enorme, quando fare esplodere mezzo schermo e soprattutto quando piazzare Grogu al centro dell’inquadratura per far sciogliere automaticamente il pubblico. Ormai il personaggio è diventato il simbolo commerciale perfetto della nuova era di Star Wars.

Anche se, diciamolo, a volte il film sembra costruito più per vendere pupazzi che per raccontare davvero qualcosa. La prima metà corre a una velocità assurda tra esplosioni, fughe e caos spaziale La seconda parte rallenta leggermente e ritrova il lato migliore di The Mandalorian: Mando e Grogu che attraversano la galassia tra taglie, criminali e avventure quasi autoconclusive. Tornano anche gli Anzellan, la specie del mitico Babu Frik, oltre al cacciatore di taglie Embo, in mezzo a una valanga di easter egg e richiami pensati soprattutto per i fan storici della saga.

Il problema è che tutto questo rischia di interessare soprattutto chi Star Wars lo vive ormai come una religione. Per gli spettatori casuali, invece, molte sottotrame finiscono per sembrare complicate, ridondanti o semplicemente poco importanti.

Pedro Pascal ormai interpreta Din Djarin quasi più con la voce che con la presenza fisica. Sotto l’armatura Beskar, per gran parte del film, ci sono soprattutto Brendan Wayne e lo stuntman Lateef Crowder, mentre compare in volto soltanto in una scena.

E poi c’è il cinema. Perché, nonostante tutti i limiti del progetto, vedere Star Wars di nuovo sul grande schermo ha ancora un effetto devastante. Il rumore dei blaster in IMAX, le esplosioni che fanno tremare la sala, il tema musicale di Ludwig Göransson che accompagna l’azione con quel misto di western e space opera: alcune cose funzionano ancora a livello quasi istintivo.

E allora la sensazione finale è doppia. Da una parte The Mandalorian and Grogu è esattamente il film che Disney voleva: veloce, divertente, pieno di azione, facile da amare e perfetto per famiglie e bambini. Dall’altra, però, è anche la conferma che Star Wars continua a vivere soprattutto di nostalgia, riferimenti e comfort zone.

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