Benvenuti nel Castello di Monticello d’Alba, a casa dei Conti di Roero
“Buongiorno Contessa, sono arrivata!”. “Prego, entri pure”. Il Conte Aimone e la Contessa Elisa Roero di Monticello mi aspettano alla fine del viale che sale verso il castello del XIV secolo (ma il sito su cui sorge era abitato da ben prima), la loro casa per buona parte dell’anno. Sembra un piccolo Castello Sforzesco, visibile fin dall’autostrada, arroccato lassù su una delle tante colline del Roero che, insieme a Langhe e Monferrato, sono entrate far parte della lista dei Patrimoni dell’Unesco nel 2014. Un viaggio nel viaggio, insomma. A cui aggiungere una buona dose di emozione personale.
Del resto, l’Italia non smetta mai di sorprenderci e, talvolta, capita di imbattersi in luoghi meravigliosi, poco noti, che sono destinati a lasciare un segno. È proprio il caso del Castello di Monticello d’Alba, uno dei meglio conservati della Regione Piemonte (forse proprio perché è abitato, e il Conte e la Contessa se ne prendono cura in prima persona), arroccato su un promontorio che domina il territorio del Roero, quella bella zona collinare della provincia di Cuneo, nel basso Piemonte, che sembra un dipinto, posizionata a sinistra del fiume Tanaro, quel che resta di un antico mare.
E sono sempre Aimone, 24° Conte di Monticello, e la moglie Elisa Ricardi di Netro, i Conti di Roero, a condurre personalmente i visitatori alla scoperta di questo autentico gioiello, con tutti i suoi racconti, gli aneddoti e i misteri che ancora nasconde (la visita è su prenotazione).

Il castello di Monticello d’Alba
Il Castello di Monticello d’Alba si trova a pochi chilometri da Alba, nelle Langhe, ma è ubicato nel territorio del Roero. È uno degli esempi di architettura fortificata medievale più imponenti e meglio conservati del Piemonte. Le sue origini risalgono all’XI secolo, quando fu edificato dai vescovi di Asti. Dal 1376, appartiene alla stessa famiglia (nel 2026 compie 650 anni), i Conti Roero di Monticello, che ancora oggi lo abitano. Nel corso dei secoli, il castello ha subito numerose trasformazioni: nel XVIII secolo fu convertito da fortezza medievale a dimora signorile e, nel 1827, il paesaggista tedesco Xavier Kurten, che aveva lavorato anche lavorò per Casa Savoia (Carlo Alberto lo chiamò per trasformare il parco del Castello Reale di Racconigi, mentre Carlo Felice per rimodernare il giardino del Castello Ducale di Agliè), disegnò il parco secondo il gusto romantico del giardino all’inglese.
Da quando c’è il Conte Aimone, ogni volta che viene effettuato un lavoro importante al castello viene lasciata una capsula del tempo, un biglietto infilato in una bottiglia che poi viene sotterrata per i posteri. L’edificio conserva ancora oggi la pianta quadrilatera, la facciata medievale con le merlature e tre torri – una quadrata, una rotonda e una ottagonale – che ne definiscono il profilo architettonico.

Essendo di fatto una casa privata, all’interno il castello è visitabile solo con una guida e non completamente. Vi si accede attraverso un ripido scalone al posto del quale, in passato, c’era un ponte levatoio. Una volta entrati, si attraversano bellissimi ambienti storici completamente arredati. Sono ben 54 le stanze, più o meno grandi, ma ovviamente non tutte sono aperte al pubblico.
Al pian terreno ci sono la Sala delle Armi, con armi, armature ed elmi di epoca Romana (al posto del castello un tempo c’era un castrum), spagnoli e di alte epoche, tra cui quello appartenuto al Conte Francesco Gennaro Roero, Colonnello della Cavalleria Savoia, un pezzo molto raro perché ne esistono solo 39 al mondo, la Cappella privata dedicata a Santa Barbara (dove è stata battezzata Clotilde, la terza delle contessine di Roero), il Teatrino delle Frutta, un vero teatro (forse il più piccolo del mondo) con tanto di palcoscenico, palchetti e camerino per gli artisti, le cantine, un passaggio segreto lungo 70 metri (non è possibile dire dove sbuca per questioni di sicurezza).
Al primo piano si trovano la Sala dei Quadri, la Sala del Biliardo, la Camera dello sceicco, così chiamata perché avrebbe dovuto ospitare uno sceicco che però non arrivò mai, gli armadi delle porcellane e della cristalleria, la Galleria di Diana Cacciatrice (dove sembra di entrare in un episodio di Downton Abbey), una delle due biblioteche, oltre al cortile interno trecentesco.

Il piano superiore ospita gli appartamenti privati dei Conti di Roero, visitabili solo in occasioni eccezionali. È qui che il Conte Aimone ama rifugiarsi nella sua stanza preferita: il fumoir, un salottino ricavato nella torre rotonda, con pareti piene zeppe di libri e una vista pazzesca sulla valle punteggiata da colline, noccioleti e vigneti (da cui arrivano alcune delle eccellenze del territorio, conosciute in tutto il mondo) e circondata dalle Alpi. Il castello è visitabile il sabato, la domenica e nei giorni festivi dalle 10 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.
Il parco del castello
Il parco all’inglese fu progettato nel 1827 dal paesaggista Xavier Kurten in stile romantico e circonda tutto il castello. È un’oasi verde in cui si passeggia tra cedri del Libano, carpini, ulivi, palme, tigli, tassi e pini. La visita del parco si svolge in completa autonomia (la mia ovviamente era guidata). Grazie ai recenti interventi di riqualificazione sono stati ridefiniti i percorsi di visita e installati QR code di approfondimento nei punti di maggiore interesse. Lo stesso Conte si diletta facendo lavori di idraulica, di pittura e di giardinaggio nel parco, ha persino installato dei pannelli solari (perfettamente celati tra la vegetazione) per il riciclo dell’acqua dei laghetti. Con la bella stagione vengono organizzati concerti serali all’aperto.
Oltre ai laghetti, c’è anche un enorme bacino, “le bassin”, una grande vasca d’acqua che si estende per circa 300 metri quadrati e che contiene 300mila litri di acqua, alimentata direttamente dalle grondaie del castello. Questo specchio d’acqua, oggi pieno di pesci, è il motivo per cui si è sviluppato un bel boschetto ed è un’attrazione irrinunciabile per molti animali come daini, uccelli e cinghiali ch vengono ad abbeverarsi di notte.

L’Italia non smetta mai di sorprenderci e talvolta capita di imbattersi in luoghi meravigliosi, poco noti, che sono destinati a lasciare un segno. È il caso del Castello di Monticello d’Asti, arroccato su un promontorio che domina il Roero. E sono proprio i Conti di Roero, Aimone ed Elisa Ricardi di Netro, i proprietari di questo imponente maniero che conducono personalmente i visitatori alla scoperta di questo autentico gioiello, con tutti i suoi racconti, gli aneddoti e i misteri (la visita è su prenotazione).
Storie e leggende
Come tutti i castelli che si rispettino, si vocifera che anche il Castello di Monticello d’Alba abbia il suo fantasma. Si tratterebbe di quello innocuo di una giovane donna di nome Chiara, innamorata di un soldato francese e morta d’amore. Dicono che ogni tanto suoni una delle campane del casello, ma nessuno in realtà l’ha mai vista. Invece, molto più reale è del soldato Romano che sarebbe sepolto sul territorio di Monticello. Infatti, nei vicini scavi di Cascina Reviglia, qualche anno fa sono venuti alla luce dei reperti archeologici di epoca Romana tra cui alcuni frammenti di stele funerarie. E un antico guerriero con una clava che regge un cartiglio con il motto “a bon rendre” è presente proprio sullo stemma di famiglia. Questa figura insieme alle tre ruote dello scudo rimandano alle gesta di un antenato crociato in Terrasanta. Le tre ruote ricorrono spesso in diversi punti del castello.

Gli animali della Cracking Art nel parco
Nei quattro ettari di parco troviamo un po’ ovunque – ma con un senso logico – le gigantesche sculture colorate a forma di animali del cracking art. La mostra CrackingArt. I Racconti dell’Acqua, curata dall’esperta di arte contemporanea Carla Testore, il cui filo conduttore è l’acqua, comprende ben 68 sculture posizionate ciascuna in un punto della proprietà: i delfini su uno strapiombo che affacciano sulla valle, là dove un tempo c’era il mare, le rane nei laghetti, le chiocciole nell’orto i pinguini, il gatto davanti alla finestra, e poi ancora oche selvatiche sul prato e nel Laghetto delle papere, insieme alle ninfee, tartarughe nella corte interna al castello, suricati nei pressi delle fontane e persino un elefante gigante che si abbevera in una pozza. L’installazione open air è aperta fino al 2 agosto 2026.

Realizzate in plastica rigenerata, le sculture del collettivo Cracking Art popolano da oltre trent’anni musei, spazi pubblici e contesti urbani e naturali in Italia e all’estero, portando avanti una ricerca fortemente legata ai temi della sostenibilità e della responsabilità ambientale. Questo movimento artistico fonda i suoi principi sul recupero e la trasformazione della plastica, un tema perfettamente in linea con la filosofia dei Conti che, proprio di recente, hanno effettuato importanti interventi idraulici all’interno del parco che è stato oggetto di un importante progetto di recupero finanziato dal PNRR – “Programmi per valorizzare l’identità dei luoghi: parchi e giardini storici”. Questi fondi hanno permesso di ripristinare il disegno originario del giardino, dei 4,5 km di viali interni e dell’orto, di recuperare gli ecosistemi presenti e valorizzare lo storico sistema di raccolta delle acque piovane, con l’obiettivo di ridurre gli sprechi e garantire la sostenibilità della manutenzione del parco.
Arte, natura, educazione e sensibilizzazione ambientale si intrecciano nella mostra, affiancata da un percorso esperienziale perfetto per tutte le età, e per gli amici a quattro zampe (che sono sempre i benvenuti). E, proprio per i bambini, nei weekend sono in programma attività e laboratori didattici tenuti da esperti, dedicati ai temi dell’acqua, dell’ambiente e del riciclo. L’itinerario comprende alcune postazioni informative in corrispondenza delle opere, che vanno ad aggiungersi ai cartelli bianchi e rossi che raccontano il parco.

E questo è solo un assaggio di cosa dovremo aspettarci nel 2027, quando la vicina città di Alba, che dista solamente 8 km, sarà la Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2027.
Gli eventi per il 650 anni del castello
Oltre alla mostra all’aperto CrackingArt. I Racconti dell’Acqua, per l’anniversario del Castello di Monticello d’Alba che dura fino al 2 agosto, nelle sale interne sono esposti in via del tutto eccezionale alcuni preziosi documenti dagli archivi privati dei Conti di Roero: nella sala del biliardo, per esempio, in mostra i documenti originali, raramente visibili altrimenti, tra cui lo Statuto del 1390 e le tavole cartografiche autografe del paesaggista Xavier Kurten (1827). Inoltre, sono allestite quattro tavole apparecchiate con vettovaglie storiche originali. L’allestimento Alla tavola dei Roero svela i segreti dell’ospitalità, dei banchetti e della vita quotidiana che, per secoli, hanno animato le sale del castello.
Immerso tra le colline Patrimonio Unesco, il Castello di Monticello d’Alba è uno di quei luoghi che affascinano e che, grazie anche a chi li vive, sono in grado di trasmettere grandi emozioni e di farti immergere in un mondo fatato.

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