Bilanci PA, stretta della RGS: azzeramento obbligatorio dei risconti passivi

10 Giugno 2026 - 12:36
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lentepubblica.it

La transizione al nuovo sistema contabile Accrual continua a produrre effetti rilevanti per amministrazioni ed enti pubblici. Tra le novità più significative emerse dalle recenti FAQ pubblicate dalla Ragioneria Generale dello Stato c’è una modifica destinata a incidere profondamente sulla rappresentazione dei contributi agli investimenti nei bilanci pubblici.


Il cambiamento riguarda un meccanismo utilizzato per anni nella contabilità degli enti: quello dei risconti passivi collegati ai contributi destinati al finanziamento di opere e beni patrimoniali. Con l’introduzione degli standard ITAS, questa impostazione viene sostanzialmente superata.

Il principio che emerge dalle nuove indicazioni è chiaro: il riconoscimento del provento non dipende più dalla durata del bene finanziato, ma dall’effettivo adempimento delle obbligazioni sostanziali connesse al contributo ricevuto.

Il superamento del vecchio modello contabile

Nel sistema finora adottato, il contributo ricevuto per finanziare un investimento veniva generalmente distribuito lungo l’intera vita utile del bene realizzato.

In pratica, il ricavo non veniva registrato immediatamente nel conto economico, ma veniva progressivamente imputato negli anni, seguendo il ritmo degli ammortamenti del cespite finanziato. Questo metodo aveva l’effetto di compensare, almeno in parte, il peso economico degli ammortamenti, attenuandone l’impatto sul risultato d’esercizio.

Con l’arrivo della contabilità Accrual e degli standard ITAS, questa logica viene abbandonata.

La Ragioneria Generale dello Stato, attraverso la FAQ n. 21 pubblicata sul portale dedicato alla riforma contabile, chiarisce infatti che la voce relativa ai risconti passivi per contributi agli investimenti non trova più spazio nel nuovo quadro normativo.

La FAQ 21 della RGS: cosa cambia concretamente

L’indicazione fornita dalla Ragioneria è particolarmente netta.

Secondo quanto precisato, la voce utilizzata finora per rinviare nel tempo il riconoscimento dei contributi non risulta compatibile con le disposizioni dell’ITAS 9. Per questo motivo, nella fase di prima applicazione del nuovo sistema, gli enti dovranno procedere all’azzeramento integrale dei risconti passivi esistenti, utilizzando il modello di raccordo previsto per la transizione.

Non si tratta quindi di una semplice riclassificazione formale, ma di una vera revisione dell’impostazione contabile adottata fino ad oggi.

L’elemento decisivo diventa l’esistenza o meno di obbligazioni ancora pendenti nei confronti dell’amministrazione che ha erogato il finanziamento.

Due scenari possibili per gli enti

Le istruzioni operative distinguono chiaramente due situazioni differenti.

Nel primo caso, l’ente ha già adempiuto a tutti gli obblighi previsti dal finanziamento ricevuto. Può trattarsi, ad esempio, di un’opera pubblica completata, collaudata e correttamente rendicontata, senza ulteriori vincoli da rispettare.

In questa circostanza, il valore residuo iscritto tra i risconti passivi deve essere riconosciuto integralmente come provento. La presenza di ammortamenti futuri sul bene finanziato non assume alcuna rilevanza.

In altre parole, il ricavo viene registrato indipendentemente dal fatto che il cespite continui a generare quote di ammortamento negli anni successivi.

Il secondo scenario riguarda invece i contributi per i quali esistono ancora obbligazioni sostanziali da adempiere. In questo caso il valore non confluisce nel conto economico, ma viene riclassificato tra i debiti verso altre amministrazioni pubbliche.

La classificazione avviene nelle specifiche voci patrimoniali previste dagli standard Accrual, distinguendo tra passività correnti e non correnti in funzione della natura dell’obbligazione residua.

Fine della correlazione tra contributo e ammortamento

Uno degli aspetti più innovativi delle nuove indicazioni riguarda proprio la rottura del tradizionale legame tra contributo e ammortamento.

Per molti anni la contabilizzazione dei contributi agli investimenti è stata costruita sulla correlazione tra costi e ricavi: il contributo veniva “spalmato” nel tempo in parallelo all’utilizzo economico del bene finanziato.

La FAQ 21 introduce invece una prospettiva differente.

L’attenzione non è più rivolta alla vita utile del cespite, ma alla sostanza economica dell’operazione e all’effettiva esistenza di obbligazioni ancora in essere. Una volta esauriti gli impegni previsti dal finanziamento, non esistono motivi per rinviare ulteriormente il riconoscimento del provento.

Questo approccio si colloca pienamente nella filosofia della contabilità economico-patrimoniale Accrual, orientata a rappresentare i fatti gestionali secondo la loro sostanza economica piuttosto che sulla base di automatismi derivanti dalla struttura del patrimonio.

Cosa non sarà più consentito

Le nuove regole fissano alcuni divieti espliciti.

Gli enti non potranno più mantenere in bilancio la voce relativa ai risconti passivi per contributi agli investimenti quando si passerà agli standard ITAS.

Allo stesso modo, non sarà più possibile rinviare il riconoscimento del ricavo con l’obiettivo di allinearlo agli ammortamenti futuri del bene finanziato.

Si tratta di un cambiamento che potrebbe produrre effetti significativi sui risultati economici registrati nella fase iniziale di applicazione della riforma.

Gli effetti sul patrimonio netto e sul conto economico

Un ulteriore chiarimento fornito dalla Ragioneria riguarda la natura contabile dell’operazione.

L’eventuale incremento del risultato economico derivante dall’imputazione a provento dei contributi non deve essere considerato una componente straordinaria.

La motivazione è legata agli stessi standard ITAS, che prevedono un elenco tassativo delle componenti straordinarie e non includono questa fattispecie tra quelle ammesse.

Di conseguenza, gli effetti generati dall’azzeramento dei risconti confluiranno nella normale rappresentazione economica dell’ente.

In sede di prima applicazione, il maggior risultato eventualmente prodotto dal riconoscimento dei proventi contribuirà ad alimentare il patrimonio netto, determinando un impatto diretto sugli equilibri patrimoniali delle amministrazioni coinvolte.

La FAQ 21 rappresenta quindi uno dei passaggi più importanti nel percorso di adozione degli standard ITAS. Il messaggio della Ragioneria è inequivocabile: nel nuovo sistema Accrual conta l’esistenza di obbligazioni reali ancora da adempiere, non la durata dell’investimento finanziato. Una svolta che obbligherà gli enti pubblici a rivedere schemi consolidati e ad affrontare la transizione con un approccio profondamente diverso rispetto al passato.

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