Blue Origin sfida la NASA: il New Glenn volerà entro l'anno

2 Giugnoe 2026 - 08:30
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Il futuro della conquista lunare americana si trova in queste ore davanti a un bivio imprevedibile, sospeso tra le rime di una promessa aziendale e i calcoli gelidi dei tecnici governativi, una rampa di lancio devastata dalle fiamme in Florida ha infatti aperto un profondo dibattito sulla reale tenuta dei cronoprogrammi aerospaziali per i prossimi mesi. Da un lato si teme un congelamento delle operazioni che potrebbe trascinarsi molto a lungo, dall'altro la dirigenza privata insiste nel voler raddrizzare la situazione a tempo di record, trasformando un disastro strutturale in una corsa contro il tempo che tiene con il fiato sospeso l'intera industria delle telecomunicazioni e l'agenzia spaziale.

Il problema è che la fretta di stringere i tempi si fa necessaria e risponde a obblighi contrattuali giganteschi. Il mega vettore New Glenn rappresenta infatti la spina dorsale logistica per il progetto della prima base sulla Luna pianificato per il prossimo autunno, oltre a essere il mezzo designato da Amazon per portare in orbita i primi quarantotto satelliti della sua nuova rete internet commerciale a banda larga.

Un blocco prolungato manderebbe in fumo investimenti miliardari, soprattutto perché la strada di riserva è ancora impercorribile. La nuova installazione sulla costa della California, presso la base di Vandenberg, richiede infatti almeno ventiquattro mesi di lavori per essere adattata al nuovo missile, escludendo ogni decollo da quel sito prima di due anni.


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