Ceuta, il Marocco accusa trafficanti e disinformazione: «Sui social false promesse ai migranti»

03 Agosto 2026 - 06:45
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Rabat afferma che circa 40.000 persone sono state coinvolte nell’assalto alla frontiera spagnola. Almeno 1.135 tentativi sono stati fermati a Melilla. Resta incerto il numero delle vittime, mentre Madrid rafforza il confine e critica i controlli introdotti dall’Italia

Il Marocco attribuisce la recente crisi migratoria di Ceuta alla disinformazione diffusa sui social media, alle reti di trafficanti e a un’interpretazione ingannevole di una sentenza della Corte Suprema spagnola.

Secondo il ministero dell’Interno marocchino, circa 40.000 persone sarebbero state coinvolte nel tentativo di attraversare il confine verso l’enclave spagnola. Altre 1.135 sarebbero state fermate mentre cercavano di entrare a Melilla.

Le immagini di migliaia di persone lungo la frontiera, sulle spiagge e nelle strade di Ceuta hanno provocato forte preoccupazione nell’Unione europea e spinto numerosi Paesi a chiedere una risposta coordinata per la protezione dei confini esterni.

La sentenza utilizzata dai trafficanti

Rabat sostiene che le organizzazioni criminali abbiano diffuso una versione distorta di una recente decisione della Corte Suprema spagnola.

La sentenza ha stabilito che i migranti intercettati in mare non possono essere immediatamente respinti attraverso la procedura applicata a chi tenta di superare una barriera fisica.

Secondo le autorità marocchine e il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska, i trafficanti avrebbero trasformato questa distinzione giuridica nella falsa promessa che chiunque fosse riuscito a raggiungere Ceuta via mare avrebbe potuto rimanere liberamente in Spagna.

In realtà, le persone entrate irregolarmente devono essere identificate e sottoposte alle normali procedure previste dalle leggi sull’immigrazione e sull’asilo.

Bilanci differenti sulle vittime

Il ministero marocchino ha confermato almeno 11 morti durante i tentativi di attraversamento.

Il dato è però molto inferiore a quello comunicato dal governo spagnolo, che domenica ha riferito di aver recuperato 72 corpi, dopo un precedente bilancio di 67 vittime.

La differenza potrebbe dipendere dal fatto che il conteggio marocchino comprenda soltanto i decessi avvenuti sul proprio lato della frontiera.

Rabat ha precisato di stare verificando le segnalazioni relative alle persone morte nelle acque e nel territorio controllato dalla Spagna.

Il bilancio complessivo resta quindi ancora da chiarire.

«Il Marocco è un partner affidabile»

Grande-Marlaska ha respinto l’ipotesi che il Marocco abbia deliberatamente favorito la crisi.

«Il Marocco non rappresenta una minaccia per Ceuta o per il resto della Spagna. È un partner pienamente affidabile», ha dichiarato.

Il ministro ha aggiunto che i servizi di sicurezza non avevano ricevuto informazioni preventive su un possibile ingresso di massa.

La rapidità con cui decine di migliaia di persone si sono concentrate lungo il confine avrebbe quindi sorpreso sia le autorità spagnole sia quelle marocchine.

La maggioranza è rientrata in Marocco

Secondo le autorità, la grande maggioranza delle persone entrate a Ceuta avrebbe lasciato l’enclave entro 48 ore.

Il ritorno non ha però cancellato l’allarme provocato dalle dimensioni dell’evento e dalla facilità con cui le strutture di sicurezza sono state sopraffatte.

Ventidue Stati membri dell’Unione europea hanno chiesto azioni coordinate per rafforzare i confini esterni e impedire nuove crisi analoghe.

Ceuta e Melilla rappresentano gli unici confini terrestri tra l’Unione europea e il continente africano e restano particolarmente esposte alla pressione migratoria.

La Spagna installa una barriera galleggiante

La polizia spagnola ha iniziato a posizionare una barriera galleggiante lunga circa 500 metri davanti al confine con il Marocco.

La struttura è destinata a bloccare il passaggio attorno alla diga foranea di Tarajal, uno dei punti maggiormente utilizzati per raggiungere Ceuta a nuoto.

Il sindacato AUGC della Guardia Civil ha però avvertito che il sistema potrebbe non essere sufficiente.

Secondo i rappresentanti degli agenti, alcune persone potrebbero tentare di aggirare la barriera. Il sindacato ha quindi chiesto l’invio di almeno 200 uomini aggiuntivi e un ulteriore rafforzamento delle misure di sorveglianza.

Sánchez critica la decisione italiana

La crisi ha avuto conseguenze anche nei rapporti tra Italia e Spagna.

Roma ha reintrodotto per un mese i controlli sui collegamenti provenienti dalla Spagna, provocando la dura reazione del premier Pedro Sánchez.

Il capo del governo spagnolo ha definito la scelta italiana «egoistica, divisiva e illegale», sostenendo che l’Unione europea non possa permettersi risposte unilaterali in una fase internazionale tanto delicata.

Sánchez ha inoltre ricordato che chi è entrato irregolarmente a Ceuta non può trasferirsi liberamente nella Spagna continentale.

La protesta è stata espressa in una lettera inviata ai presidenti della Commissione e del Consiglio europeo.

Una crisi alimentata dalla vulnerabilità

L’accusa del Marocco concentra l’attenzione sul ruolo svolto dai social media e dalle reti di trafficanti.

Una falsa informazione, ripetuta migliaia di volte online, può convincere persone vulnerabili che una frontiera sia improvvisamente aperta o che una sentenza garantisca automaticamente il diritto di restare.

I trafficanti possono utilizzare queste voci per organizzare partenze, raccogliere denaro e spingere interi gruppi verso rotte estremamente pericolose.

La conseguenza è stata una crisi che ha travolto Ceuta, provocato decine di morti e aperto una frattura politica tra governi europei.

Il rafforzamento delle barriere potrà rallentare nuovi attraversamenti, ma difficilmente eliminerà il problema senza cooperazione tra Spagna e Marocco, contrasto alle reti criminali e una comunicazione chiara sulle reali conseguenze dell’ingresso irregolare.

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