Bonelli (Avs) scopre “l’esercitazione nucleare Nato nei cieli italiani” e interroga Crosetto
Angelo Bonelli ha scoperto Steadfast Noon. Il co-portavoce di Europa Verde e leader di Avs con Fratoianni annuncia un’interrogazione a Guido Crosetto sull’esercitazione con cui ogni anno la Nato addestra equipaggi e procedure all’impiego delle bombe atomiche americane schierate in Europa. Quest’anno tocca all’Italia: il 13, 14, 16 e 20 ottobre aerei in partenza da Ghedi, Aviano, Amendola, Gioia del Colle e Trapani voleranno lungo corridoi che attraversano la penisola, con attività navali sul Tirreno, tiri e droni. In mezzo la Sardegna, sorvolata fino a circa 1.800 metri, con un’area che comprende il poligono di Salto di Quirra. “Non lo abbiamo saputo dal governo”, protesta il deputato di Avs, che dice di aver ricostruito tutto da un documento tecnico destinato ai piloti. Il documento in questione è il supplemento AIRAC S56/26 all’AIP Italia, con cui Enav comunica le restrizioni allo spazio aereo, ed è pubblico dal 20 agosto. Da lì la notizia è arrivata da giorni sui giornali. Ne hanno scritto il Giornale di Brescia e BresciaToday, che seguono da vicino la base di Ghedi, il sito specializzato Forze Armate e PeaceLink, che contro l’esercitazione ha lanciato una petizione. Il Giornale di Brescia aggiungeva che ai voli parteciperanno i Tornado del 6° stormo, mentre gli F-35 italiani resteranno a terra perché non ancora certificati per la missione nucleare. Lo scoop di Bonelli arriva un mese e mezzo dopo la pubblicazione del documento e qualche giorno dopo gli articoli.
Nemmeno il silenzio della Nato è un indizio di segretezza. L’Alleanza annuncia Steadfast Noon a ridosso dell’avvio: nel 2025 Mark Rutte lo fece il 10 ottobre, per un’esercitazione cominciata il 13. E l’Italia l’ha già ospitata nel 2023, con circa sessanta aerei di tredici paesi, voli sopra Italia, Croazia e Mediterraneo e le stesse cinque basi elencate oggi. Si cominciò il 16 ottobre 2023, e anche allora la Russia era in guerra contro l’Ucraina (da venti mesi) e Israele aveva invaso Gaza da nove giorni, dopo il massacro del 7 ottobre. La crisi internazionale che secondo Bonelli rende tutto più grave c’era anche allora, e anche allora la Nato spiegava che l’esercitazione era pianificata da tempo e slegata dagli eventi in corso. Le testate, inutile dirlo, rimangono nei depositi: si provano procedure, catene di comando, scorte, rifornimenti in volo.
“In tutte le aree sono previsti intensa attività aerea militare, tiri e impiego di droni. Il documento non chiarisce né il tipo di droni né il loro ruolo. È la conferma che anche i sistemi senza pilota entrano nello scenario di una guerra nucleare simulata”, dice Bonelli. Ma anche i droni hanno una spiegazione meno cupa di quanto sottenda il leader di Avs. L’edizione 2025 era dedicata in buona parte alla protezione delle basi, dopo una serie di sorvoli sopra installazioni europee, alcuni attribuiti alla Russia. È plausibile che i sistemi senza pilota servano a simulare quella minaccia. Il documento Enav non lo dice, e su questo una risposta del ministero sarebbe utile.
“Particolarmente grave è il coinvolgimento della Sardegna, ancora una volta trattata come una servitù militare”, aggiunge Bonelli. L'area STAR 5 parte dal suolo e copre parte dell'interno e della costa orientale, compresa la zona del poligono di Salto di Quirra, dove da anni si chiedono verità e bonifiche. I corridoi NoonN, Noon S e Star 5 West attraverseranno a bassa quota la Sardegna centrale, fino a circa 1.800 metri”. E qui tocca un nervo veramente scoperto: l’isola sopporta una quota sproporzionata dei poligoni e delle aree militari italiane e Quirra è da anni al centro di inchieste e richieste di bonifica. I 1.800 metri dei corridoi, però, sono ordinaria amministrazione per l’addestramento a bassa quota che sopra l’isola si ripete per buona parte dell’anno.
Resta la proposta politica: aderire al Trattato Onu per la proibizione delle armi nucleari e chiedere il ritiro delle testate americane. Il trattato, in vigore dal 2021, non è stato firmato da nessuno dei trentadue membri della Nato né da alcuna potenza nucleare. Aderire vorrebbe dire uscire dalla condivisione nucleare dell’Alleanza – le B61 che secondo la Federation of American Scientists sono custodite ad Aviano e Ghedi – e quindi dal tavolo in cui si decide la deterrenza europea, in un continente che dal 2022 ha imparato a prendere sul serio la retorica atomica di Mosca.
La sicurezza, conclude Bonelli, si costruisce con il disarmo e la diplomazia, “non simulando l’apocalisse sopra le nostre teste”. La deterrenza poggia sull’idea opposta: l’apocalisse si evita convincendo chi potrebbe scatenarla che non gli conviene. Per farlo bisogna essere credibili, e per esserlo ci si esercita. Ogni ottobre.
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