Bonny: "L'Inter nel destino. Chivu? Competitivo, ma è un gran burlone"
L'attaccante dell'Inter si racconta alla Lega Serie A svelando un dettaglio su Chivu.
A tutto Ange-Yoan Bonny.
L'attaccante dell'Inter è il protagonista de "La trama del gol - Champions of Made in Italy", contenuto realizzato dal canale ufficiale della Serie A.
Dai primi approcci con il pallone all'arrivo in Italia e in nerazzurro, fino ad alcuni dettagli sul suo attuale allenatore Cristian Chivu: le parole di Bonny.
"INTER NEL DESTINO"
"Mia madre mi trovava iperattivo e aveva provato con il judo, ma non ha funzionato per calmarmi. Così ha detto che serviva più spazio, più terreno: abbiamo provato con il calcio e mi è piaciuto subito. E' la mia passione, ho la fortuna di averne fatto il mio lavoro ed è ciò a cui gioco da quando ero piccolissimo. La prima maglia da calcio che mi ha comprato mia madre era quella dell'Inter, quindi penso che sia destino".
L'ASCESA NEL CALCIO
"Per diventare un professionista nel calcio penso che bisogna lavorare sodo, ma soprattutto bisogna amare molto il calcio: è un impegno giornaliero, bisogna volerlo davvero, con tutto te stesso. Ho giocato la mia prima partita da professionista a 16 anni, a Chateauroux, da lì è partito tutto. Penso di essere un giocatore a cui piace collaborare con gli altri, che ama divertirsi, che ama dribblare. Un giocatore moderno. Il ritmo in campo è importante perché è ciò che detta tutto, e bisogna fare le cose al ritmo giusto. Se si è troppo in ritardo, l'azione non va fino in fondo; se si è troppo in anticipo, non va bene: il ritmo è come le note musicali".
L'ARRIVO IN ITALIA
"A parte il calcio, non conoscevo affatto l'Italia: per me era il Paese della pasta, della pizza, non ne sapevo molto. Quando sono arrivato, sono rimasto piacevolmente sorpreso: la gente è accogliente, molto affettuosa. All'inizio è stato difficile, sono arrivato giovane a Parma, ma la gente, i giocatori e lo staff mi hanno accolto bene. Da quando sono in Italia mi chiamano Angelo o Angelino: mi piace".
L'APPRODO ALL'INTER
"Non mi sarei mai immaginato di giocare a San Siro perché per me è lo stadio più grande del mondo: giocarci con il sostegno dei tifosi è qualcosa che mi emoziona sempre. Penso che, indipendentemente da chi ci sia, quando lo stadio è pieno e tutti cantano, sia uno dei migliori sentimenti che si possano provare nella vita. Il fatto che ci siano molti calciatori francesi passati da qui, e che anche io ho avuto la fortuna di far parte di questo gruppo, è anche motivo di orgoglio. Vogliamo seguire le orme dei grandi giocatori come Vieira e Marcus (Thuram, ndr)".
LA SUA ESULTANZA
"Festeggio così perché è uno scherzo, un video che faceva ridere me e i miei amici. Ed è un modo per dedicare loro ogni mio goal. Un po' come il pirata che si copre l'occhio. E' diventato il nostro segno distintivo, di tutti noi, mio e dei miei amici d'infanzia".
IL RAPPORTO CON CHIVU
"Come persona è uno competitivo. Poi è un grande burlone, gli piace ridere, è una brava persona. E' ancora giovane, quindi questo aiuta. Penso a noi due, che l'anno scorso lottavamo per la salvezza con il Parma, e quest'anno abbiamo lottato per vincere titoli: è una bella lezione di vita ed è bellissimo".
IL FUTURO
"Se non fossi stato un calciatore... Non avrei avuto tempo di pensarci. Il mio sogno nel calcio è continuare su questa strada e continuare a migliorare, ma soprattutto continuare a vincere titoli. Al di fuori del calcio, sogno la prosperità della mia famiglia. Tra molto tempo, quando smetterò con il calcio, penso che vorrei che mi ricordino come un giocatore che, prima di tutto, ha vinto titoli, ma anche come uno che ha dato tanto e che si è divertito molto".
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