Caccia, anche la Conferenza delle Regioni contro la pdl “sparatutto”

La marcia della proposta di legge 2984, ribattezzata dalle sigle ecologiste "pdl sparatutto", continua ad accumulare stop istituzionali. Pochi giorni fa ben sessantuno organizzazioni ambientaliste, animaliste e scientifiche avevano rivolto un appello al ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin per chiederne il blocco immediato, forti delle severe censure formulate da Ispra durante le audizioni in Commissione Agricoltura alla Camera e dei rilievi già mossi dalla Commissione europea. Ora sul provvedimento di revisione della legge 157 cade una nuova tegola, quella della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.
Nel parere tecnico approvato dall'organismo territoriale, emerge un giudizio critico che va a minare le fondamenta del testo. L'analisi delle Regioni stronca in modo diretto le due norme cardine dell'impianto riformatore, vale a dire il ripristino delle reti di cattura degli uccelli selvatici da utilizzare come richiami vivi e il prolungamento dell'attività venatoria oltre la prima decade di febbraio. Una proroga che andrebbe a colpire le specie proprio nella delicata fase della migrazione pre-riproduttiva, prefigurando una netta violazione dell'articolo 7 della Direttiva europea Uccelli ed esponendo l'Italia al rischio concreto di nuove procedure d'infrazione comunitarie.
I rilievi regionali toccano tuttavia l'intera architettura del provvedimento. L'analisi contesta infatti l'apertura indiscriminata della caccia all'interno del demanio forestale, così come la paventata eliminazione della forma esclusiva di caccia, una misura che produrrebbe un aumento incontrollato della pressione venatoria e renderebbe estremamente complesse le attività di vigilanza sul territorio. A questo si aggiungono la drastica riduzione del ruolo pianificatorio delle Province e l'autorizzazione della caccia in braccata sui terreni innevati, ritenuta una modalità di prelievo non selettiva e apertamente in contrasto con le buone pratiche di gestione faunistica.
Dinnanzi all'ennesimo parere negativo, le oltre cinquanta associazioni promotrici dell'appello — tra cui Wwf, Legambiente, Lipu, Enpa, Lav, Oipa e Greenpeace — vedono confermate le proprie ragioni. Come evidenziato dalla rete ambientalista, il fatto che questa bocciatura arrivi direttamente dagli enti a cui spetta la gestione concreta del territorio e l'applicazione quotidiana della legge dimostra il definitivo fallimento tecnico della riforma, rendendo improcrastinabile l'abbandono del testo da parte del Parlamento.
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