Tra oggi e domani inizia la quarta ondata di calore dell’estate, l’Italia tornerà a 40°C

Quattro ondate di calore dall’inizio dell’estate, almeno sulla carta. A guardare la continuità delle temperature estreme, però, è come se ce ne fosse stata una sola, lunghissima, iniziata alla fine di maggio. Adesso l’anticiclone subtropicale, già saldo su gran parte d’Europa, prepara una nuova accelerazione.
«Tra oggi e domani, mercoledì 29 luglio, inizierà la quarta ondata di calore di questa estate», spiega Giulio Betti, meteorologo e climatologo del Cnr e del Consorzio Lamma. La nuova fase interesserà gran parte del continente, e in Italia colpirà in particolare l’area centrale e settentrionale dello Stivale.
L’ondata dovrebbe durare una decina di giorni, fino al 7-8 agosto, mentre il picco è previsto tra il 1° e il 5 agosto. Le temperature massime si avvicineranno ai 40 gradi, superandoli localmente nelle zone interne del Centro, in Pianura Padana e nell’entroterra della Sardegna e della Puglia. Anche le ore notturne offriranno poco sollievo, con minime abbondantemente superiori ai 20 gradi in pianura e lungo le coste. Qualche temporale potrà svilupparsi sulle Alpi e, nei primi giorni di agosto, anche lungo l’Appennino. Si tratterà di fenomeni locali, ma potenzialmente intensi a causa dell’eccesso di calore e vapore acqueo accumulato nell’atmosfera.
La nuova ondata arriva su un continente già segnato dagli incendi e dalla scarsità d’acqua. Al 22 luglio le fiamme avevano percorso in Europa 245.400 ettari, un’estensione ormai vicina al record assoluto raggiunto nel 2025. «I paurosi incendi di questi giorni che stanno divorando decine di migliaia di ettari in tutta Europa e le diffuse condizioni di siccità sono destinati a peggiorare ulteriormente viste le condizioni meteorologiche estreme previste», avverte Betti. Oltre la metà del territorio europeo è già interessata da condizioni di siccità comprese tra moderate e severe. In Italia, intanto, il Po ha raggiunto i minimi storici in numerose sezioni.

Che fare? Guardando all’Italia, da un lato il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc) è di fatto fermo al palo: approvato nel gennaio 2024 dal Governo Meloni dopo lunghissima gestazione, ha individuato 361 azioni settoriali da mettere in campo ma manca di fondi e governance per attuarle. Non va meglio sul fronte della mitigazione della crisi climatica in corso, che richiede il rapido abbandono dei combustibili fossili per puntare su efficienza energetica e fonti rinnovabili. Per essere sicuri di centrare i target servirebbe accelerare sensibilmente, e a guadagnarci sarebbe non solo l'ambiente ma anche il portafogli, in quanto colmare il gap al 2030 significherebbe risparmiare 17 miliardi di euro (tra minori costi energetici, importazioni di gas naturale ed emissioni) e creare 60mila posti di lavoro.
Legambiente stima la necessità di oltre +11 GW di nuova potenza installata l’anno, Energy square +15 GW, mentre la filiera industriale di settore si dichiara pronta a traguardare fino a +20 GW l’anno, eppure nell’ultimo anno le installazioni si sono fermate a +7,2 GW. A frenare sono la disinformazione che limita l’accettabilità sociale dei nuovi impianti, il continuo caos normativo e la lentezza degli iter autorizzativi, che in Italia durano fino a 6 anni per il fotovoltaico e 7-8 anni per l’eolico (con numerosi casi che superano ulteriormente queste soglie); a fronte di tempi medi di 12-24 mesi in molti Stati Ue, i tempi italiani sono dunque di gran lunga fuori dai limiti fissati dalla direttiva Red III. Puntuali interventi normativi – ad esempio sul Testo unico sulle rinnovabili (D. Lgs. 190/2024) – basterebbero ad alleviare il problema.
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