Caccia, le associazioni si mobilitano tra il Senato e la piazza: «Governo e Parlamento ignorano Bruxelles e aggravano il testo»

La destra non retrocede sul ddl caccia, nonostante le criticità evidenziate dalla Commissione europea in una lettera formale inviata al governo (recapitata a Roma a dicembre e tenuta nascosta per quasi cinque mesi da Palazzo Chigi e ministeri competenti), e anzi aggiunge orrore ad orrore inserendo tra quelle cacciabili anche una specie protetta come quella degli stambecchi. Ebbene, neanche le associazioni retrocedono. Questa mattina, presso la Sala Caduti di Nassirja del Senato si è tenuta una conferenza stampa e un flashmob (di fronte al Pantheon) a cui ha partecipato anche il Wwf Italia, per denunciare quanto sta accadendo nell’iter di discussione di un disegno di legge, il 1552 ora in discussione al Senato, che ormai è conosciuto soprattutto per i soprannomi “spara tutto” e “caccia selvaggia”.
Se le associazioni non smettono di protestare è perché si tratta di una vicenda di eccezionale gravità istituzionale: non solo è stata completamente ignorata la lettera ufficiale della Commissione europea che segnala gravi violazioni delle direttive Uccelli e Habitat, viene denunciato, ma il testo è stato ulteriormente peggiorato attraverso l’approvazione di emendamenti che incidono in modo pesante sulla tutela della fauna e sui diritti dei cittadini.
L’elenco è lungo ma bastano le voci principali elencate dalle sigle ambientaliste per delineare un quadro impressionante: tra le modifiche approvate emergono alcuni elementi particolarmente critici come il ritorno della possibilità di caccia sul demanio marittimo, con la riapertura di fatto della cosiddetta «caccia in spiaggia», l’ampliamento delle specie cacciabili includendo animali come appunto lo stambecco ma anche l’oca selvatica e il piccione e anche l’introduzione di un divieto molto ampio di «ostacolare o rallentare» l’attività venatoria, che rischia di colpire anche forme di dissenso e protesta pacifica con evidenti profili di incostituzionalità.
Denuncia il Wwf che «nonostante il richiamo formale dell’Unione europea – noto al Governo da mesi e tenuto nascosto – i lavori parlamentari sono proseguiti senza alcuna sospensione e senza un confronto nel merito delle criticità»: «Al contrario, il testo è stato irrigidito, con il rigetto di tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni che avrebbero potuto correggere almeno in parte le problematiche segnalate anche dalle associazioni e dal mondo scientifico». Per questo il Panda, insieme alle altre associazioni, ha scritto al Presidente della Repubblica chiedendo lo stop dell’iter legislativo.
«Siamo di fronte a un fatto gravissimo: si sta portando avanti una legge sapendo che presenta profili di incostituzionalità, incompatibilità con il diritto europeo, che aumenta i rischi per la sicurezza e la salute pubblica, comprime gli spazi di libertà dei cittadini, danneggia lo sviluppo di una economia sostenibile e favorisce il bracconaggio», dichiara Dante Caserta, direttore affari legali e istituzionali del Wwf Italia, che tra le altre cose ha anche lanciato una petizione dal titolo “Stop crimini di natura”. «Tutto questo per accontentare meno dell’1% della popolazione, mentre la maggioranza degli italiani è fortemente contraria a queste misure che danneggiano tutti. Non si può andare avanti come se nulla fosse. Serve fermarsi subito e riportare questo tema dentro un confronto serio, trasparente e rispettoso della legalità e della democrazia».
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