La Commissione parlamentare d’inchiesta ha riaperto le indagini sulle navi dei veleni

Maggio 14, 2026 - 17:13
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La Commissione parlamentare d’inchiesta ha riaperto le indagini sulle navi dei veleni

La Commissione parlamentare d’inchiesta riapre il dossier sulla morte del capitano Natale De Grazia e sulle cosiddette navi dei veleni, riportando al centro dell’attenzione istituzionale una vicenda che da trent’anni attende verità e giustizia. A darne notizia è Legambiente, che accoglie con favore l’avvio di un nuovo filone d’indagine su uno dei capitoli più oscuri dell’intreccio tra traffici illegali di rifiuti, affondamenti sospetti e rischi ambientali nel Mediterraneo.

De Grazia, ufficiale della Capitaneria di porto di Reggio Calabria, morì in circostanze sospette nel 1995 mentre era impegnato, per conto della Procura presso la Pretura di Reggio Calabria, in una missione di lavoro alla ricerca di prove su alcune navi a perdere. Un’attività investigativa che si inseriva nel quadro delle indagini avviate nel 1994 anche grazie a un esposto presentato da Legambiente, e poi sviluppate dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo illegale dei rifiuti.

«Accogliamo con favore la decisione della Commissione parlamentare d’inchiesta di avviare un nuovo filone d’indagine sulla morte del Capitano Natale De Grazia e sul fenomeno delle navi dei veleni», dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. Per l’associazione, la riapertura del caso rappresenta una buona notizia, perché riattiva l’attenzione su una vicenda grave e ancora attraversata da troppi interrogativi.

Il fenomeno delle navi a perdere riguarda affondamenti sospetti di mercantili nel Mediterraneo, per i quali si ipotizza il coinvolgimento nel trasporto e nello smaltimento illegale di rifiuti, anche radioattivi. Secondo il quadro richiamato da Legambiente, tra il 1987 e il 1993 sono stati registrati 23 affondamenti al largo delle coste calabresi, mentre l’associazione ha mappato 80 casi tra il 1979 e il 2000. Numeri che restituiscono la dimensione storica del fenomeno, ma anche la sua attualità irrisolta, soprattutto per i possibili rischi di contaminazione ambientale.

Il tema è arrivato per la prima volta anche al Parlamento europeo lo scorso 18 marzo, con l’iniziativa Ships of Shame and Poison Ships - The role of the European Union in investigating hazardous and radioactive waste in the Mediterranean, promossa dall’eurodeputato Pd Sandro Ruotolo in collaborazione proprio con Legambiente. In quella sede l’associazione ha presentato sei proposte concrete alla Commissione e al Parlamento Ue, chiedendo in particolare alla commissaria per l’Ambiente Jessica Roswall di acquisire tutta la documentazione sugli affondamenti sospetti e di avviare, tramite la Commissione Envi, un’indagine conoscitiva in collaborazione con la Commissione d’inchiesta italiana.

«Ora si affermi verità e giustizia», aggiunge Ciafani: «Non si tratta solo di onorare la memoria di un servitore dello Stato come De Grazia, ma di affrontare un rischio grave per l’ambiente e per la legalità che persiste ancora oggi».

La richiesta del Cigno verde è che il nuovo filone d’indagine non si limiti a una ricostruzione storica, ma contribuisca ad accertare le connessioni tra affondamenti, traffici illegali di rifiuti e possibili responsabilità nazionali e internazionali. La dimensione mediterranea del fenomeno, infatti, richiede un impegno coordinato tra istituzioni italiane ed europee, anche per scongiurare rischi ambientali legati alla presenza sui fondali di carichi pericolosi.

«Come ribadito in sede europea sono diversi gli affondamenti sospetti di navi nel Mediterraneo su cui mancano risposte», sottolinea Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente. L’associazione chiede che il lavoro della Commissione proceda «senza sconti», con l’obiettivo di trasformare questo nuovo filone d’inchiesta «in una verità storica e giudiziaria definitiva».

Tra le proposte rilanciate da Legambiente figurano l’analisi dei fondali con tecnologie avanzate e il coinvolgimento di Europol e Interpol per tracciare i traffici di rifiuti radioattivi. Un percorso che, secondo l’associazione, deve mettere insieme memoria, indagine giudiziaria, cooperazione europea e tutela ambientale.

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Redazione Eventi e News

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