Calderone rivendica i risultati sul lavoro: “Dati estremamente positivi. L’abolizione del reddito di cittadinanza è stato il punto di partenza”

07 Ottobre 2026 - 10:30
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Calderone rivendica i risultati sul lavoro: “Dati estremamente positivi. L’abolizione del reddito di cittadinanza è stato il punto di partenza”

MARINA CALDERONE

Un milione e trecentomila posti di lavoro in quattro anni, più occupazione femminile e una crescita che passa soprattutto dai contratti stabili. Marina Calderone mette i numeri al centro del bilancio dell’azione del governo e individua anche il punto da cui è cominciato il cambio di rotta: il superamento del reddito di cittadinanza. «I dati sono estremamente positivi. Detto ciò, nulla avviene per caso», spiega il ministro del Lavoro in un’intervista con il direttore del quotidiano Il Tempo, Daniele Capezzone.

L’ultima fotografia dell’Istat offre il contesto: ad agosto gli occupati sono 24 milioni e 352mila e, rispetto a un anno prima, sono aumentati di 291mila unità. Soprattutto, i dipendenti permanenti sono cresciuti di 370mila mentre quelli a termine sono diminuiti di 157mila. Il tasso di occupazione si attesta al 63%.

“Il sussidio non può essere in competizione con il lavoro”

Per la responsabile del Lavoro del governo Meloni racconta nel corso dell’intevista che «Per consolidare delle serie storiche, soprattutto in questo ambito, c’è bisogno di costruire un percorso logico. La prima cosa che abbiamo fatto, ed è giusto ricordarlo, è stata l’abolizione del reddito di cittadinanza. È stata lo sfondo di tutte le successive azioni». Il primo passaggio della strategia dell’Esecutivo è stato proprio l’addio al vecchio reddito grillino che oggi il leader del M5s, Giuseppe Conte, vorrebbe riproporre nel programma del campo largo ma che finora non vede l’ok nemmeno delle forze di sinistra all’opposizione dell’Esecutivo.  «È stata lo sfondo di tutte le successive azioni», osserva Calderone, sintetizzando poi il principio che ha guidato la riforma: «Il sussidio non può essere in competizione con il lavoro».

Non significa, precisa, rinunciare alla protezione di chi si trova in una situazione di fragilità, bensì differenziare gli strumenti. Da qui l’assegno di inclusione e il supporto per la formazione e il lavoro, che dal 2023-2024 hanno sostituito reddito e pensione di cittadinanza distinguendo maggiormente tra sostegno alla fragilità e percorsi di attivazione lavorativa. A giugno 2026, secondo l’Inps, oltre un milione di nuclei aveva ricevuto almeno una mensilità dell’assegno di inclusione dall’avvio della misura.

È su questo terreno che Calderone replica anche alle critiche delle opposizioni. «La narrazione delle opposizioni non regge al confronto con i numeri», sostiene. «Questi parlano da soli». E respinge la lettura secondo cui la crescita sarebbe spiegata soltanto dagli over 50: con una popolazione che invecchia e pochi giovani, osserva, la sfida non può essere mettere una generazione contro l’altra, bensì «andare verso la piena occupazione».

No al salario minimo, sì al “salario giusto”

Il secondo fronte è quello delle retribuzioni. Calderone contesta l’equazione tra lavoro e precarietà proprio mentre, sottolinea, aumentano i rapporti a tempo indeterminato. Da qui la scelta che il ministro definisce esplicitamente «di campo»: puntare sul «salario giusto» anziché affidare tutta la risposta al salario minimo.

«Quest’ultimo è solo ed esclusivamente una parte della soluzione al problema», afferma. La strada indicata dal governo passa invece dalla contrattazione collettiva, dai rinnovi e dalla produttività. Un’impostazione che Calderone intende portare anche nella prossima legge di bilancio, con tassazione agevolata sui rinnovi contrattuali e sui premi di produttività e interventi sul lavoro notturno, straordinario e organizzato su turni. Linee che il ministro aveva già anticipato a settembre. «Valorizzare quello che l’Italia sa fare meglio, cioè la contrattazione. Occorre voltare pagina».

Il nodo Ilva e le garanzie ai lavoratori

Sul tavolo resta poi la partita più delicata, quella dell’ex Ilva. Dopo il nuovo stop della Corte d’Appello di Milano, il 20 ottobre toccherà alla Cassazione pronunciarsi sui ricorsi delle società; nel frattempo il procuratore generale della Suprema Corte ha espresso un parere non vincolante che apre ad alcuni dei motivi avanzati dalle aziende.

Calderone tiene fermo il punto occupazionale: «Il mio compito è guardare soprattutto alle persone, dimostrando che lo Stato c’è e che si lavora sempre per il lavoro». Gli ammortizzatori, avverte, non dovranno trasformarsi in «una condizione senza ritorno». E assicura che i prossimi provvedimenti dovranno dare una risposta tempestiva alle famiglie.

È la stessa logica che il ministro porta verso la manovra: consolidare l’occupazione e spostare ora l’attenzione sulle buste paga. Dopo la battaglia sul numero dei posti di lavoro, insomma, per il governo il prossimo terreno è il loro valore.

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