Camerun, grido d’allarme della Chiesa per le condizioni carcerarie

05 Luglio 2026 - 01:05
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Camerun, grido d’allarme della Chiesa per le condizioni carcerarie

Emergenza-detenuti in Camerun: la Chiesa si mobilita. Sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie e condizioni carcerarie disumane. Ecco alcuni dei mali denunciati dall’arcivescovo di Douala, monsignor Samuel Kleda. Il presule, riferisce l’agenzia missionaria vaticana Fides, ha dedicato una lettera pastorale alle condizioni carcerarie. Un “atto di verità e di carità pastorale, nato non da uno spirito polemico, ma da un senso del dovere e da un’urgente compassione”. Lo scopo è “denunciare l’ingiustizia sistemica che circonda l’arresto, la detenzione e l’incarcerazione di numerosi cittadini camerunesi”. Si tratta di “denunciare l’intollerabile pratica dei rapimenti e della detenzione in isolamento, le condizioni degradanti e abusive nelle stazioni di polizia e nelle brigate di gendarmeria, l’inferno del sistema carcerario, la corruzione che affligge l’intero sistema giudiziario e le procedure penali spesso violate”, afferma l’arcivescovo camerunese.

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Viaggio apostolico Immagine tratta da Vatican News

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Monsignor Kleda descrive un quadro grave che richiede un cambiamento di prospettiva e di mentalità da parte di tutti noi e una trasformazione delle nostre strutture”. Ancora prima di affrontare le condizioni dei detenuti nelle carceri, l’arcivescovo di Douala richiama l’attenzione sul dramma delle persone scomparse. “Persone arrestate e rapite, spesso senza mandato, da agenti in uniforme o in borghese, scompaiono nel nulla per poi essere detenute in luoghi segreti. I loro telefoni vengono disattivati, la loro posizione cancellata. Le loro famiglie, terrorizzate, corrono da una stazione di polizia all’altra, dal tribunale alla caserma, incontrando il più delle volte un muro di diniego, indifferenza o minacce”. “Questa pratica di detenzione segreta in luoghi sconosciuti, a volte non ufficiali, costituisce una palese violazione della legge”, rimarca monsignor Kleda. Le condizioni dei detenuti nelle prigioni “ufficiali” sono altrettanto drammatiche, a cominciare dalla situazione igienico-sanitaria. “L’accesso all’assistenza sanitaria è un miraggio”, afferma l’arcivescovo..

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