Campo largo, l’alleanza scricchiola. Conte frena e la sinistra si divide
Che cosa succede nel campo largo, meglio nella variegata sinistra italiana? L’accordo della traballante alleanza si allarga o si restringe per colpa dei capricciosi leader. Uno, in particolare, manda ogni tanto in tilt l’accordo tra i quattro cavalieri del voto perduto.
Il campo largo scricchiola
È il presidente dei 5Stelle che non vuole sfasciare il giocattolo, ma desidera usarlo a uso e consumo dei suoi interessi. Il primo obiettivo, da tempo, è il ritorno sulla poltrona di Palazzo Chigi da cui fu cacciato in modo “antidemocratico”. Perciò, dà una botta al cerchio ed un’ altra alla botte per sentirsi più forte e meno esposto ai venti di chi lo vorrebbe far fuori da quella corsa.
È chiaro ed evidente che andando avanti di questo passo l’opposizione avrà partita difficile quando l’anno prossimo si andrà alle urne per cercare di scalzare il governo guidato da Giorgia Meloni. L’interrogativo è : quale sinistra? Per il momento ne esistono due: una ufficiale, l’altra all’apparenza misteriosa.
La prima ha una leader che non si discute avendo vinto le primarie a dispetto dei vertici del Pd. La seconda è soprannominata la “cosa rossa” perchè è più a sinistra che a sinistra non si può. Ne fanno parte i sindacalisti di base, il Potere al Popolo e, sotto sotto, pure Maurizio Landini che non vuol perdere l’occasione di sedersi in Parlamento una volta lasciata la Cgil.
Per dirla tutta, questa nuova “ammucchiata” (come definirla altrimenti?) non avrebbe la minima chance di vincere, però diventa forte quando si accorge della precarietà degli altri esponenti della sinistra.
Elly Schlein ha diverse gatte da pelare, fa quasi tristezza vederla barcamenarsi tra una corrente e l’altra. Gli amici- nemici li ha in casa: sono i cosiddetti riformisti che non hanno ancora digerito la rivoluzione della segretaria di via del Nazareno che ha portato il partito troppo a sinistra. Sono pronti a spararle contro a pallettoni, ma aspettano il momento opportuno, perchè oggi come oggi perderebbero con novantanove probabilità su cento.
Oltre a questi, la Schlein deve placare gli umori degli alleati che ancora non sono convinti dal suo slogan che suona così: “Solo uniti si vince”. “Non siamo entrati nel cuore della gente”, sostengono i contrari dell’attuale maggioranza del Pd. “Usiamo sempre gli stessi slogan che non convincono più nessuno. Anzi, indispettiscono quelle persone che dovrebbero tornare a votare dopo la lunga assenza dalle urne”.
Gli unici sicuri per Elly sono soltanto Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli? Certo, perchè solo così i “gemelli “potranno continuare ad avere un ruolo. Forse qualcosa in più (un ministro, un sottosegretario) nel caso in cui, dopo la sbornia del referendum, il Pd dovesse continuare a prevalere.
Il fatto è – lo dicono i più autorevoli commentatori – che l’ubriacatura è già passata ed i sondaggi ripetono che l’onda lunga si è fermata. Perchè questo improvviso stop? Chi è contrario alla Schlein ripete il solito ritornello: “Si deve parlare al Paese, altrimenti è notte fonda”, affermano. Se questo non succede il motivo è sempre lo stesso: “Bisogna trovare argomenti nuovi su cui puntare”.
Che la situazione non sia delle migliori lo ha detto chiaro e tondo un incontro che i quattro ospiti della taverna romana hanno avuto nei giorni scorsi a Napoli. Piazza semivuota, manifestanti del Potere al Popolo che hanno invaso il comizio, con i disoccupati organizzati che gli hanno dato conforto.
Il campo largo, alla sua prima prova a cui ne avrebbero dovuto seguire altre, ne è uscito con le ossa rotte, tanto è vero che il prossimo appuntamento di Padova è saltato. “Per il voto sulla legge elettorale, troppo importante per disertarlo”, si è detto ufficialmente. La verità è che si aveva paura di un nuovo flop per cui si è deciso di rinviarlo “sine die”.
Nella destra, i capricci non si placano. Forza Italia e Lega non sono in sintonia su un paio di problemi molto importanti e non vogliono cedere di un passo anche dinanzi al quasi out -out della Meloni. In più non bisogna dimenticare la bomba del generale Vannacci che continua a giocare su due tavoli offrendosi (un verbo che respinge) al migliore offerente. I più tenaci sostenitori del partito della premier non si preoccupano più di tanto. “È un fenomeno passeggero”, ripetono, anche se in segreto, continuano a studiare il problema di Futuro Nazionale. Per loro arriva dalla Calabria una notizia confortevole, perchè 600 simpatizzanti dell’alto ufficiale hanno fatto marcia indietro. Comunque, l’assillo rimane e da Palazzo Chigi e dintorni non lo si abbandona. Giorgia Meloni per prima.
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