Cane brachicefalo stremato in alta quota, intervengono i Vigili del Fuoco: ma quell’escursione era adatta a lui?

05 Settembre 2026 - 12:25
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Cane brachicefalo stremato in alta quota, intervengono i Vigili del Fuoco: ma quell’escursione era adatta a lui?

Un Bulldog inglese, stremato durante un’escursione sul Viel dal Pan, è stato soccorso dai vigili del fuoco. Il caso riapre il dibattito sui limiti dei cani.

Ormai privo di forze, non riusciva più a proseguire lungo il sentiero del Viel dal Pan, uno degli itinerari più suggestivi delle Dolomiti. Per riportarlo a valle in sicurezza è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco volontari di Canazei.

Cane brachicefalo stremato in alta quota, intervengono i Vigili del Fuoco: ma quell’escursione era adatta a lui?- amoreaquattroxzampe.it

Il recupero si è concluso senza conseguenze per l’animale, ma la vicenda ha rapidamente acceso un dibattito sui social. Se molti utenti hanno ringraziato i soccorritori, altri hanno criticato la scelta di affrontare un’escursione impegnativa con un cane brachicefalo e in sovrappeso. L’episodio solleva una questione importante: quanto siamo davvero capaci di riconoscere e rispettare i limiti fisici degli animali che vivono con noi?

Bulldog stremato sul sentiero delle Dolomiti: salvato dai vigili del fuoco

A raccontare l’intervento sono stati gli stessi vigili del fuoco di Canazei attraverso un post pubblicato su Facebook. «Oggi i nostri ragazzi sono intervenuti sul sentiero del Viel dal Pan per recuperare un cane che, ormai stremato, non era più in grado di proseguire con le proprie forze», hanno spiegato.

Bulldog stremato sul sentiero delle Dolomiti: salvato dai vigili del fuoco- amoreaquattrozampe.it

Il Bulldog aveva esaurito le energie e non poteva continuare autonomamente. Anche il proprietario, però, non riusciva a trasportarlo in braccio lungo il sentiero. I volontari lo hanno quindi raggiunto e accompagnato verso valle, mettendolo definitivamente al sicuro.

Di fronte a un animale in difficoltà, per i soccorritori la priorità è stata una sola: intervenire prima che la situazione potesse peggiorare.

Come spesso accade quando un’operazione di soccorso coinvolge un animale, sui social sono comparsi commenti contrastanti. Alcune persone hanno applaudito il lavoro dei vigili del fuoco, mentre altre hanno sostenuto che il costo dell’intervento avrebbe dovuto essere addebitato al proprietario.

I volontari di Canazei hanno preferito non esprimere giudizi sulla scelta di portare il cane lungo quel percorso.

«È giusto o non è giusto intervenire in situazioni come questa? Non sta a noi dirlo», hanno scritto. Subito dopo hanno aggiunto: «Noi, però, siamo abituati a non dire mai di no quando qualcuno ha bisogno di aiuto, anche quando quel “qualcuno” ha quattro zampe».

Una posizione chiara, che mette al centro il dovere di soccorrere chi si trova in difficoltà. Rimane però aperta una domanda: sarebbe stato possibile accorgersi prima che quello sforzo era eccessivo per il cane?

Il Bulldog inglese appartiene alle razze brachicefale, caratterizzate da un cranio largo e da un muso particolarmente corto. Questa conformazione, frutto della selezione umana, può causare problemi respiratori più o meno importanti.

In alcuni soggetti, le vie aeree ristrette rendono più difficile il passaggio dell’aria. Durante l’attività fisica, quando l’organismo ha bisogno di una maggiore quantità di ossigeno, la respirazione può diventare ancora più faticosa.

Bisogna inoltre considerare la regolazione della temperatura corporea. I cani disperdono gran parte del calore attraverso l’ansimare, ma nei brachicefali questo meccanismo può risultare meno efficace. Caldo, umidità e sforzi prolungati possono quindi trasformarsi in una combinazione pericolosa.

Nel caso del cane soccorso sul Viel dal Pan era presente anche il sovrappeso, una condizione che aumenta il carico su articolazioni, cuore e apparato respiratorio.

Questo non significa che un Bulldog debba rinunciare alle passeggiate o alle escursioni in montagna. Il percorso, però, deve essere scelto valutando attentamente la sua salute, il livello di allenamento, la temperatura, la lunghezza dell’itinerario e le eventuali difficoltà.

Sarebbe comunque sbagliato attribuire il problema esclusivamente alla razza. Qualsiasi cane può raggiungere il proprio limite, anche quando appartiene a una tipologia comunemente associata alla forza e alla resistenza.

Lo dimostra la storia di Baloo, un Bovaro del Bernese di circa 50 chili soccorso al Pian delle Figge, in Liguria. Il cane non riusciva più a camminare e l’automobile dei proprietari si trovava molto più a valle.

Vigili del fuoco e soccorso alpino lo raggiunsero durante la notte, percorrendo i sentieri al buio per circa tre ore. Per una parte del tragitto Baloo venne trasportato su una speciale barella, affrontando un recupero particolarmente impegnativo.

Nonostante appartenesse a una razza storicamente legata alla montagna e al lavoro, anche lui aveva raggiunto un livello di stanchezza che non gli permetteva più di proseguire. La vicenda di Baloo aveva provocato reazioni simili. Alcuni utenti ritenevano che un intervento tanto complesso dovesse essere pagato dai proprietari, ma il caposquadra Max Saveri aveva difeso la scelta dei soccorritori.

«Il nostro compito è soccorrere chi ha bisogno indipendentemente da caso, colpa o dolo», aveva dichiarato. «Non facciamo pagare a nessuno i nostri interventi, che siano incidenti per eccesso di velocità o per uso di cellulare, che siano escursionisti in infradito sul monte di Portofino».

Aveva poi concluso con una frase capace di raccontare l’orgoglio e il valore di quel servizio: «È il lavoro più bello del mondo».

Le regole relative al pagamento degli interventi in montagna non sono uniformi in tutta Italia. In alcune Regioni sono previste forme di compartecipazione alla spesa quando una richiesta viene considerata immotivata o quando il soccorso è reso necessario da comportamenti particolarmente imprudenti.

La questione diventa ancora più delicata quando a trovarsi in difficoltà è un animale. Un cane, infatti, non può essere ritenuto responsabile delle decisioni prese dal suo proprietario. Inoltre, la paura di dover sostenere una spesa elevata potrebbe spingere qualcuno a ritardare la richiesta di aiuto, mettendo ulteriormente a rischio la vita dell’animale.

Prima di portare il cane in montagna bisogna fare delle valutazioni- amoreaquattrozampe.it

Ogni cane ha capacità differenti, determinate non soltanto dalla razza, ma anche dall’età, dal peso, dallo stato di salute e dal livello di allenamento. La volontà di seguire il proprio umano non deve essere confusa con la capacità fisica di completare un percorso.

Prima di partire è quindi fondamentale informarsi sull’itinerario, evitare le ore più calde, portare acqua a sufficienza e prevedere soste frequenti. Ai primi segnali di affaticamento – respirazione molto rumorosa, difficoltà a camminare, disorientamento, debolezza o salivazione eccessiva – bisogna fermarsi immediatamente.

Il salvataggio del Bulldog sul Viel dal Pan si è concluso nel migliore dei modi. La sua storia, però, ricorda che condividere un’escursione con il proprio cane significa soprattutto proteggerlo, rispettando i suoi tempi e riconoscendo quei limiti che, per amore e fiducia, lui potrebbe non essere capace di mostrarci in tempo.

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